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L’ultima volta che a Linate c’era stata tanta gente per un acquisto dell’Inter, si presentò Quaresma nel 2008. La penultima, Ronaldo nel 1997. Ecco: mescolando una trivela del portoghese e un colpo fenomenale del brasiliano, si può serenamente dire che con Lukas Podolski è arrivata una via di mezzo tra il bidone e il campione. Non è fuoriclasse, ma sicuramente giocatore di valore. In carriera si è espresso benissimo al Colonia, benino al Bayern e maluccio all’Arsenal. In nerazzurro farà bene. Perché è tedesco ma anche un po’ pazzo: caratteristiche affascinanti per lo storico dna dell’Inter.

Sull’accoglienza tumultuosa e festosa all’aeroporto, un commento positivo: in questi giorni c’è voglia di calcio ed è un peccato non sfruttare le vacanze natalizie per trasformarle in feste anche di stadi pieni, come avviene in Inghilterra. Un commento negativo? Malinconico: quando il campionato italiano acquistava i fuoriclasse mondiali, certe scene di delirio (anche un po’ immotivato) si vedevano in Grecia e Turchia, dove finivano i nostri scarti. 

Quando arrivò Ronaldo, venne preso sottobordo e portato subito a casa Moratti per il pranzo. Il primo piatto fu un tris di pasta al pesto, alla panna e al pomodoro. Colori allineati per comporre e auspicare lo scudetto. Era il sogno dell’Inter. Con Ronaldo non si realizzò. Arrivarono però entusiasmo e fama mondiale, grazie al Fenomeno. E ripensando alla travolgente passione dei tifosi, ricordo che la gente impazzita fin dal primo giorno quando, grazie a un inatteso passaparola, almeno duemila tifosi si radunarono in Via Durini. Tutti volevano vederlo. Ma la sede dell’Inter aveva finestre e balconi solo su un piccolo cortile interno, non sulla strada. Però tanto entusiasmo non si poteva deludere. Ci voleva un guizzo. Improvvisazione e fantasia. Andai a suonare al campanello di un notaio: elegantissimo ufficio nello stesso palazzo, ma con un balcone posizionato proprio sulla via dove si era radunata la folla.
Mi aprì una signora anziana e austera che davanti a sé vide un ragazzone pelato e spaesato (Ronaldo), un fotografo con due macchinette al collo, e un giovane dirigente accaldato con stemma dell’Inter sulla giacca. La signora, mi fu evidente in quel momento, non aveva la minima idea di chi fosse Ronaldo. Attaccò ad urlare: “Basta, basta! Non è possibile, troppa confusione: fate smettere questi esaltati o chiamo i Carabinieri!”. La implorai evitando di farle notare che Carabinieri e Poliziotti già c’erano, ma anche loro a caccia di un autografo o una foto. “Signora, per favore, ci faccia andare sul balcone per cinque minuti e fra un quarto d’ora non ci sarà più nessuno”. Lei ci pensò un attimo e poi rispose: “Va bene, ma se non la smettono chiamo il Questore di Milano”.

Così Ronaldo si affacciò. Era contento come un bambino. Davvero. Non la smetteva più di sorridere. Brillavano gli occhi e quei dentoni larghi da cartoon. Sventolò la maglia, e la gente impazzì. Sventolò una sciarpa, e la gente impazzì. Tirò la sciarpa, e la gente impazzì. E si picchiò per afferrarla. Alla sera vennero trasmesse le immagini in tv. Tutti i telegiornali dissero “ecco Ronaldo affacciato dalla sede dell’Inter”. Forse quella anziana ed elegante signora dello studio notarile aveva un nipotino accanto che le chiese: “Nonna, ma quello non è il tuo terrazzo?”. Sì. Alla nonna arrivò poi una maglia autografata, per far contento il nipotino. Podolski allora aveva l'età di quel bambino. Eh, sì: il tempo passa...
 

Sandro Sabatini (giornalista Sky Sport)

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