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Sette partite tutte d’un fiato per decidere la stagione 2010/11. Il Milan deve guardarsi le spalle dalle pretendenti al titolo che, udite udite, comprendono anche l’Udinese, anche se la sconfitta di Lecce ha minato la fiducia su questo obiettivo. MA la matematica dice ancora il contrario, anche se sarà complicato. E il 22 maggio, gara dello scontro diretto al Friuli, diventa una data importante. Lo sa bene Ariedo Braida, friulano di Precenicco, Direttore Generale rossonero dal 1986, che, in esclusiva a Il Friuli/Udineseblog, ripercorre il passato a Udine e l’incredibile presente.

 

Braida e il Friuli: che legame c’è? “Io sono friulano e ho iniziato a vivere il calcio al Moretti, quando da ragazzino mio papà mi portava nella curva dove abitava il custode Feruglio. Anche se avrei potuto andare in tribuna, volevo essere nel cuore del tifo. Da giocatore feci parte della Primavera bianconera che per prima vinse il titolo italiano battendo l’Inter . Quindi in prima squadra a metà degli anni sessanta. Era un calcio diverso, più sereno e meno frenetico”.

Lei fu Ds nell’ultimo anno di Zico, prima che arrivasse Pozzo: “Una grande esperienza in un ambiente che rappresentava qualcosa nel calcio. Zico ha dato grande lustro ad Udine accrescendo l’immagine defilata che c’è del Friuli. Ha rappresentato un momento  importante per l’immagine di una terra dimenticata, di confine, dove non passi se non ci devi andare apposta”.

Poi Pozzo. E lei a Milano. Che immagine perveniva della nuova Udinese? “Pozzo si è da subito dimostrato mostruosamente abile nel trattare. E’ uno che sa mettere bene in vendita il suo prodotto e con lui è difficile spuntarla”.

Lei però portò a Milano Bierhoff, Helveg e Jankulovski: “Grazie a Bierhoff e Helveg vincemmo subito lo scudetto. Gente di grandi valori, anche fuori dal campo. Sono tuttora in contatto con loro”.

Ci sono giocatori bianconeri che non siete riusciti a portare in rossonero? “Il Milan quando ha cercato un calciatore per necessità, ha sempre portato in porto l’operazione”.

Ma non era difficile trattare con Pozzo? “Sì, ma non ci sono stati altri interessi reali. Anche se a me è sempre piaciuto Di Natale e mi stupisco che non sia arrivato in un club di altissimo livello”.

Il Milan non lo ha cercato? “E’ esploso tardi e per mille ragioni non è stato preso in considerazione da subito. Nel calcio il 97% dei giocatori sono sopravvalutati. Lui fa parte del 3% che invece viene sottovalutato”

Ci sono altri bianconeri accostati al Milan: Isla, Inler , Sanchez. Conferma l’interesse? “E’ solo un gioco delle parti che piace alla gente”.

Ma di questa Udinese, Totò a parte, non le piace nessuno? “Non discuto la bravura dei giocatori. E nemmeno dell’allenatore, che ammiro perché è uno che parla calcio, lo conosce davvero bene. Comunque confesso che a me piace Zapata”.

Il 22 maggio il gran finale. Come andrà? “L’Udinese può arrivare in Champions, la classifica esprime valori che sono reali. Il Milan deve vincere lo scudetto. Se finisse così, sarebbe il massimo