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È vero, lo slogan sembra la riproposizione in salsa rossoblu del refrain gallian-berlusconiano tante volte proposto negli ultimi anni ai tifosi del Milan, peraltro con scarsa fortuna.

Ma la possibilità che il Genoa che verrà sia molto simile ad un puzzle che assembli assieme i pezzi dei grifoni del passato con quelli del presente appare sempre più probabile. Soprattutto se, come sembra ogni giorno più probabile, la società non dovesse passare di mano ma restare per almeno un altro anno sotto l'egida di Enrico Preziosi.

MOSAICO ROSSOBLU - Dopo aver confermato Ivan Juric in panchina, uno che il Grifone ce l'ha tatuato sul cuore, i nomi più caldi che ruotano intorno a Pegli in questi giorni sono proprio quelli di gente che da qui è già passata, lasciando spesso un segno importante. Criscito, Mandragora, Sturaro ma anche Pavoletti e Rincon: chi più, chi meno appaiono questi i principali obiettivi in entrata per la stagione in divenire, anche se è chiaro che non tutti approderanno in Riviera.

IL PESO DELLA STORIA - Affidarsi ai vecchi cuori rossoblu non è soltanto una mossa nostalgica o un tentativo di puntare sull'usato sicuro. L'intenzione della dirigenza pare soprattutto quella di lanciare un segnale chiaro ed inequivocabile: il Genoa non è una squadra come un'altra e solo chi ci è passato, lasciando un buon ricordo, può insegnare agli altri quale peso abbia la maglia più antica d'Italia. 
L'impressione è dunque che Preziosi e i suoi cerchino soprattutto gente motivata che sappia regalare emozioni a se stessi ed ai compagni prima ancora che ai tifosi. Insomma, genoani per il Genoa. La rivisitazione al sapore di pesto dello slogan tanto amato da Silvio e Adriano.

LA LEZIONE ROSSONERA - Certo, l'esperienza dell'amico Galliani, a tal proposito, non è delle più incoraggianti, visti i risultati ottenuti dal Milan quando negli ultimi anni ha deciso di fare affidamento sulle proprie vecchie glorie sia in campo che in panchina. Nel caso del Diavolo, però, gli errori furono altri. Come credere che i cavalli di ritorno Kakà e Shevchenko, tanto per fare i due nomi più illustri, una volta passati i 30 ed essersi riempiti pancia e portafoglio fossero ancora quelli degli anni migliori, o che campioni del calibro di Seedorf ed Inzaghi potessero mantenere la propria classe anche da allenatori, nonostante un curriculum praticamente bianco.

La strategia di Preziosi, pur ricalcando in linea di massima la stessa filosofia rossonera, appare però nettamente diversa all'atto pratico. Il Joker non vuole rispolverare antichi ricordi ricorrendo alle cariatidi, ma tentare di costruire una squadra competitiva, facendo leva anche sulla voglia di rilancio o di affermazione definitiva di alcuni grandi ex.

Del resto dagli errori, anche quelli altrui, si possono ricavare grandi lezioni. Se così non fosse, però, si correrà il rischio di scimmiottare le idee, peraltro poco fortunate, del confuso Milan dell'ultimo lustro.