Icardi si sta fabriziocoronizzando, Allegri si toglie. Social, storie di social... Social che Allegri dice "non sono per tutti", e invece sono proprio per tutti, ed è questo il loro splendore ed orrore.

Dunque, Icardi: si posta in rete con il cappellino dove campeggia la scritta "Freedom". Lui muto, il cappellino che parla, indica, segnala: libertà. Da chi, da cosa? Dall'Inter? Da Wanda? Da una vita di angustie, disillusioni, sofferenze? Libertà da oppressioni e oppressori?

Poi Icardi posta in rete un messaggio accorato, scritto con i toni di un patriota tradito dalla patria. Dieci volte dieci Icardi ricorre alla parola amore e dieci volte la stampa e spalma nel suo testo/testimonianza agli umani. Amore concetto universale e quasi unico a tutto significare nel lessico di Icardi. Quindi aggiunge e conclude in un acme emotivo: "Gli occhi dei miei figli non mentono".

Con tutto il rispetto dovuto e anche con più comprensione del dovuto, che c'entrano gli occhi dei figli? Che c'entrano i figli? Gli occhi dei figli? Hanno forse un padre perseguitato cui vengono negati diritti e libertà? E che c'entra l'amore? Perché invocare l'amore a far da garante che ogni individuale voglia sia sacra e da soddisfare, altrimenti non è amore?

Perché Icardi, chissà quanto a sua insaputa, si iscrive alla categoria dei perseguitati dai soldi? Perché si va fabriziocoronizzando nel linguaggio e nella posa? Effetto social?

Dai social Allegri si è chiamato fuori. Ha provato a sostenere sia una cosa normale farlo, ma è del tutto ovvio che normale (nel senso di usuale) al giorno d'oggi non è. Non è proprio come non rinnovare la tessera dell'Aci. Dai social Allegri si chiama fuori perché ne ha assaggiato il morso. Sui social e via social ha viaggiato acquisendo forza l'onda del rancore a prescindere: hai perso con l'Atletico? Devi sparire, colpa tua, siete tutti...

Non è rancore anti Allegri, o almeno questa è solo la sua occasionale forma. E' l'ormai solito, rancido ma mai esausto, rancore che erutta, deborda, trasuda ogni giorno dai social su ogni argomento, notizia, suggestione. "I social non sono per tutti" dice Allegri lasciando la doppia interpretazione. La prima: non è obbligatorio abitarci dentro e vivere della loro vita, si può vivere standone fuori. La seconda: i social sarebbero una bella, anzi bellissima cosa se non fossero aperti a tutti, proprio tutti e non fossero docili, troppo docili, al servizio di tutti, proprio tutti.

Tanto tempo fa, al margine di una pubblica manifestazione, un cittadino francese chiese ad alta voce all'allora presidente De Gaulle: "Ci liberi dagli sciocchi, almeno da quelli". De Gaulle se lo guardò il cittadino e replicò: "Vasto programma...". Come a dire: liberarsi dagli sciocchi non è un almeno, è appunto vasto programma, tanto vasto da essere al limite e oltre delle possibilità umane.

Ecco, non solo dire qualcosa di non banale e già detto sui social è vasto programma. Vasto programma nell'accezione che fu di De Gaulle è pensare, auspicare, sognare, pietire dei social per così dire bonificati dal rancore e non usati per schifare il prossimo.

Vasto programma, troppo vasto. Occorrerebbe per prima cosa demolire un pilastro del pensiero unico, quello veramente dominante, tutt'altro che di élite e invece molto pop. Il pilastro secondo il quale ogni accrocco di parole, aggettivi e simboli grafici equivale ad una opinione. E quindi, siccome libera opinione è democrazia, ogni accrocco/opinione vale e ha il diritto di correre libero.

Beh, non ogni accrocco di umori e vocali e consonanti e punteggiatura (poca) è un'opinione. Se pensi che quel che sai è tutto ciò che c'è da sapere, se sei sicuro che sempre e solo quello è giusto e la verità vera te l'ha detta quello che ti ha detto...allora sei cretino. E non è un'opinione, è un fatto. Se pensi che sapere di nulla è diritto e virtù civile, se meno sai di nulla e più parli su tutto, se sospetti della competenza e la competenza è raggiro ai tuoi danni, allora sei cretino e nocivo. E non è un'opinione, è un fatto acclarato.

Se la tua opinione è gogna, calcio in culo e bastonatura a chi non fa parte del tuo clan sociale, allora sei un guaio e un pericolo per il prossimo. Se provi piacere a scrivere "apri le cosce" per rispondere ad una donna, allora non è un'opinione la tua, è che qualche problemino con la sessualità ce l'hai e provando a nasconderlo lo evidenzi. Se provi brivido di esaltazione e grugnito di potenza a scrivere minacce di stupro o morte, se questa è la tua opinione, questa non è opinione. Al contrario è indice sicuro di pavidità umana e ottusità etica.

Anche un'opinione per essere tale ha bisogno di aver studiato, letto, dubitato. Un'opinione è una stazione di un percorso che via via prende forma, non un idolo di pietra immobile. Un'opinione è qualcosa che si conquista, un'opinione ha una sua faticosa dignità. Non sui social però, sui social no, sui social le opinioni non hanno il vincolo (esterno?) della dignità intellettuale e civile. E rimuovere o anche solo circoscrivere,  regolamentare o governare questo dato di fatto è...vasto programma. Tanto più che sono i social il format dominante della vita pubblica, tanto più che chi dovrebbe governarli ne è colonizzato. Vasto, troppo vasto programma.