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La riconoscenza non è di questo mondo. E l’esonero di Davide Nicola dalla panchina del Genoa ne è l’ennesima dimostrazione. L’ufficializzazione di ciò che da settimane era ormai noto a tutti ha reso ancora una volta evidente come in un mondo sempre più arido di sentimenti il calcio non faccia eccezione. Ma forse è giusto così. In fondo il pallone da tempo ha perso i connotati del gioco per assumere quelli dell’industria. E quando in ballo ci sono i quattrini non ci si può lasciare guidare dai battiti del cuore.
 
Eppure la cacciata di Nicola rischia di essere un autogol dei più clamorosi, non solo dal punto di vista emotivo e forse anche tecnico ma pure sotto l’aspetto economico. Ciò che in pochi mesi ha fatto l’ex terzino a Pegli è sotto gli occhi di tutti e non si limita solo al ristretto campo agonistico. Oltre a salvare una squadra che a metà stagione sembrava spacciata, Diddi con la sua passione e umanità ha saputo rivitalizzare giocatori che sembravano svuotati ma è pure riuscito a riconciliare il Grifone con un popolo da tempo disamorato. In pratica, quasi fosse un manager d'alta finanza, Nicola ha rivalutato organico e tifoseria, ossia il vero capitale umano ed economico su cui si fonda una società di calcio. Non proprio una cosa da nulla. Malgrado ciò il mancato tracollo finanziario subìto dal Grifone in caso di caduta in Serie B non viene riconosciuto a chi ha avuto il merito di scongiurarlo. Lo stesso che oggi viene congedato con frasi poco più lunghe di un tweet e con una pacca sulle spalle. Come se l’impresa da lui compiuta non valesse molto di più delle tre righe spese per salutarlo. Ma il calcio è così, come del resto il mondo che lo ospita. Brucia tutto in fretta, anche le relazioni all'apparenza più salde. E poi gira pagina, senza perdersi in giri di parole ritenuti inutili.
 
Parole che viceversa non mancano al diretto interessato che ancora una volta non ha perso occasione per mostrare tutta l’intelligenza e la sensibilità di cui Madre Natura l’ha dotato. Mezzora dopo l’annuncio ufficiale del suo esonero, Nicola ha voluto salutare quello che per poco più di un semestre è stato il suo universo. Lo ha fatto nel suo stile. Signorile, diretto, sincero e privo di qualsiasi nota amara. Il rancore è un sentimento controproducente, che fa male solo a chi lo prova. Nicola, che è un uomo che la vita la conosce bene in ogni sua sfacettatura, anche in quelle più dolorose, lo sa bene e ha deciso che nel suo cuore spazio per il rancore non ce n’è. Nonostante abbia legittima facoltà di riservargli un posto.
 
Diddi se ne va e per sapere quali saranno le conseguenze, anche economiche, di questa scelta non possiamo far altro che attendere. Nel frattempo però il suo posto tra il popolo rossoblù non potrà toglierglielo nessuno. Perchè forse non è poi del tutto vero che al mondo la riconoscenza non esiste.