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Arrivano nuove anticipazioni dell'autobiografia di Zlatan Ibrahimovic ("Io, Ibra", in uscita il 21 novembre). E questa volta, dopo il Barcellona, Ibra parla di altre due squadre nelle quali ha militato, la Juventus e l'Inter.

Sulla Juventus: "Arbitri che ci favorivano? Balle. Avevamo lottato duramente, là in campo. Avevamo rischiato le nostre gambe, e senza avere nessun aiuto dagli arbitri, queste sono cazzate. Noi stavamo portando a casa il secondo scudetto consecutivo e ci hanno tirato nel fango. Gli arbitri non ci favorivano, eravamo semplicemente i migliori e ci dovevano affondare, ecco la verita". E su Luciano Moggi: "Scoppiò Calciopoli e un giorno cominciò a piangere, proprio lì, davanti a tutti noi. Fu come un pugno nello stomaco. Non l’avevo mai visto debole prima. Quell’uomo aveva sempre avuto padronanza di sé, aveva irradiato potere e forza. Adesso all’improvviso, ero io a provare compassione per lui".

Sull'Inter: "La vera sfida era rompere quei cazzo di gruppetti. Li odiai fin dal primo giorno, tutte le squadre rendono molto meglio quando fra i giocatori c’è coesione. All’Inter era l’opposto". Ibra racconta che allora decise di andare a parlare con il presidente Massimo Moratti, per dirgli: "Bisogna rompere questi dannati clan. Non possiamo vincere se lo spogliatoio non è unito".