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C’era un solo modo perché Inter e Juventus fossero estromesse con largo anticipo dalla lotta scudetto. Ed era quella di pareggiare il derby d’Italia - definizione breriana ormai anacronistica, visto che prima era uno scontro per squadre mai retrocesse, mentre nel 2006 la Juve in B ci è stata - alla fine di una partita complessivamente brutta, ma che l’Inter aveva in assoluto controllo a cinque minuti dalla fine. All’improvviso, come una folgore che si abbatte sui contendenti, il Var Guida ha richiamato Mariani al monitor per un controllo potenzialmente da rigore.

Cosa era accaduto? Che su un pallone appena dentro il limite dell’area, Alex Sandro, tra i più positivi, aveva anticipato il neo entrato Dumfries, venendo colpito dal suo piede destro. Guida, evidentemente, si è accorto  subito che il contatto era dentro l’area e ha trasferito i dubbi sull’impatto all’arbitro centrale che ha decretato il calcio di rigore, trasformato da Dybala, da poco subentrato all’evanescente Kulusevski.

Finisce così 1-1 per la rabbia di Simone Inzaghi (espulso) e del popolo “bauscia” che se la prende per il rigore salva-Juve. Il fallo c’è ed era inevitabile la decisione di Mariani, quello che è meno accettabile è il pari della Juve, del tutto immeritato in ragione della partita proposta. L’Inter meritava di vincere e ha ragione Inzaghi a sostenere che la Juve avrebbe potuto segnare solo in una maniera tanto incidentale. Una colpa, però, la sua squadra ce l’ha ed è quella di non aver cercato con sufficiente determinazione il raddoppio, ma avere esercitato un controllo saldo, ma non del tutto sicuro.

La Juve ha cominciato a perdere l’occasione prima ancora del calcio d’inizio. Intanto perché Allegri si ostina a schierare McKennie, la cui mediocrità è conclamata e poi, perché, anziché Chiesa, l’allenatore decide di premiare Kulusevski forse per il gol segnato in Champions sul campo dello Zenit San Pietroburgo. Ma l’errore più clamoroso, Allegri lo combina al 16’, insieme a Bernardeschi che, si infortuna alla spalla. Il giocatore chiede subito il cambio, poi però pensa (male) di restare in campo un altro minuto giusto per provare. Max, anziché imporsi richiamandolo in panchina, per inserire Bentancur, già pronto, glielo concede e l’Inter va a segno con Dzeko su tiro di Calhanoglu respinto dalla traversa.

Ho visto troppo calcio per ignorare che il gol dell’Inter è frutto anche di casualità: la conclusione del turco andrebbe nettamente fuori se non fosse deviata da Locatelli e Dzeko, tenuto in gioco per qualche centimetro da Bonucci, non ribadisse in rete. Tuttavia sui cambi per ristabilire la parità numerica so che bisogna essere tempestivi. Allegri non lo è stato, certamente in buona fede e per assecondare la volontà di Bernardeschi, ma così la Juve ha preso gol.

Vantaggio meritato perché l’Inter, al contrario dei bianconeri, ha tenuto più la palla, giocato quasi sempre nella metacampo avversaria, proposto gioco con il suo 3-5-2 dinamico. Simone Inzaghi ha il coraggio di mettere molto campo dietro i difensori. Allegri, al contrario, difende basso anche quando ci sarebbe da attaccare, da alzare il ritmo e da allargare il campo. La sua squadra è sempre lenta, pasticciona, imprecisa e, soprattutto, vede poco la porta. Morata, uno che sembra involuto, è però l’unico che ci prova, tanto che dieci minuti prima che l’Inter passi con Dzeko, scaglia un destro non controllato da Handanovic sul quale piomba Alex Sandro peraltro incapace di dare forza a due passi dal portiere interista.

La Juve avrebbe bisogno di cambiare (uomini, marcia, atteggiamento), ma Allegri inspiegabilmente tarda, mentre l’Inter è padrona del campo e, pur non facendosi mai pericolosa, fa la partita, la governa, la doma, di fronte ad un avversario supino che non manovra e non attacca. Quando Allegri sostituisce Kulusevki con Dybala e Cuadrado con Chiesa (64’), la sua squadra, ben lungi dal trasformarsi, comunque si accende. Intanto perché l’argentino aumenta il peso offensivo e la pericolosità (punizione non trattenuta da Handanovic). In secondo luogo perché Chiesa si mette a disposizione della squadra con accelerazioni all’indietro, cioè per andare a riconquistare i palloni persi da altri. 

C’è da dire che se Allegri ha tardato nelle sostituzioni, ma le ha azzeccate (l’ho già detto: aveva sbagliato gli undici di partenza), Simone ha tolto troppo presto Calhanoglu (Vidal ha avuto l’influenza, altrimenti avrebbe giocato dall’inizio) per inserire un centrocampista difensivo come Gagliardini. Anche Dumfries per Perisic non è parso un atto di coraggio, a prescindere dal fallo commesso in area su Alex Sandro che ha determinato il risultato. L’Inter, alla fine, ha da recriminare, la Juve da esultare. Ma la classifica condanna entrambe.





IL TABELLINO

Inter-Juventus 1-1


Marcatori: 17’ Dzeko (I), 44’ s.t. Dybala rig. (J)

Assist:

Inter (3-5-2): Handanovic; Skriniar, de Vrij, Bastoni; Darmian, Barella (dal 45’ s.t. Vecino), Brozovic, Calhanoglu (dal 16’ s.t. Gagliardini), Perisic (dal 27’ s.t. Dumfries); Dzeko, Lautaro (dal 27’ s.t. Sanchez).

Juventus (4-4-2): Szczesny, Danilo, Bonucci, Chiellini, Alex Sandro; Cuadrado (dal 20’ s.t. Chiesa), Locatelli (dal 38’ s.t. Kaio Jorge), McKennie (dal 38’ s.t. Arthur), Bernardeschi (dal 18’ Bentancur); Kulusevski (dal 20’ s.t. Dybala), Morata.

Ammoniti: 40’ Barella (I), 44’ Alex Sandro (J), Perisic (I), Chiellini (J)

Espulsi:

Arbitro: Maurizio Mariani (della Sezione di Aprilia)