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Una galassia di club con i quali la Juventus avrebbe portato a termine «operazioni di favore, con correspettivi apparentemente lontani dal fair value» e tali da «sfociare in rapporti di debito/credito tra le società opachi e non corrispondenti alla rappresentazione pubblica fornita, a testimonianza dell’inattendibilità delle comunicazioni sociali fornite a terzi». E’ quanto sostiene la Procura di Torino a proposito dei rapporti del club bianconero con diversi club di Serie A. Nell’elenco degli atti – spiega La Gazzetta dello Sport – ci sono particolare Sampdoria, Atalanta, Sassuolo, Empoli e Udinese.

Proprio il club emiliano è protagonista dell’affare Locatelli con la Juve, del quale Cherubini – intercettato – parla così: «Se io sono in partnership e poi quando vengo a comprare un giocatore sono trattato come un cliente che arriva per la prima volta, che partnership è? Se io mi siedo e Giovanni mi dà le stesse condizioni che dà a Edu dell’Arsenal che non ha mai visto in vita sua, qual è il valore aggiunto della nostra relazione decennale? Che fine hanno fatto gli 8 milioni che ha guadagnato in 6 mesi con Demiral, che non sapeva chi fosse (…) e dovevamo prenderlo noi ma non avevamo posto? Che fine ha fatto il nostro decisivo appoggio quando ha preso Sensi? E la valorizzazione di Zaza? E i 13 milioni presi da Lirola?».

Ancora più complicato è l’intreccio con l’Atalanta, che nelle carte dell’accusa parte dall’affare Kulusevski, per il quale la Procura ha rinvenuto una scrittura privata in cui l’AD dei bergamaschi Luca Percassi si impegna ad acquisire un giovane della Juve su suggerimento della stessa per 3 milioni di euro. Il calciatore sarà Muratore, un credito fatto poi valere per gli affari Romero e Demiral. La Juventus sarebbe stata poi in debito anche con l’Udinese, sempre secondo le carte della Procura. Tanto da essere costretta, la società bianconera, a «comprare Compagnon per 4,5 milioni e Palumbo in prestito». Parole di Giovanni Manna in un’intercettazione con un altro dirigente del club piemontese, l’ex portiere Marco Storari. E tutto per «sistemare tutte le merde che ha lasciato lui», Fabio Paratici.
Partnership, ma non solo. Perché dietro il caso plusvalenze c’era un listino prezzi che pare non aver convinto la Consob (un range di valori stilato dallo stesso Cherubini). A tal proposito, l’autorità di vigilanza ha ipotizzato una regola: in caso di scambio, i prezzi di vendita «hanno sempre coinciso con il limite superiore dell’intervallo indicato da Cherubini o sono risultati significativamente superiori», mentre «per i giocatori ceduti a fronte di denaro i prezzi di cessione erano significativamente inferiori a quelli indicati» dal Ds.

Tra gli esempi – scrive Il Corriere della Sera – quello di Pablo Taboada Moreno, 20 anni, ceduto il 30 giugno 2020 al Manchester City «in un’operazione incrociata con l’acquisto di Felix Correia». Una plusvalenza di 9,5 milioni, dietro «un corrispettivo contrattuale superiore del 900% al valore pagato due anni prima dalla Juve (1 milione, ndr)». Nel corso dell’ispezione, la Consob chiedeva di indicare «i criteri seguiti per la determinazione del valore di cessione e di acquisizione» dei calciatori e sul punto, i dirigenti bianconeri hanno fatto riferimento a «prassi», «ordinario iter valutativo» e «criteri comunemente applicati». Da qui emergeva la preoccupazione del direttore finanziario Stefano Cerrato: «Consob si fa l’idea che noi siamo un po’ leggeri dal punto di vista della formalizzazione su tematiche che valgono decine di milioni e questo inevitabilmente a loro fa venire in mente cattive idee no?».