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Travolgente. Inarrestabile. Ne fa sei al Genoa, questo Napoli che sembra fare gol con una facilità mai vista prima. Gioca, si diverte, segna a volontà, la squadra di Gattuso. E se il Genoa per mezza partita in campo sembra non esserci più, è anche merito degli azzurri, non ci piove. Però c’è una stranezza. Sei gol e manco uno di Osimhen. Il quale gioca pure niente male. Il quale suggerisce e mette il piede in tanti centri, ma non trova ancora il successo personale. Una curiosità, niente di più. Perché che la presenza in campo del nigeriano debba essere un punto fermo per gli azzurri è cosa chiara. 

Napoli.Genoa, dunque. Il Napoli riparte dall’ultima mezz’ora di Parma. Dal Napoli della scossa e dei tre punti. Dal Napoli di Osimhen, per raccogliere tutto in nome solo. E allora, quattro-attaccanti-quattro , più due mezze ali travestite da mediani. Sì, da una stagione all’altra, Gattuso passa dal “falso nueve” al falso “volante”.  Anzi, crepi l’avarizia: al “doppio falso volante”. Coraggio o follia, quella di don Gennarino? Non cambia molto, se, come si racconta, il coraggio è quasi sempre una follia, seppure una follia piena di voglia di grandezza.

E il Genoa? Il Genoa dopo i quattro gol al Crotone al San Paolo ci arriva con qualche certezza da verificare, ma anche con addosso la paura di quel maledetto virus che ha costretto Perin e Schone a chiudersi in casa. Genoa che Maran mette in campo col modulo “F”. “F” come fionda. Cioè, come una squadra che sa raccogliersi davanti all’area sua, per poi fiondarsi avanti all’improvviso. Come dire: la prudenza genoana contro la sfacciataggine azzurra: questa, almeno per un tempo, è la partita. Partita risparmiata da un nubifragio che passa e se ne va giusto pochi minuti prima dell’inizio e, dopo tanto tempo, arricchita dalla presenza mille spettatori fortunati: sponsor e parenti e amici degli sponsor. Che per il grande pubblico assente non è manco una cosa bella e giusta, in verità.

Comunque sia, sa bene il Napoli che deve dominare palla ed avversario per poter sopportare quel disegno assai sfacciato. Così fa. E non è tutto. Perché dopo una decina di minuti di studio e di palleggio riesce pure a fare gol. Praticamente al primo cross da destra - di Mertens e non di Insigne questa volta - sul secondo palo, in quella zona che una volta era casa Callejon, si fa trovare pronto Lozano che non lascia scampo al povero Marchetti. Il quale, mal per lui, torna tra i pali dopo un paio d’anni e becca gol al primo tentativo di chi gli sta di fronte.

Tutto secondo i desideri di Gattuso, invece. Ma il Genoa che non è squadra senza principi (di gioco) e senza orgoglio non ci sta. Certo, Osimhen (12’) mette di nuovo i brividi a Marchetti, ma è Lerager (18’) a mangiarsi il gol del pari. Fa tutto Pjaca sul lato mancino, si beve la difesa e invita il danese al tocco facile e vincente. E invece Leranger sbaglia quello che non si può sbagliare e la sua disperazione è quella di Maran.

E allora è il Napoli a ricominciare. Ma prima Lozano manca il raddoppio d’una ventina di centimetri e poi  è ancora Osimhen, stavolta di testa, a non aver fortuna. Ma tra i due tentativi c’è pure un accidente. C’è Insigne che (21’) tradito da un adduttore se ne deve andare. Peccato. Il Napoli perde il suo capitano proprio alla vigilia della trasferta di Torino con la Juve. Fuori Insigne, dunque, e dentro Elmas. Che si piazza a sinistra e che alla squadra da anche più equilibrio, visto che è un centrocampista. E infatti, il quattro-due-quattro di Gattuso somiglia sempre più ad un quattro-quattro-due visto che anche Lozano “torna” spesso. Così, insomma, va assai meglio. Tant’è che prima e dopo il riposo in campo c’è una squadra sola.  Dopo il riposo soprattutto. Con Maksimovic al posto di un acciaccato Manolas, infatti, torna in campo, un Napoli assai più ragionato. E Zielinski (46’) s’inventa subito un’accelerazione che, con la collaborazione di Elmas e un tacco di Osimhen, trasforma davvero in un bel gol. Colpito e affondato, il Genoa. Il Napoli, ormai, fa quello che vuole. Ci provano Elmas, Lozano, Di Lorenzo  e poi Mertens, che non sbaglia ed è il tre a zero. Genoa sempre più piccolo. Forse pure ridimensionato. Certo, Maran prova a far qualcosa. Entrano Pandev (per Zajc), Ghiglione (per Pellegrini) e poi anche Behrami (per Badelj), ma non succede niente. Anzi, è il Napoli che continua a dilagare. E a fare ancora gol. Altri tre gol:  con Lozano (65’) e poi con Elmas (69’) e con Politano (72’).

E’ il trionfo degli azzurri, ma anche il crollo - a dire il vero incredibile e scioccante - d’un Genoa troppo arrendevole e fragile e persino trasparente per essere quello del successo di sette giorni prima. Tutt’altra cosa il Napoli che ora s’appresta a incrociare Pirlo e la sua Juve. Senza Insigne, è vero. Come è vero che per questo non sarà più tanto sbilanciato. Cosa che  potrebbe essere anche una fortuna. E non per l’assenza di Insigne, si capisce. 

IL TABELLINO

Napoli-Genoa 6-0 (1-0 primo tempo)

Assist: 10' p.t. 20' s.t. Mertens (N), 1' s.t. Osimhen (N), 12' s.t. Zielinski (N), 24' s.t. Hysaj (N).

Gol: 10' p.t. 20' s.t. Lozano (N), 1' s.t. Zielinski (N), 12' s.t. Mertens (N), 24' s.t. Elmas (N), 27' s.t. Politano (N).

Napoli (4-2-3-1): Meret; Di Lorenzo, Manolas (1' s.t. Maksimovic), Koulibaly, Hysaj; Fabián Ruiz, Zielinski (28' s.t. Ghoulam); Lozano (21' s.t. Politano), Mertens (21' s.t. Lobotka), Insigne (23' p.t. Elmas); Osimhen. All. Gattuso

Genoa (3-5-2): Marchetti; Biraschi, Goldaniga, Masiello; Zappacosta, Lerager (25' s.t. Radovanovic), Badelj (19' s.t. Behrami), Zajc (9' s.t. Pandev), Pellegrini (9' s.t. Ghiglione); Pjaca (25' s.t. Melegoni), Destro. All. Maran.

Ammoniti: 45' s.t. Destro (G), 46' s.t. Masiello (G); 46' s.t. Osimhen (N).

Espulsi: ​-

Arbitro: ​Sacchi di Macerata