La Francia è campione del Mondo. Lo è per la seconda volta nella propria storia. Lo è vincendo nella terza finale degli ultimi 20 anni. Lo è grazie ad una squadra con l'età media più bassa fra tutte le 32 qualificate e lo è con record su record bruciati in un percorso iniziato 29 giorni fa e conclusa con la coppa alzata al cielo. Le radici di questo successo, tuttavia, partono da lontano, da due momenti bui della storia del calcio francese: dalla mancata qualificazione ai Mondiali del '70 e '74 e da quella dei Mondiali '90 e '94. 

I MONDIALI MANCATI - Come è stato possibile? La risposta sta in scelte compiute a livello nazionale. La prima arrivò nel 1969, quando la Francia mancò la qualificazioni ai Mondiali del 1970 perdendo contro la Svezia. La Federcalcio francese inaugurò un progetto di sviluppo federale con "poteri assoluti" garantiti dal presidente Fernand Sastre. Venne creato il primo centro tecnico federale nazionale in cui far crescere (sul modello del calcio di allora quindi estremamente fisico) i giovani talenti transalpini. Un centro funzionale, quello allora di Vichy, che la FFF decise di riproporre chiedendo l'aiuto ai club. Chi avrebbe creato strutture giovanili sullo stile del Centre de Formation Sportif sarebbe stato premiato.

CLAIRFONTAIN E LA RIVOLUZIONE DEL 1994 - Dalla prima "rivoluzione" nacque la Francia di Platini, ma le batoste subite dalle eliminazioni dei Mondiali del '90 e del '94 cambiò la linea direttiva con la seconda scelta: si passò da una vita d'accademia in "stile militare" ad una di stampo prettamente tecnico. Il centro si spostò da Vichy a Clairefontaine, abbassò l'età media di ingresso e si fece sempre più élitario. Solo i migliori talenti dell'Ile de France potevano accedervi, con la garanzia di vitto, alloggio e formazione per almeno due anni. Formazione, perchè chiunque acceda nei centri federali non è soltanto un ragazzo pronto a giocare a calcio, ma un professionista esemplare che può avere un futuro oltre al calcio. Sveglia presto, rispetto, studio e allenamenti, sono le parole chiave della formazione dei talenti francesi. Un metodo e un modello diffuso poi su tutto il territorio con la FFF che stila periodicamente un report sulle accademie dei club per premiare quelle più "vincenti" non tanto in campo quanto nella produzione di giocatori.
UNA FRANCIA "MULTICOLORE" - Giocatori, o meglio prospetti, che vengono selezionati grazie a un lavoro di scouting su tutto il territorio. Giocatori a cui viene offerta una prospettiva di vita fuori dal comune, ma a cui viene chiesto uno sforzo importante. Per questo non tutti i ragazzi che entrano a Clairfontaine diventano automaticamente campioni senza motivazioni incredibili. Motivazioni come quelle che, negli ultimi anni, hanno avuto soprattutto i ragazzi delle banlieue (le periferie delle grandi città) provenienti da famiglie tutt'altro che agiate e spesso figli del processo d'immigrazione che ha portato in Francia tanti dei "figli d'Africa" delle ex-colonie d'Oltralpe. Un fenomeno culturale e multiculturale che ha saputo portare valore aggiunto alla Nazionale. Dopo la vittoria del Mondiale del 1998 l'ex-presidente Jacques Chirac dichiarò: "Esiste un momento in cui un popolo ha bisogno di unirsi attorno a un’idea che lo rende fiero di se stesso. Oggi questa squadra tricolore e multicolore restituisce una bella immagine di una Francia umanista, forte, unita". Una Francia tricolore e multicolore, oggi come allora.

E L'ITALIA - Accademie d'élite, dicevamo, che hanno portato la Ligue 1 ad essere un campionato con fortissima componente francese e che, lentamente, hanno iniziato a produrre giocatori cercati e corteggiati in tutta Europa. Giocatori che all'estero trovano spazio, si consolidano, crescono, come accaduto alla generazione del '93, quella di Pogba, che ha trionfato nel Mondiale Under 20 del 2013, e come sta accadendo con i vari Tolisso, Dembelè, Pavard. Un modello vincente, nato da un momento buio vi dice qualcosa? No, ed è normale perchè le mosse mette in atto dalla Federazione Italiana Giuoco Calcio sono ad oggi lontane anni luce da quelle messe in atto in Francia. Qualcosa, va detto, è stato fatto, con le prime mosse positive di Carlo Tavecchio e la realizzazione di centri federali all'altezza. Ma il lavoro, soprattutto nell'integrazione con le società di livello top del nostro paese è ancora privo di una guida unica. Le eccellenze ci sono e il futuro potrebbe essere anche roseo (come dimostrano le selezioni giovanili costantemente qualificate alle fasi finali degli eventi), ma per trasformare potenziali talenti in campioni servirà uno sforzo in più.

@TramacEma