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Lo sfogo di Antonio Conte è il dibattito della settimana. Ha fatto bene a scagliarsi contro la società oppure ha fatto male. Come al solito l’Italia è divisa anche se, in tutta onestà, pare abbastanza chiaro che la stragrande maggioranza della critica si sia collocata dalla parte di chi pensa che il tecnico, questa volta, è andato nettamente sopra le righe. Poco concentrato sulle proprie responsabilità, molto su quelle degli altri dirigenti: “Ho sbagliato a fidarmi”.

Però Antonio Conte, almeno dal punto di vista dei numeri, ha ragione a lamentarsi e proviamo a spiegarvi perché. 

E’ ormai un riflesso pavloviano quasi condizionato scrivere o pensare che per il suo arrivo Zhang & soci si siano svenati sul mercato. Conte non sembra essere d’accordo, se restiamo al post partita di Dortmund: “Ci sono situazioni difficili da gestire. A chi chiediamo? A Barella, che abbiamo preso dal Cagliari? A Sensi, arrivato dal Sassuolo? Non hanno esperienza, non hanno vinto niente”. Provando a tradurre dal linguaggio contiano: a parte Lukaku, da lui fortemente voluto e pagato 65 milioni (bonus esclusi), il resto è un mercato certo non da top club, non da ambizioni Champions, la società poteva fare di più (da qui forse la frase “ho sbagliato a fidarmi”).

Per capire cosa frullasse nella testa dell’allenatore abbiamo fatto un po’ di calcoli, provando anche ad applicare il semplicissimo ma efficace teorema del mutuo di casa: pesa di più un mutuo da 1000 euro per una famiglia che ne guadagna 2000 oppure un mutuo da 1000 per un’altra che ne introita 4000? La risposta è evidente, ma non immediata. 

Abbiamo preso in esame gli ultimi 5 anni. I soldi spesi nella finestra estiva di calciomercato per Conte, andando indietro fino all’Inter di Mancini dell’estate 2015. Considerato che, tra le altre cose, negli scorsi 4 esercizi l’Inter è stata sotto osservazione Uefa e ha dovuto rispettare le regole di pareggio del bilancio. A volte con cessioni importanti, altre volte con una discreta dose di creatività, esperienza e ingegneria finanziaria dimostrata da Piero Ausilio. Come dire: se i cordoni dovevano allargarsi, quest’estate è stata quella più proprizia rispetto agli anni passati. Quello che si scopre è interessante.

Per ogni anno abbiamo calcolato, per essere omogenei, solo i soldi effettivamente spesi dal club e quindi i soldi sborsati per il prestito di un giocatore. Il riscatto è stato calcolato (se riscattato) l’anno successivo. Perciò Politano è imputabile alla campagna acquisti di Conte visto che è stato riscattato in estate, mentre per Spalletti pesano solo i 5 milioni del prestito (e nel passato Miranda pesa 4 milioni sul primo anno di Mancini e 10 l’anno successivo per il riscatto). Inoltre, abbiamo calcolato i giocatori più significativi, per esempio in questa stagione non Radu per cui sono stati spesi 12 milioni di riscatto per poi rigirarlo al Genoa oppure Salcedo. Per questa stagione sono esclusi anche Sanchez e Godin perché uno prestito secco e l’altro parametro zero, nonostante siano state due grandi operazioni. 



L’Inter ha chiuso il bilancio 2018-19 con un fatturato da record (plusvalenze incluse), approvato da pochi giorni: 415 milioni di euro. 

Ecco il teorema del mutuo di casa: quanto pesano i 124 milioni di euro spesi per Conte, sui 415 milioni di giro d’affari dell’Inter, cioè semplificando, la sua potenza economica? La risposta è il 29,8%.
Andiamo avanti con i calcoli.



L’Inter ha chiuso il bilancio 2017-18 con fatturato al lordo delle plusvalenze a 347 milioni di euro.

Gli 86 milioni di euro spesi per il secondo anno di Spalletti, sui 347 milioni di giro d’affari dell’Inter “pesano” per il 24,7%. Cioè, complessivamente, l’impegno economico assunto dalla società è stato inferiore a quello profuso per Antonio Conte.

Proseguiamo però a ritroso ancora:



L’Inter chiuse il bilancio 2016/17 con ricavi complessivi per 318 milioni di euro. L’impegno totale al primo anno di Spalletti sul mercato fu di 137 milioni, cioè il 47% del fatturato. Un rapporto in proporzione parecchio superiore a quello che abbiamo visto nei due casi precedenti.
E così è possibile tornare indietro ancora un po’.



Il secondo anno di Mancini stabilisce un record: 142,5 milioni spesi sul mercato, in valore assoluto già questa cifra è già da sola superiore all’ultima estate nerazzurra. 
Va poi rapportata a un bilancio 2015/16 chiuso con ricavi complessivi a 241 milioni di euro.
Va specificato che a metà giugno del 2016 Suning acquisì il controllo dell’Inter, e l’exploit potrebbe anche spiegarsi con la voglia del gruppo cinese di presentarsi ai tifosi con i fuochi d’artificio.
Al netto di questa considerazione: per Mancini il rapporto tra fatturato e soldi spesi sul mercato sale fino al 59% cioè il doppio dello sforzo fatto per Conte, arrivato in una fase storica molto più florida, in cui il club ha aumentato i ricavi di quasi il 100% rispetto a 3 anni prima ed è anche uscito dal regime di settlement agreement.

Ultimo prospetto, il primo mercato post ritorno di Roberto Mancini alla Pinetina: 


Nell’anno dell’atteso ritorno in nerazzurro di Mancini il club chiuse l’esercizio di bilancio con ricavi complessivi per 198 milioni di euro e sul mercato, in estate, ne furono impegnati 97,5 con un’incidenza del 49,2%. Non un record, come sarebbe poi successo l’anno dopo, ma comunque una cifra di molto superiore in proporzione alle possibilità di spesa rispetto a quello che è stato garantito ad Antonio Conte. 

E’ una fotografia che si basa solo sui giocatori e non calcola stipendi, compreso quello parecchio oneroso di Conte, però può essere assunto come un termine di paragone quando si fanno confronti tra allenatori in anni diversi. 

Proprio perché un mutuo da 1000 euro può essere pesante, ma la misura dipende da quanto incassa la famiglia alla fine del mese. E la famiglia ai tempi di Mancini era economicamente più modesta (e più soggetta a vincoli Uefa) rispetto a quella che oggi ha abbracciato Conte.
Per questo Antonio da Lecce dal punto di vista professionale e di gestione delle risorse umane ha sicuramente alzato troppo l’asticella e sbagliato nei modi e nei metodi delle espressioni post sconfitta in Germania.

Ma oltre allo sfogo, se il senso (nemmeno poi cosi nascosto) del suo messaggio era: “Ho sbagliato a fidarmi perché pensavo assecondassero di più le mie richieste sul mercato per essere competitivi su tutti i fronti…” beh, lo dicono i numeri, indipendentemente dal suo stipendio monstre rispetto ai precedenti: Mancini fu coccolato molto di più, ma anche Big Luciano, appena sbarcato sul pianeta Inter, ottenne da Suning più di quanto non sia toccato per il momento all’iracondo Antonio.