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Se conosci la serie A a 16 anni vuol dire innanzitutto una cosa: hai talento da vendere. Postulato che vale pure per Alessio Cerci, primo gettone nella massima divisione grazie a Fabio Capello, uno proprio non di bocca buona, che lo spedì in campo con la maglia giallorossa durante una partita contro la Sampdoria datata 16 maggio 2004. Da allora il ragazzo ne ha fatta tanta di strada, passando da Brescia, Pisa, Atalanta, Fiorentina e adesso Torino, sponda granata del Po. In teoria, viste le premesse e il potenziale tecnico, avrebbe potuto raccogliere di più ma, si sa, per sfondare nel calcio non basta saper dare del tu al pallone, occorrono tutta una serie di fattori. Ora al Toro, con il suo maestro Giampiero Ventura, che lo ebbe al servizio con la maglia nerazzurra pisana, dopo un ambientamento soft sotto la Mole, sta ingranando. Semplicemente devastante contro il Bologna, dove ha fatto ammonire il diretto avversario disperato e aggrappato alla sua maglia nel tentativo di frenarne la corsa, sta entrando nel cuore della tifoseria con le sue accelerazioni da supercar a bruciare erba e terzini.

A TUTTO RITMO - Dopo la buona prova al San Paolo, 1-1 grazie al gol di Sansone nel finale, l'ala sinistra manifestò una speranza, quella che il gioco del Toro continuasse ad aumentare in velocità in modo da sfruttare al meglio le sue incursioni. Bene, se col Bologna la sua 'preghiera' è stata in parte soddisfatta, la prossima partita dell'Olimpico, lunedì sera contro la Roma, pare quella perfetta per far registrare un nuovo step del percorso di velocizzazione della manovra. Perché la Roma se da una parte aggredisce senza soluzione di continuità, dall'altra, lascia l'opportunità all'avversario di sfruttare vere e proprie praterie come conferma lo score delle reti sinora incassate dalla squadra di Zeman: ventitre, record negativo per la massima divisione condiviso con Chievo e Pescara.

RABBIA DOPPIA - Dunque per Cerci, purosangue dalla corsa velocissima, una partita che pare, sulla carta, ritagliata su misura sulle sue qualità. E chissà che ritornare dopo circa tre settimane all'Olimpico dalla sua ultima apparizione contro la Lazio non gli permetta di scendere in campo con una dose di cattiveria superiore alla media ricordandosi dell'occasione d'oro capitatagli sui piedi allo scadere del primo tempo quando, se fosse stato capace di superare Bizzarri, avrebbe probabilmente congelato i laziali portando il Toro negli spogliatoi con il doppio vantaggio.

POKER D'ASSIST - Ricordi a parte, è evidente che molto del potenziale offensivo granata dipenderà in maniera direttamente proporzionale da quanto sarà ispirato l'ex viola, sinora fattosi notare oltre che per le sue scorribande prepotenti anche per gli assist che sinora ha saputo fornire: dal suo piede, infatti, sono partiti 4 passaggi-gol che hanno mandato in rete Gazzi, Stevanovic e D'Ambrosio contro l'Atalanta oltre a Basha con il Parma. Pure col Bologna, a dire il vero, ha offerto due palloni che parevano pepite, ma Bianchi, una di piede e una di testa, non ha saputo trasformarle in gol. Ciò che balza agli occhi è la continua crescita di rendimento che il tornante destro sta vivendo. Del resto Ventura l'aveva detto, 'appena ritroverà la gamba vedrete quanto vale', e infatti grazie a una condizione fisica in linea con quella dei compagni Cerci si sta dimostrando l'arma in più del Torino. Un'arma in grado di innescare i compagni ma che in teoria potrebbe risultare letale anche in maniera diretta. Di gol non ne ha fatti moltissimi ma è uno che, come si dice in gergo, 'la porta la vede'. I tifosi granata aspettano e fremono dalla voglia di potersi aggregare a chi la pensa così...

(Tuttosport - Edizione Locale)