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'Daje, pure in dieci dovemo vince'. L'urlo nel cuore della battaglia arriva dal capitano in campo: Daniele De Rossi. La riscossa della Roma dopo l'espulsione di Maicon inizia proprio con quel grido, con quel monito, con quell'ordine a non deprimersi, a non piagnuncolarsi addosso, a non accontentarsi. Perchè chi vuole vincere lo scudetto, non può permettersi di farsi andare bene un pari. Mai. Neanche in dieci. Perchè le decisioni dell'arbitro non possono arginare il mare.

Quel mare che De Rossi conosce bene. Ce lo ha dentro da quando è nato e gli provoca quel senso di infinito. Perciò sa che il rosso sventolato a Maicon, le difficoltà oggettive di una partita insidiosa non possono essere sufficienti, se dall'altra parte in undici remano in maniera coordinata.

'Dovemo vince'. E questa Roma, ultimamente paragonata a quella di Liedholm, fa proprio il detto del vecchio maestro svedese: 'In dieci si gioca meglio'. La ragnatela è meno fitta e più fluida. Bastano due passaggi ai giallorossi per 'vince'.  De Rossi, il mare di Roma, pesca Strootman, Ljajic si porta appresso due uomini in bianconero e Bradley ha spazio per colpire. Così la Roma in dieci suona la nona sinfonia. 'Con due palle così', Totti dixit.