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Nessuna di loro era ancora nata. Milena Bertolini sì. Aveva sedici anni e viveva a Correggio. A quel tempo una ragazza che sognava di poter giocare a pallone era ritenuta un po’ strana. Al massimo all’altra metà del cielo era consentito fare il tifo, senza ulteriori invasioni di campo nel mondo dei maschietti. Così Milena, quel 5 luglio del 1982, andò con le sue amiche e i suoi amici nella piazza del paese per fare festa grande.

CAMPIONI DEL MONDO - Nel pomeriggio, al Sarria di Barcellona, l’Italia di Bearzot si era resa protagonista di un’impresa che nessuno avrebbe mai potuto immaginare. Nel gironcino che precedeva le semifinali, dopo aver già liquidato l’Argentina di Maradona, aveva addirittura cacciato dal Mondiale il Brasile degli “imbattibili”. Fu quel giorno che Paolo Rossi venne incoronato “Pablito” e che gli azzurri infilarono il rettilineo che li avrebbe portati al titolo di Campioni del Mondo. “Mi rivedo in lei: veloce, astuta e fa anche gol”. In questo modo il bomber per definizione epocale ha voluto celebrare pubblicamente la giovanissima collega Barbara Bonansea, subito dopo la partita vittoriosa contro l’Australia durante la quale l’attaccante azzurra aveva realizzato due reti. Immagino e voglio credere che la ragazza piemontese di Bricherasio sia andata a rivedersi i vecchi filmati che mostrano l’impresa di Pablito in Spagna. Il gioco del calcio è anche memoria storica e dal passato c’è sempre da imparare. Al limite, rivedere ciò che di bello c’è stato, può rappresentare un’operazione portafortuna. E oggi, per le azzurre, ci sarà bisogno anche dell’appoggio di stelle amiche oltreché della loro bravura. Sul Sarria, quel pomeriggio, un sole di fuoco rendeva il clima infernale. Le previsioni meteo di Valenciennes annunciano più o meno la medesima situazione ambientale con trentacinque gradi all’ombra e umidità di tipo indiano. 

LE AVVERSARIE - Anche l’avversario che le nostre ragazze dovranno tentare di domare scenderà in campo con il pedigree delle imbattibili. L’Olanda è campione d’Europa e non avrebbe intenzione di abdicare neppure sul tavolo mondiale. Eppure sognare è lecito, anzi doveroso, ripensando proprio a quel che accadde in Spagna il 5 luglio di trentasette anni fa quando l’Italia intera si compattò davanti alle televisioni per dare vita al potente mantra che avrebbe spinto gli azzurri all’impresa e poi verso la Storia.

L'ATMOSFERA - Alle ore 15 è prevedibile che si ripeterà, a distanza di tanto tempo, il medesimo rito e che gli indici di ascolto faranno segnalare un picco inusuale. Perché, superata la sciocca diffidenza iniziale, tutti i veri appassionati del calcio senza distinzione di sesso o presenza di barriere, hanno già dimostrato di amare le nostre ragazze e certamente vorranno amplificare al massimo dei decibel mentali questo loro affetto. Non basterà, ovviamente. Ma se la Bertolini avrà raccontato per bene alle sue calciatrici la storia di quel giorno magico al Sarria che lei ebbe modo di vivere in diretta mondovisione, allora è possibile che Barbara Bonansea, posseduta da un misterioso transfert, faccia sul serio il "Pablito" e che la Giuliani replichi il miracolo compiuto da Dino Zoff all’ultimo minuto di Italia-Brasile. I sogni, talvolta, si ripetono e diventano realtà.