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Il pari interno con il Verona restituisce al Milan diversi segnali. Da un lato arrivano messaggi positivi importanti, come lo spirito mostrato per rimontare dallo 0-2 (passo avanti netto rispetto alla debacle europea con il Lille) o aver mantenuto imbattibilità e vetta della classifica alla sosta, dall'altro suona anche qualche campanello d'allarme per i rossoneri, difetti da correggere in tempi brevi. Perché se è vero che l'obiettivo non è un obiettivo dichiarato da parte della società, l'ambizione del gruppo di giocare un ruolo importante nella corsa al titolo c'è ed è stata ribadita a gran voce da Ibrahimovic al termine dell'incontro. Stefano Pioli ha già bene in mente le missioni da completare durante la pausa per le nazionali, i punti su cui concentrarsi per rendere il Milan una contender sempre più credibile per la Serie A.

PALLE INATTIVE - Il primo nodo è di natura tecnica e riguarda le palle inattive, un vero e proprio tallone d'Achille per il Milan. Altri due gol oggi arrivati su sviluppi da calcio piazzato (una punizione e un corner), ben quattro dei sette gol subiti finora dai rossoneri in campionato arrivano da corner. Mancano centimetri ha sottolineato Pioli al termine dell'incontro, ma l'accento è stato posto anche sugli errori dei singoli sulle marcature: il perfezionamento di una difesa che fino al derby vinto con l'Inter sembrava quasi impenetrabile passa necessariamente dal trovare una via per risolvere o quanto meno arginare questo tipo di situazione, già costata quattro punti tra Roma e Verona.

CALI DI TENSIONE - E agli errori in marcatura si lega a doppio filo anche il nodo legato alla concentrazione. Innegabile che il Milan abbia cambiato marcia dal punto di vista della mentalità, sia come singoli che come squadra i rossoneri sono sempre più a immagine e somiglianza del loro leader Ibrahimovic e lo si nota anche dal rammarico per il pareggio più che la soddisfazione per il punto conquistato in rimonta. Mentalità sì, ma non sempre l'attenzione è ai massimi livelli e sono proprio dei cali di tensione collettivi e individuali a pregiudicare i risultati. Le marcature sui piazzati ne sono un chiaro esempio, ma anche palloni persi di troppo o eccessi di irruenza con ingenui falli annessi, come quello di Kessie da cui scaturisce poi il raddoppio dell'Hellas o, guardando indietro, l'intervento di Romagnoli che ha portato al rigore per l'Udinese. Altro vizio da limare.
CALHANOGLU - Un terzo nodo riguarda Hakan Calhanoglu, il cui rendimento è innegabilmente calato dal problema alla caviglia rimediato prima della sfida con la Roma. Il turco ha stretto i denti e dal punto di vista dell'impegno e dell'applicazione è stato finora ineccepibile, soprattutto in fase di copertura, ma il Milan ha bisogno dei suoi guizzi e delle sue invenzioni per tornare incisivo negli ultimi 20 metri. Roma e Udinese lo hanno limitato, Juric lo ha annullato piazzando Dawidowicz a uomo, occorre trovare più soluzioni per liberare l'ex Bayer Leverkusen e ritrovare il suo apporto. Per Pioli non sarà semplice, anche perché dovrà lavorare 'in remoto' visti gli impegni di Calhanoglu con la Turchia contro Croazia (11 novembre), Russia (15 novembre) e Ungheria (18 novembre): pochi giorni per lavorare insieme prima del Napoli, essenziale studiare prima a tavolino il piano da cui ripartire.

PANCHINA DA SFRUTTARE - E parlando di alternative, fondamentale sarà anche implementare l'utilizzo delle riserve e alzare il loro livello. L'ingresso di Brahim Diaz dalla panchina contro il Verona è stato decisivo(suo l'assist per il pareggio di Ibra) e un atteso messaggio di speranza dopo la prova estremamente deludente delle seconde linee impiegate contro il Lille. Il Milan è atleticamente in una condizione ottimale e ha risentito in maniera accettabile dei tanti impegni affrontati dall'inizio della stagione tra campionato e coppa, ma questi impegni non diminuiranno di frequenza e per evitare pericolosi cali fisici sarà necessario riuscire ad aumentare minutaggio ed efficacia delle rotazioni. Il ritorno di Rebic in questo senso è una boccata d'ossigeno, se si può parlare di 'riserva' nel suo caso, dando una valida alternativa a Leao sull'out di sinistra e, all'occorrenza, a Ibrahimovic al centro, ora tocca agli altri alzare l'asticella: da Tonali che non è ancora riuscito a calarsi con successo nella nuova realtà a Dalot e Krunic, chiamati a trovare continuità, fino a un Hauge che scalpita per l'Europa League e a un Castillejo che deve interrompere la spirale involutiva in cui si è infilato. Per poter spingere sempre sull'acceleratore Pioli ha bisogno di loro, in attesa di gennaio e di possibili sorprese dal mercato (un centrale di difesa e un altro mediano sono all'ordine del giorno): missioni tracciate, per rendere il Milan un reale candidato a un ruolo da protagonista per la lotta scudetto.

@Albri_Fede90