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Veni, vidi e sistemai il Milan. L’effetto Ibra esiste eccome, ma si declina in molti modi. Non dobbiamo pensare a qualcosa di vago. Da un punto di vista mentale, ad esempio, i rossoneri hanno trovato finalmente la roccia su cui costruire. Molti giocatori finora ‘bloccati’ sono apparsi nelle ultime uscite più convinti e al tempo stesso come sgravati da responsabilità che prima non riuscivano a sostenere. Ibra dà l’esempio, Ibra ammonisce: “Ibra s’incazza se un compagno non fa un torello di qualità”, ha dichiarato Pioli in conferenza stampa. Figuriamoci in partita.

Ma lo svedese, col suo arrivo, ha soprattutto emancipato il Milan dalla Suso dipendenza. Era questo il fattore vincolante, che riconduceva costantemente il gioco dei rossoneri dentro allo stesso circolo vizioso. Ibra ha riportato la leadership tecnica al centro dell’attacco, scatenando quella serie di reazioni benefiche a catena che oggi intravediamo nelle prestazioni di Leao, Rebic e Castillejo. Il merito essenziale di Pioli è stato quello di accorgersene subito, assecondando queste dinamiche con il cambio di modulo.
 
 
L’APPORTO PIÙ EVIDENTE – L’apporto più evidente di Ibra lo avrete già notato tutti: il Milan sta imparando a usarlo come torre, sia fuori che dentro l’area. Se ricordate, nell’azione del gol vittoria contro l’Udinese, prima del lancio di Conti per Rebic, c’è un pallone alto calciato da Donnarumma e messo giù dallo svedese a centrocampo. A varie altezze di campo, la funzione resta la stessa: usare tutti quei centimetri. Ecco un lancio di Kessiè diretto in zona-Zlatan nel primo tempo.     



È talmente importante la preoccupazione che suscita Ibrahimovic nell’area avversaria, che spesso il numero 21 attira a sé due difensori. Così quando il lancio è preciso e la torre riesce, se viene attaccata bene la porta e da tanti uomini, un compagno libero spunta quasi sempre. In questo caso è Leao a raccogliere la seconda palla da posizione favorevole.       



IBRA INGANNA IL TEMPO TIRANNO-  Non pensate però a un uso della fisicità così monotono e scontato da parte di Ibra, solo perché ha 38 anni. Vi propongo una situazione molto diversa, in cui potrete apprezzare la capacità del grande giocatore di tradurre l’età in esperienza. È una transizione condotta da Leao. Ibra attacca la profondità controllato da Becao.



Finisce in fuorigioco e il giovane portoghese è bravo a non forzare il passaggio subito. Ma ciò che a prima vista si direbbe un semplice ‘cadere in fuorigioco’ si trasforma repentinamente in qualcos’altro.   



È un prendere posizione, una specie di tagliafuori sul centrale laterale Ekong, per dettare il corridoio decisivo a Leao.



Eccolo qui il vantaggio guadagnato su Ekong al momento del filtrantino del compagno. L’attacco vero alla porta avviene ora, nell’ultimo terzo di campo. Tutto questo naturalmente grazie anche alla grande complicità di Leao, che capisce la ‘manovra’ esperta di Zlatan.   



ATTORNO A IBRA: CASTILLEJO, LEAO, REBIC – Quanto a Ibra palla al piede, è sempre lui: la differenza del suo tocco è ancora immediatamente percepibile, così come la sua comprensione del gioco. Non ha senso dunque parlarne in questa sede. È quello che gli succede attorno che sta diventando interessante. Sono i movimenti dei vari Castillejo, Leao e Rebic che assumono una nuova efficacia. Se ci pensate, tanto il primo quanto il terzo gol contro l’Udinese hanno un’origine comune. Nascono entrambi da un taglio profondo di un esterno, un taglio che supera l’asse centrale del campo. Nel primo caso bisogna riavvolgere il nastro un po’ di più, prima dell’anticipo di Conti, prima della parata di Musso. Il protagonista di questo taglio (che difficilmente avremmo visto fare a Suso) è Castillejo. L’assist man, di nuovo Leao.



Ecco dove arriva a incrociare il tiro lo spagnolo, dopo il passaggio di Leao.



Musso para in due tempi e serve rapido Sema alla sua sinistra. Kessié esce sul giocatore friulano e Rebic rientra dall’altra parte. A questo punto però Conti legge il passaggio per Okaka, lo anticipa e innesca la transizione decisiva.  



Leao allora fa quello che ha dimostrato di saper fare anche nelle rare apparizioni da prima punta nel tridente, ossia va incontro tra le linee ed effettua una sponda di qualità. Stavolta però lo fa nel suo ruolo, da seconda punta, perché in area c’è Ibra a tenere occupati altri difensori. Castillejo è ancora là, una conseguenza involontaria dell’azione precedente che consentirà a Rebic di attaccare l’area praticamente indisturbato e con effetto sorpresa.  



Questo qui sotto invece è un attacco alla profondità operato da Leao a partire dal centro, sfruttando la posizione intermedia di Rebic (che attrae fuori Becao, uno dei tre centrali di Gotti) e la minaccia di lancio lungo in diagonale per Ibra (che abbassa e dilata gli altri due centrali fuori inquadratura). Insomma, se Ibra è un riferimento abbastanza ‘statico’, attorno a lui il Milan si è fatto molto più imprevedibile e dinamico.  



Pensate infine a quel taglio di Rebic su cui si è fondato il 3-2. Di nuovo un taglio profondo di un esterno, ma stavolta da sinistra verso destra. Conti lancia.



E Rebic, che nell’ultimo anno a Francoforte spesso combinava per vie centrali con Jovic e Haller, tenta la sponda per Ibra. Col petto. Leao e Krunic accompagnano l’azione.



Ibra quindi riceve, prova il dribbling verso destra, non ci riesce ma (esperienza) abbatte Becao, spianando di fatto la strada a Rebic verso sinistra. Ci sarebbe stata anche una bella superiorità numerica da sfruttare contro Stryger Larsen, se solo il croato non avesse visto quell'incredibile pertugio verso l'angolino opposto.