106
Una sconfitta che non coglie impreparati, visti la smobilitazione e la modalità di approccio alla gara. La Fiorentina esce con tre reti nel sacco e sulla coscienza dalla partita contro l’Inter, consapevole di aver maturato un risultato che può rientrare nella natura della costruzione di una squadra concretizzatasi solamente pochi giorni fa, esaurite le cessioni eccellenti e assimilata la delusione per il fallimento di alcuni obiettivi.

OK, IL VAR – Va bene, gli episodi caratterizzati dall’utilizzo del VAR sono sicuramente discutibili e hanno creato alcuni fastidi all’interno della società e nella piazza, come esternato ieri da Giancarlo Antognoni a margine della conferenza stampa di presentazione di Giovanni Simeone. “L'atteggiamento di Tagliavento non mi è piaciuto per niente – ha affermato il club manager gigliato - passi il rigore all'Inter che ci può stare ma il fatto di non essere andato a vedere il fallo fatto su Giovanni al monitor come in tutte le altre occasioni che ci sono state ci ha dato fastidio. Ma le polemiche – lecite e dovute, senza dubbio – hanno però oscurato i veri problemi della Fiorentina, ovvero una qualità difensiva veramente bassa e troppe incertezze nel resto dei reparti.

IL VALORE DELLA ROSA – Era la prima uscita di una squadra imbottita di novità, con un calciatore titolare arrivato addirittura neanche da una settimana, con tantissimi innesti schierati dal primo minuto, sbarcati a Firenze alle soglie di Ferragosto. Mancava l’unità tattica, non per colpa di Stefano Pioli, ma per la mancanza di rodaggio e dinamiche chiare. Le attenuanti si sprecano, la realtà parla però di un reparto difensivo che presentava il solo Vitor Hugo come acquisto recente: Maxi Olivera e Nenad Tomovic, sugli esterni, sono apparsi inadatti a certi palcoscenici. Davide Astori è rimasto in balia del reparto e, al netto di una valutazione insufficiente e del rigore procurato, è stato il “meno peggio”. La fase difensiva è il nodo della questione: errori banali, movimenti sbagliati e limiti noti ed evidenti. German Pezzella porterà stabilità al centro, poiché Vitor Hugo deve ancora lavorare per adattarsi alle dinamiche del calcio italiano. Bruno Gaspar – utilizzato nel precampionato ma bocciato per la gara con l’Inter – non è apparso un miglioramento rispetto a Nenad Tomovic, Cristiano Biraghi arriva con la speranza di poter dare maggiore equilibrio e qualità rispetto a Maxi Olivera.
 
LAVORO E INNESTI - È indubbiamente presto per tirare le somme, questo è chiaro. Anzi, sarebbe scorretto farlo. Stefano Pioli ha abituato l’ambiente viola a veder lavorare con concentrazione e determinazione la squadra, consapevole che ci vorrà tempo per trovare una produttiva quadratura del cerchio. Al netto delle buone prove di Giovanni Simeone e Gil Dias, oltre a qualche lampo di Valentin Eysseric, gli altri hanno stentato: servirà trovare una collocazione idonea a Marco Benassi – per adesso, la soluzione del trequartista è abbastanza confusionaria – e dare un senso al centrocampo, aspettando Milan Badelj ma pensando probabilmente anche a un innesto di qualità. E attendendo Federico Chiesa e Riccardo Saponara sulla trequarti, lavorando su ciò che si ha a disposizione e sognando un altro esterno. Il VAR non deve però offuscare i veri problemi, nati da una campagna acquisti svoltata troppo tardi a causa di tanti fattori.

QUINDI - Mancano almeno due giocatori di livello. La squadra è completa nel numero degli elementi, non nella valore degli stessi. Se la difesa continuerà con queste prestazioni, sarà la più grande pecca del mercato, difficilmente perdonabile, soprattutto per la questione terzini. A centrocampo si attende Milan Badelj e, come detto, andrebbe riconsiderato il ruolo di Marco Benassi. E poi serve un esterno d'attacco già pronto, al netto dei segnali positivi filtrati dalla prestazione contro l'Inter di Gil Dias. Insomma, testa al campo e al mercato: le proteste per l'utilizzo del VAR sono lecite ma hanno preso la scena all'indomani di una sconfitta che avrebbe dovuto far riflettere soprattutto su altri temi.