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L’allenatore principiante - seconda partita di una carriera che gli aedi di corte sognano lunga e luminosa - stava per combinarla grossa. Ovvero tornare dall’Olimpico di Roma - l’unico stadio berciante e prodigo di insulti nonostante la presenza di soli mille spettatori - senza punti e con gran scorno. Invece, a dimostrazione che i (presunti) predestinati sono spesso anche fortunati, è riuscito a strappare un pareggino proprio quando la situazione stava precipitando:

Juve in dieci (espulso il dannoso Rabiot) e sotto di un gol (2-1). Se Dzeko fosse stato più lucido e più spietato sarebbe potuta finire di goleada, già prima dell’inferiorità numerica. Al contrario è maturato un 2-2 sostanzialmente iniquo e per il quale Fonseca e i suoi calciatori devono dolersi e sentirsi responsabili. A Pirlo - il principiante e il prescelto da Andrea Agnelli - è andata bene non tanto per il micragnoso punticino, difeso alla fine perfino da Ronaldo e Douglas Costa, subentrato a Morata (un altro errore del presunto allenatore che lo ha gettato nella mischia dopo appena tre allenamenti di gruppo), quanto per le polemiche che ne sarebbero seguite e che, forse, avrebbero smontato quest’artifizio mediatico costruito dalla Juve: l’esonero di Sarri che, oltre a conquistare lo scudetto, in casa della Roma aveva vinto netto, per l’esordio di un non allenatore che, tuttavia, aveva ammaliato docenti e discenti ai corsi di Coverciano.

Ora, come mai, l’appena diplomato Pirlo non ha predisposto marcature preventive in occasione del secondo gol della Roma, un contropiede tre contro uno (l’arrancante Cuadrado) che non si vede neanche in Promozione? Forse, troppo coinvolto dai princìpi di gioco cui abboccano solo i nesci (attacco con il 3-4-1-2, difendo con il 4-4-2), ha tralasciato il basilare principio che quando si batte una punizione o un calcio d’angolo a favore non si permette a nove giocatori della propria squadra di assestarsi oltre la linea di battuta.

Comincio dall’errore più macroscopico perché, se l’avesse fatto Zeman, sarebbero partiti i tormentoni mediatici e i dileggi nei confronti del boemo che pure ha tante colpe, ma non quella di non saper insegnare calcio. Ma ovviamente la colossale fotta non è stata l’unica di Pirlo. La prima è stata la formazione con Kulusevski a destra, a tutta fascia, Morata (un fantasma) accanto a Ronaldo e Rabiot affiancato a McKennie. Così in un centrocampo senza regista - eppure Arthur e Bentancur lo sono e si è visto quando sono entrati - la palla ce l’aveva sempre la Roma, più aggressiva nel recupero e più precisa nella gestione. Non che facesse molto più della Juve, ma lo faceva meglio e perciò, seppur sfruttando errori altrui (Kulusevski che aveva perso palla), poco prima del rigore che ha sbloccato la partita, si è procurata un’occasione che ha portato Mkhitaryan solo davanti a Szczesny in un tre contro tre da allarme rosso. Bravissimo il portiere a stoppare la palla tra le gambe.

Poco sopra ho scritto che Rabiot è stato dannoso. La ragione è precisa e riconducibile al fallo da rigore provocato con il braccio largo. La colpa, però, non è questa. Ma di avere rinviato un pallone corto e goffamente permettendo a Veretout di calciare a botta sicura. L’espulsione, nella ripresa, ha completato la sua indegna prestazione. La Juve si è scossa con un cross di Ronaldo deviato da Mancini (rischio autogol, anche se l’arbitro non ha concesso l’angolo) e poi, seppur in maniera arruffata, è andata a cercarsi un episodio che la rimettesse in pista. A trovarlo è stato Ronaldo che, penetrato da sinistra in area, ha incocciato il braccio di Pellegrini. Rigore netto che lo stesso portoghese ha trasformato. A quel punto (il 44’) sarebbe potuto nascere tutto un altro secondo tempo, invece la bramosia di cercare il gol su una punizione battuta male da Kulusevski ha dato la stura al contropiede sopra descritto, che ha portato Veretout a fare doppietta. Nella circostanza bravissimi sia Dzeko a rilanciare che Mkhitaryan a rifinire. La Roma ha buttato la vittoria - ed è la seconda volta se si considera quanto accaduto sul campo a Verona - per colpa di Dzeko.

E’ vero, infatti, che le due occasioni ha contribuito a costruirsele, ma è vero anche che la prima - clamorosa - l’ha sprecata tirando senza precisione (palo esterno) e la seconda (assist di Santon) l’ha accomodata tra le braccia di Szczesny Quest’ultima circostanza si era collocata dopo l’espulsione (secondo giallo) di Rabiot e sembrava la premessa di un autentico trionfo romanista. Pirlo, dopo aver inserito Douglas Costa per fargli fare l’intera fascia destra (una follia), ha virato precipitosamente verso il 4-3-2 con il brasiliano e Ronaldo di punta. Una l’ha azzeccata, ovvero i cambi di Arthur per McKennie e di Bentancur al posto di Ramsey.

Ma sarebbe stata sconfitta, pericolosa e pesante, se non ci fosse stato Ronaldo. Il quale, su cross di Danilo (molto meglio in fascia che tra i centrali di difesa), è spiccato di testa e ha depositato in rete. Finale un po’ patetico, con la Juve assembrata per non subire ancora e la Roma in avanti a cercare il gol. Fonseca ha fatto due cambi. E se il primo ci sta (Bruno Peres per Santon), il secondo (Diawara per Pellegrini) si giustifica solo per l’ammonizione al centrocampista. Carles Perez e Kluivert dovevano trovare posto perchè una Juve in dieci e quasi per mezz’ora non la si incontra tutti i giorni.

Domenica c’è Juve- Napoli. Fossi in Pirlo ricomincerai a studiare. Gattuso, che viene dal marciapiede, ne ha rifilati sei al Genoa, è a punteggio pieno e non ha subito nessun gol. Se la Juve gioca come a Roma il predestinato sarà ridimensionato.

ROMA-JUVENTUS 2-2 (primo tempo 2-1)

Marcatori: 30' (rig) Veretout, 44' (rig) Ronaldo, 45' Veretout, 69' Ronaldo
Assist: 45' Mkhitaryan, 69' Danilo
Ammoniti: 30′ Rabiot, 36′ Kumbulla, 54′ Pellegrini
Espulsi: 62′ Rabiot (doppia ammonizione)

Roma (3-4-2-1): Mirante; Mancini, Ibanez, Kumbulla; Santon (68′ Bruno Peres), Pellegrini (71′ Diawara), Veretout, Spinazzola; Mkhitaryan, Pedro; Dzeko.
Allenatore:  Fonseca.

Juventus (4-4-2): Szczesny; Danilo, Bonucci, Chiellini, Cuadrado; Kulusevski (85′ Frabotta), Rabiot, McKennie (58′ Douglas Costa), Ramsey (68′ Bentancur); Morata (58′ Arthur), Cristiano Ronaldo.
Allenatore:  Pirlo.

Arbitro: Di Bello