Il derby di Milano è da sempre una faccenda assai seria. Come scritto in un magistrale pezzo da Alberto Cerruti su Calciomercato.com, ce ne sono stati di più importanti (le due semifinali di Champions, la finale di Coppa Italia, ultima vittoria di Nereo Rocco), ma Inter-Milan alla nona giornata di un campionato in cui le due rivali sembrano, almeno stando alla classifica, equivalersi (i rossoneri hanno una partita in meno) ed entrambe verso l'alto, rilancia un calcio milanese che, dopo l'addio dei mecenati (Moratti e Berlusconi), sembrava inghiottito dalla mediocrità.
E' vero, l'Inter, di e con Luciano Spalletti, ha conquistato il diritto alla partecipazione Champions fin dalla stagione scorsa. Tuttavia, se sulla panchina del Milan ci fosse stato Gattuso dall'inizio, probabilmente il Milan ce l'avrebbe fatta anch'esso. Con i punti ottenuti da Rino, infatti, la squadra sarebbe arrivata terza.

Queste premesse rendono stimolante il confronto: il divario, ammesso che in passato ci fosse, si è ridotto. L'Inter ha la rosa migliore e i singoli più forti, il Milan gioca di più al calcio e improvvisa di meno. So che i nostri lettori amano un pronostico secco e, probabilmente, netto. Non foss'altro per sbertucciare l'autore della previsione sbagliata nel momento in cui non si concretizzasse. Non è mia intenzione sottrarmi alle responsabilità, per cui lo dico chiaro in apertura di pezzo: il pareggio con gol (1-1, 2-2) è il risultato che mi giocherei se dovessi scommettere. Se, invece, mi fosse richiesto una vincente a tutti i costi, direi l'Inter. E per una ragione che è anche una mezza provocazione: gioca peggio, dunque trionferà.

Sono un grande estimatore di Spalletti e, almeno fino a qualche tempo fa, credevo di esserne amico. Certi suoi prolungati e immotivati silenzi mi inducono ora a dubitarne. Ma non sarà questo, eventualmente, a condizionarmi. Credo, infatti, che l'allenatore toscano abbia la capacità di tirar fuori il massimo anche da squadre povere e micragnose (e la sua prima Inter lo era). Eppure credo anche che con la squadra di quest'anno, migliorata in difesa da Vrsaliko, de Vrij e Asamoah; rafforzata sulla trequarti da Politano e, soprattutto, da Nainggolan, non abbia saputo mostrarci né un gioco convincente, né una continuità di manovra che si possa definire identitaria. L'Inter vince di forza, questo sì, e pure d'astuzia, come è successo nell'ultimo successo, quello di Ferrara, quando ha sfruttato un paio di errori degli avversari. Se la si vede giocare, si ha spesso l'idea che sia una squadra che non si spende o che, per una qualche ragione, si trattiene. Fisicamente  - l'ha riconosciuto anche Gattuso – è inferiore a pochi e spesso cerca di vincere i duelli individuali. Il palleggio è buono, ma serve solo per uscire da situazioni complicate (per esempio il pressing alto degli avversari), non ancora per articolare un attacco convincente. Tutti noi sappiamo che il calcio è un gioco situazionale, però nelle valutazioni, la maggioranza della critica tende a privilegiare, com'è giusto che sia, una costruzione che abbia un proprio scopo.

L'appoggio sugli esterni del tridente mi inducono a pensare che l'Inter cercherà l'uno contro uno, il tiro o, naturalmente, il passaggio a Icardi. Dal quale mi aspetto una prova completa, come quella fornita a Ferrara, dove è sceso sotto la linea della palla, l'ha contesa a qualsiasi avversario, non solo ai difensori, ha speso anche qualche fallo. In più ha fatto gol il che gli ha conferito fiducia.
Nonostante questo, sono restìo a ridurre la sfida ad un confronto tra lui e Higuain. Detto che per me, quest'ultimo è più completo di Icardi per come sa rientrare e aprire il gioco (significa che lo “vede” meglio), credo che Higuain dipenda più dal Milan. Icardi sa inventare un gol dal poco, Higuain – tranne qualche eccezione – invece no. Oggi o assiste i compagni (il passaggio a Cutrone contro la Roma) o deve essere assistito da loro (la doppietta contro il Chievo).
La considerazione – naturalmente, come tutto, opinabile – mi conduce a ritenere il Milan nella necessità di non sbagliare niente, o quasi, contro l'Inter. Prima di parlare della fase offensiva, però, urge chiarire un aspetto: i rossoneri sono l'unica squadra della serie A ad avere subito sempre almeno una rete. D'accordo che a Gattuso manca e mancherà ancora Caldara, ma se il suo allenatore lo giudica meno affidabile di Musacchio anche quando è sano, c'è da preoccuparsi. Per me il punto debole potrebbe essere Calabria se Kessie e, ove fosse necessario, anche Suso non lo aiuteranno con i raddoppi, assonanti con i rattoppi. Ovvero quelle situazioni in cui la squadra deve accorciarsi tutta per suturare lo spazio.

Da qualche giorno credo che, se il Milan vuole (come vuole) vincere la partita, deve fare benissimo a centrocampo, dove Kessie e Bonaventura “scorteranno” Biglia. Devo ammettere che da qualche partita in qua l'argentino ha migliorato le sue prestazioni. Però per superare lo scoglio di un derby, emotivamente ed agonisticamente molto tirato, bisognerebbe essere quasi perfetti. Ai lati di Higuain c'è il meglio del repertorio tecnico. Calhanoglu non segna più, ma Gattuso ha sempre fiducia in lui (e fa bene). Tutti sanno qual è la finta di Suso e a cosa porta, ma pochissimi riescono a fermarlo o anche solo ad inibirlo.

Non voglio affermare che non possano (anche) vincere il derby da soli, ma non ci credo. Come ha detto mister Fabio Bazzani, vice di Cosmi, in una recente trasmissione a Sportitalia, il Milan ha un gioco troppo codificato per pensare all'episodio risolutivo. Ovvio che possa accadere. Altrettanto ovvio che lo cerchi meno dell'Inter, più dotata di chili, muscoli, centimetri. Su tutto grava l'incertezza (ecco perché mi giocherei il pari) delle condizioni generali dopo la sosta per le Nazionali. Nessuno – neanche gli allenatori che possono seguire le sensazioni – sanno chi sta meglio. Tanto più che una partita così la vogliono giocare tutti. Ripeto, pur senza favoriti, io penso che l'Inter, nonostante sia arida, abbia qualcosa in più. Motivo ulteriore per ritenere che al Milan serva un'impresa. Gattuso non lo dice, ma se l'aspetta.