Castillejo forse dei tre è quello che interpreta meglio le cose che io chiedo a un attaccante”, ridacchia amaro Marco Giampaolo dietro al microfono, poi aggiunge con una punta di ammiccante ironia: “Paradossalmente..”. Subito dopo però è come se sentisse il dovere di spiegarsi: “Perché fa le cose per bene da un certo punto di vista.. È che bisogna mettere in una condizione migliore gli altri due… soprattutto Piatek.. Probabilmente da solo gioca meglio.. Alcuni movimenti li gradisce rispetto ad altri.. Bisogna costruire quindi un qualcosa di diverso lì davanti.. vado oltre la partita di oggi..”.

Questo era soltanto uno stralcio della conferenza post partita di Udinese-Milan, uno dei più significativi a mio avviso. A caldo, Giampaolo ha individuato nel polacco (“soprattutto Piatek”)  il problema attuale maggiore del reparto avanzato rossonero. Sostiene che il pistolero “probabilmente da solo gioca meglio”, che “alcuni movimenti li gradisce rispetto ad altri”. Conclusione: il bomber del Milan sembra incompatibile col 4-3-1-2. Ma è davvero così? È Piatek che non può giocare in tandem o è Suso che non può fare il trequartista? Verrebbe da rispondere entrambe le cose, stando alle indicazioni che Giampaolo dice di aver ricevuto dalla prima di campionato (e non solo).   

PROBLEMA GENERALE -​ Va considerato anzitutto un problema generale. L’Udinese di Tudor ha presentato ai rossoneri un contesto di gara difficile da affrontare. L’avversario in questione è come se avesse fatto emergere chiaramente certi limiti, che finora si intravedevano soltanto. Non solo. Da un punto di vista strutturale il sistema scelto da Tudor ha neutralizzato la superiorità numerica lungo l’asse centrale su cui si basa il gioco di Giampaolo. In più la retroguardia friulana godeva costantemente di una specie di 5 vs 2, con Becao e Samir in marcatura feroce sui due attaccanti rossoneri, Ekong al centro e Stryger Larsen e Pezzella che si interponevano stretti tra le mezzali del Milan e Piatek e Castillejo.  




Così, senza un trequartista con determinate caratteristiche e senza la spinta convinta dei terzini, il Milan specialmente nel primo tempo si è ridotto ad attaccare con pochissimi uomini, in un deserto sterile presidiato da giocatori in maglia bianconera. Conclusione affrettata: Piatek non è compatibile col 4-3-1-2. 

DAVVERO PIATEK NON PUÒ GIOCARE A DUE? - Ma davvero Piatek non può giocare a due? Nessuno ricorda che l’esplosione del polacco è avvenuta nel Genoa di Ballardini e Juric? E come giocava il Grifone? Con Ballardini tendenzialmente col 3-4-1-2, con Juric col 3-5-2. Sempre a due punte. E la coppia Kuoamé-Piatek era a tratti devastante, complementare. Non soddisfa dunque l’affermazione di Giampaolo secondo cui il polacco “probabilmente da solo gioca meglio”. La storia recente del centravanti la smentisce. Inoltre Piatek in rossoblù coesisteva bene anche col trequartista.. 




Il fatto è che nel Genoa l’occupazione dell’ ampiezza, che è garanzia di cross, era compito preciso dei laterali (‘quinti’ o ‘quarti’ che fossero). Nel Milan di Udine invece la spinta dei terzini è mancata completamente. Nel primo tempo un solo cross (sballato) di Rodriguez, zero di Calabria. A ciò si aggiunga lo stato di forma del centravanti polacco, il quale, per stessa ammissione di Giampaolo, “sente la fatica più degli altri” in questa fase. 

INNAMORARSI DI UN EQUIVOCO: SUSO TREQUARTISTA - Insomma, dopo la partita di Udine mi sarei aspettato un “soprattutto Suso”, non un “soprattutto Piatek”. È infatti lo spagnolo il vero equivoco. Non basta avere grandi doti tecniche per fare il trequarti. Non basta sapere imbucare, specialmente nelle squadre di Giampaolo. Un undici disposto col 4-3-1-2, nel quale i terzini non spingono più di tanto, deve almeno avere un trequartista di inserimento e che sia anche capace di incidere nelle transizioni. Suso invece tende a volere sempre il pallone sui piedi. Riporto qui una sequenza emblematica a proposito.    
 



Il Milan esce da una pressione nella propria metà campo grazie a un tocco di Calhanoglu per Paquetà, che scatta palla al piede. Suso gli è davanti: si aspetta forse di essere servito per guidare lui la ripartenza.   



Ma Paquetà non gli consegna il pallone, si è lanciato. La reazione di Suso a questo punto è poco comprensibile. E soprattutto non è da trequartista di Giampaolo. Suso si ferma. Quando avrebbe potuto (tra le varie possibilità) offrire una soluzione lungo la fascia sinistra, provocando un 3 vs 3 su quel lato. 



Oppure guardate qui sotto questa ‘seconda palla’ non attaccata. Piatek vince il duello aereo con Becao e indirizza il pallone dentro al cerchio di centrocampo, dove sta arrivando Suso tutto solo. 



Se aggredito e non atteso, questo pallone può generare un altro pericoloso 3 vs 3. Ma Suso si arresta quasi e aspetta che il pallone lo raggiunga. 



E, dopo lo stop, naturalmente rientra sul piede preferito. Ora però sotto la linea della palla ci sono ben sette uomini dell’Udinese.  



Per darvi l’idea di un trequartista ‘alla Giampaolo’, delle caratteristiche che deve avere, mi servirò per concludere di un gol di Defrel in blucerchiato. È un Sassuolo-Sampdoria dello scorso anno, una splendida azione orchestrata dai tre attaccanti. Il francese ruba palla a centrocampo e conduce accentrandosi fino alla trequarti avversaria, dove arriva lo scarico per Gabbiadini che si è aperto sul centro-destra per ricevere. L’ex Southampton controlla, guida e alza la testa. Quagliarella esegue un taglio e un contromovimento ad allargarsi dentro l’area. Gabbiadini lo serve con un lancio millimetrico. 



Defrel nel frattempo ha attaccato lo spazio centrale creatosi grazie allo smarcamento del compagno, e punta la porta prevedendo una possibile torre. Al capocannoniere dello scorso campionato non resta che appoggiare delicatamente il pallone di testa sulla corsa del trequartista. Defrel segnerà facilmente.  Queste in sostanza sono le cosiddette ‘corde’, le famose e non fumose ‘caratteristiche’ che mancano a Suso per interpretare bene quel ruolo, secondo il credo di Giampaolo.