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È vero, il Milan ha già speso 60 milioni sul mercato, cifra lontana da qualsiasi altro club di Serie A e tra le più alte in Europa. Messa cosí, appare come una grande estate di mercato del club rossonero. Bisogna però ricordare e segnalare come il Milan abbia speso questi 60 milioni. Sono serviti per comprare il sostituto del miglior portiere d’Europa, per riscattare un difensore già rosa e un centrocampista che l’anno scorso faceva la riserva, per confermare il prestito di un trequartista di complemento, per acquisire (operazione non ancora conclusa) il sostituto del vice terzino e per ingaggiare la riserva del centravanti titolare, di 35 anni, esattamente come quella dell’anno scorso. Ciò significa che per eguagliare (non ho scritto migliorare) la rosa della scorsa stagione servono ancora un altro centrocampista di riserva e soprattutto il trequartista titolare.

Come abbiamo sempre sostenuto, i 60 milioni sono serviti a “mantenere” il valore di una rosa composta da giocatori che, de facto, non appartenevano al Milan. E ne mancano ancora almeno due. In attesa di conoscere l’identikit di questi ultimi due tasselli mancanti, dobbiamo rilevare che la squadra che si appresta a vivere questa stagione per confermarsi in Serie A e per tornare ad affacciarsi sulla ribalta della Champions League, è ancora totalmente dipendente da Zlatan Ibrahimovic. Come e forse più dello scorso anno. Infatti, i rossoneri avevano e hanno nello svedese il loro trascinatore e il loro leader tecnico. A livello di leadership, nella scorsa stagione, coloro che trascinavano il gruppo quando era assente Ibra erano Donnarumma, Kjaer, Kessié e Calhanoglu. Di questi 4 il Milan ne ha persi due. Ciò significa che la posizione e il ruolo di trascinatore di Ibrahimovic diventano ancora più importanti e ancora più centrali. Dal punto di vista tecnico e non solo. Questo significa che le sue eventuali assenze peseranno ancora di più.

L’anno scorso il Milan ha staccato il biglietto per tornare nell’Europa che conta grazie a un girone d’andata strepitoso nel quale lo svedese si è distinto per prestazioni eccezionali e gol pesantissimi. Poi, quando nel girone di ritorno, le sue presenze sono calate vistosamente e il suo rendimento anche, la differenza si è vista. Bisogna pertanto augurarsi che il 40enne svedese ripeta almeno il girone d’andata di un anno fa. È possibile? Certo. Ma non scontato. Soprattutto considerando i numerosi infortuni muscolari accusati da Ibra e il recente intervento al ginocchio. Di sicuro l’ingaggio di Giroud è stata un’operazione intelligente tra quelle economicamente sostenibili.
Piccola parentesi: ma dove sono finiti quelli che sostenevano che il rinnovo del francese con il Chelsea di un mese fa valeva solo per fare pagare un indennizzo ai club di Premier League? Di certo Olivier Giroud, 35 anni a settembre, è un’ottimo vice Ibra e di certo è più integro di Mandzukic. Ma altrettanto certamente Giroud non è un trascinatore alla Ibra. Non lo è mai stato. E da parecchie stagioni, sia nel Chelsea sia in Nazionale, non si può considerare un titolare. Da quanto si legge, non arriverà un altro centravanti “titolare” quindi il reparto offensivo sará composto da: Ibra, Giroud, Leao, a Rebic e un giovane di prospettiva. Ergo: il trascinatore nonché leader tecnico sará ancora assolutamente lo svedese.

E, dobbiamo dire che anche il suo stipendio annuo è uno stipendio “da leader”. Non a caso, anche nella prossima stagione, Ibrahimovic avrà l’ingaggio più elevato della rosa, una scelta simbolica e strategica. Il campo dirá se avrà avuto senso ripartire per il nuovo anno affidandosi a Ibra come e più della scorsa stagione. Se non sará cosi, anche dei 60 e più milioni spesi in estate, nessuno si ricorderà più.