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Il Sudamerica come seconda casa. La nuova vita di Guglielmo Acri, direttore sportivo che attualmente cura alcune operazioni e relazioni di mercato, si divide tra Inghilterra, Italia e Argentina. Un aereo dopo l'altro, in giro per campetti di periferia e grandi stadi, alla ricerca dei giocatori giusti da portare in Italia. Grande lavoro di scouting ma anche dietro alla scrivania ha un curriculum niente male. La carriera di Acri è sempre stata in crescendo: è partito dalla Pescatori Ostia in Seconda Categoria fino ad arrivare in Serie A con Lazio Pescara. Alla Ternana in B in 12 giorni ha messo su una squadra che alla fine della stagione 2015-16 aveva fatto il record di punti della gestione Longarini. Fu lui, a Terni, il primo a dare fiducia a Candreva, lui che portò Politano a Pescara in una maxi operazione con la Roma. Aneddoti e retroscena, raccontati dal protagonista in esclusiva per Calciomercato.com

Il 23 novembre si giocherà la finale della Coppa Libertadores tra River Plate e Flamengo. Chi sono i giocatori da seguire?
"Nel River c'è il classe '98 Kevin Sibille, difensore centrale molto forte di testa. E occhio anche a Lucas Beltran, attaccante classe 2001. Nel Flamengo c'è il brasiliano Reiner, un trequartista 2002 fortissimo che il club non ha voluto trattenere respingendo la chiamata dell'Under 17 per il Mondiale".

Gabigol sta trascinando i rossoneri.
"Sta dimostrando di essere un ottimo giocatore, forse quando è venuto all'Inter non era ancora maturo e non si è ambientato. Secondo me sarebbe giusto dargli un'altra chance per quello che sta facendo. Quando gli attaccanti fanno gol, e lui in Brasile già li faceva, bisogna sempre avere la pazienza di aspettare che maturino. Lui l'ha fatto un po' più tardi".

Chi è la favorita?
"Il River, perché negli ultimi mesi sta dimostrando di avere la mentalità per le gare secche. Ha più esperienza, convinzione e carica nervosa. In più, stanno vivendo un momento positivo e già l'hanno vinta l'anno scorso. Ecco, forse i numeri non sono dalla loro parte: è l'unica cosa che mi lascia perplesso".

Un altro club pieno di talenti è il Boca, eliminato dal River nella semifinale di Libertadores.
"E' primo in campionato, e ogni anno dimostra di avere giocatori di qualità. E' un club che lavora molto sullo scouting. Del Boca mi piace molto Alexis MacAllister, centrocampista centrale classe '98 e Jan Hurtado, attaccante 2000 che la Sampdoria aveva individuato in estate ma non è riuscita a portare in Italia. Ne dico un altro: Augustin Almendra, che compirà 20 anni tra qualche giorno".


E che il Napoli ha trattato nei mesi scorsi.
"Almendra è un talento vero, che in una big europea può starci tranquillamente. Si deve ambientare e ha bisogno di tempo, ma è un giocatore che vedrei bene nel Napoli".

L’avventura di De Rossi al Boca Juniors può veramente già finire?
"Io credo sia arrivato lì per realizzare il suo desiderio di giocare alla Bombonera e perché fosse legato a Burdisso, ma non ci si poteva aspettare un giocatore al massimo della forma sul quale contare in tutte le partite. Al Boca De Rossi porta esperienza e carisma, ma se dovesse finire penso sia un errore di valutazione e aspettative da parte del giocatore. Il club deve sapere che un giocatore di 36 anni bisogna saperlo sfruttare per quello che può dare".

Tre sudamericani da consigliare a Juve, Inter e Milan?
"Il primo lo pesco dall'Atletico Talleres: si chiama Guido Verini, è in classe 2003 che ha segnato circa 22 gol nell'ultimo anno e mezzo nelle giovanili. Come caratteristiche è un attaccante che ricorda Belotti, e può prendere il passaporto italiano".

Andiamo avanti.
"L'altro è Federico Navarro, sempre del Talleres. Centrocampista centrale di 19 anni, sta dimostrando di essere all'altezza di giocare in prima squadra e oggi ha già 15/20 partite alle spalle tra quelle da titolare e da subentrato. E' un regista che può fare anche l'incontrista, lo suggerirei al Milan".

L'ultimo?
"Ne dico qualcuno di più, segnatevi questi nomi: Cubas ('96, Talleres), De La Vega ('01, Lanus), Marcelinho Moreno ('95, Lanus), Matias Palacios ('02, San Lorenzo), Almada (01, Velez), Veron ('01, Argentinos Juniors), Espinoza ('01, Rosario).


Come organizzi il tuo lavoro di scouting?
"Ho scelto di concentrarmi sull'Argentina perché secondo me ha ancora tanti talenti da mettere in vetrina e mi piace come lavorano le società. Ho persone fidate che mi aiutano nella selezione dei giocatori per facilitare le operazioni con qualche club amico. Monitoriamo giocatori a vari livelli, fino ad arrivare ai settori giovanili di seconda, terza o quarta divisione. Andiamo dai classe 1998 ai 2004 e anche qualche 2005/2006, li ordiniamo per ruolo e livello, dandogli nostre valutazioni in base al fisico, caratteristiche tecniche e prospettive future. Negli ultimi tre anni e mezzo mi sono aggiornato a livello professionale, poi ho iniziato a sfruttare le conoscenze che avevo in Europa e fuori". 

Ci racconti quando stavi per portare Pussetto e Maroni alla Ternana?
"La famiglia Palermo me li segnalò entrambi. Pussetto era presente nel nostro database e mi portarono a vederlo dal vivo. Era in scadenza di contratto e mi piaceva, c'era la possibilità di prenderlo ma dopo la mia uscita dal club sono cambiate le strategie di mercato".

Più un rimpianto o una soddisfazione vedendo oggi dov'è arrivato?
"Sicuramente rimane la soddisfazione di aver visto un buon giocatore in quello che allora era un ragazzino. Maroni potevamo prenderlo quando era in terza divisione ma non se ne fece nulla".

Il colpo più importante da direttore sportivo?
"L'acquisto di Politano in comproprietà ai tempi del Pescara. Era rientrato nel riscatto di Caprari da parte della Roma, in cambio di una parte cash e un'altra tra giocatori in prestito e altri in comproprietà, tra le quali, d'accordo con il presidente Sebastiani, chiedemmo qualla di Politano che veniva da un campionato di C1 a Perugia. Ancora oggi voglio ringraziare il club per la fiducia che mi ha dato in quell'occasione".

L'altra intuizione è stata quella di scoprire Candreva.
"Quando arrivai alla Ternana lui era nel settore giovanile, e nonostante la rosa molto ampia proposi di farlo salire in prima squadra perché l'avevo già visto alla Lodigiani e mi sembrava un giocatore di talento. Poi si infortunò Luis Jimenez e così Candreva esplose da trequartista".

E il rimpianto più grande?
"Gonzalo Maroni. Perché era un ragazzino di 16 anni e poco conosciuto. Anche se vederlo oggi alla Sampdoria forse dà più soddisfazione".

Ti stai appassionando più al ruolo di intermediario o sei rimasto legato alla tua figura da direttore sportivo?
"Dico sempre che bisogna mettere impegno in tutto quello che si va, e io nel calcio, che oltre a essere un lavoro è la mia passione, ce lo metto sempre. Mi piace essere presente in grandi palcoscenici ma anche nelle partite di settore giovanile. La passione non muore mai, il resto è il destino a decidere se portarci da una parte o dall'altra. Io per adesso sto suggerendo qualche giocatore a club amici grazie anche alle relazioni che ho sviluppato negli ultimi anni".

@francGuerrieri