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    Genoa, Biraschi: 'Che orgoglio giocare per l'Italia e nel Totti Day'

    Genoa, Biraschi: 'Che orgoglio giocare per l'Italia e nel Totti Day'

    • Marco Tripodi
    Panchinaro fisso per oltre otto mesi, Davide Biraschi è diventato all'improvviso una pedina insostituibile per Ivan Juric, proprio nel periodo decisivo della tribolata annata del Genoa: “Ho iniziato a giocare in un momento difficile della stagione, quando non me lo sarei mai aspettato - ha racconta il difensore romano a Gianlucadimarzio.com - C’era bisogno di fare assolutamente punti per salvarci e mi sono fatto trovare pronto quando mister Juric mi ha chiamato in causa. Lo ringrazio per avermi dato fiducia, ma anche per avermi dato una base atletica che mi ha permesso di giocare quattro partite intere consecutive dopo un’annata nella quale non ero stato praticamente mai utilizzato”.

    AZZURRINO - Se in rossoblù Biraschi ha dovuto sgomitare non poco prima di ritagliarsi il suo spazio, in Under 21 è ormai da un anno un titolare inamovibile dell'11 di Gigi Di Biagio e tra due settimane in Polonia sarà uno dei protagonisti dell'Europeo di categoria: "È un sogno ed un orgoglio vestire la maglia della Nazionale. Se guardo indietro a dove stavo lo scorso anno e dove sono oggi ancora non ci credo. La Serie B con l’Avellino, poi il Genoa e adesso l’azzurro. Non lo posso considerare un punto d’arrivo ovviamente ma sicuramente è uno di quei sogni che fai fin da quando sei piccolo. Quando hai questa maglia addosso non ti ferma nessuno, lotti e dai tutto per questi colori. È davvero un onore rappresentare il proprio Paese”.

    TOTTI DAY - Tra le soddisfazioni di questa stagione, Biraschi ha avuto anche quella di scendere in campo all'Olimpico, seppur da avversario, nel giorno dell'addio al calcio del suo idolo d'infanzia Francesco Totti: “Durante la partita c’è stata l’occasione e sono andato in contrasto. Ecco, non ho messo proprio tutta la forza. Ho avuto quasi un flash, mi è passata davanti tutta la sua carriera. Diciamo che non gli potevo far male all’ultima partita, non poteva uscire zoppicando. Poi è chiaro che quando scendo in campo il tifo rimane fuori dal rettangolo verde e non guardo in faccio a nessuno e gioco per la mia squadra”.

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