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“Ogni gioco è bello quando dura poco” recitavano le mamme d'un tempo ai pargoli che, malgrado i richiami, perseveravano nel compiere azioni non ritenute opportune. L'uso del proverbio metteva sugli attenti gli infanti più svegli, esso, infatti, tradotto in soldoni significava: “falla finita, perché sennò t'arriva una labbrata (colpo sulle labbra dato col dorso della mano aperta)”.

Ieri sera, attorno alle 20, è uscita un'intervista rilasciata all'ANSA da Alessandro Gamberini, capitano della Fiorentina. Il numero 5 Gigliato risponde sulle vicende di “casa Viola” (definirle “ultime” - le vicende – sarebbe un errore, visto che l'agonia va avanti da due stagioni). A parte le esternazioni che riguardano il rapporto contrattuale che lega il bolognese con la Proprietà, quando il difensore ha affrontato i temi che concernono le critiche dei tifosi, la partenza di Alberto Gilardino, l'impegno da dare in campo, il presente e il futuro della Fiorentina: è andato in onda il solito disco incantato. Vecchi cicli, nuovi cicli, gruppo unito, fiducia nella Società, niente smantellamento e dismissione da parte dei Della Valle. In quattro giorni, dopo che Cognigni e Corvino avevano dato il la, sempre la solita litania.

È oggettivo che la piazza si sia scocciata, severamente scocciata, delle tante parole al vento. Promesse, patti, progetti, ricchi premi e cotillon...

Di concreto ci sono i risultati e le prestazioni sportive della squadra che, ad oggi, sono tutt'altro che decorosi.

Ogni gioco è bello quando dura poco...a Firenze la gente ha inteso...il silenzio, in certe condizioni, sarebbe stata la scelta più opportuna.