Quando si compra qualcuno dal Sudamerica, il pericolo c'è sempre. Ancor di più se sei un tifoso dell'Inter e, due estati fa, hai dovuto fare i conti con Gabriel Barbosa, ai più noto come Gabigol. Accolto in maniera festante e trionfante, il brasiliano, prelevato dal Santos per 30 milioni di euro, non ha lasciato traccia di sé: 10 presenze e 1 solo gol, a Bologna. Via in prestito al Benfica, via in prestito al Santos. Ecco, quando l'Inter ha annunciato Lautaro Martinez, numero 10 del Racing de Avellaneda, soprannominato il Toro, qualcuno ha pensato subito a Gabriel Barbosa (gol si è perso nel tempo). Bene. Lautaro Martinez non è Gabriel Barbosa, l'argentino non è il brasiliano, il Toro non è Gabigol. 

BIGLIETTO DA VISITA DIFFERENTE 
- In Libertadores quasi un gol a partita (5 reti in 6 match), in Primera Division 21 in 48 partite (quasi 1 gol ogni 2 gare), Lautaro Martinez è arrivato in Italia con un biglietto da visita di tutto rispetto. Anche Gabigol, in patria, aveva una media gol di un gol ogni due partite l'anno precedente al suo arrivo (5 in 11), ma non si era, per esempio, confrontato con le avversarie della Copa Libertadores. E non è poco.

SPIRITO DIVERSO - Un piccolo Aguero, un piccolo Tevez, il Toro è andato in gol nella prima uscita stagionale contro il Lugano. Non un gol bello, ma un gol di chi ci crede sempre, di chi con la testa è sempre dentro la partita. Anche negli allenamenti, Lautaro Martinez sta impressionando, cosa che non aveva fatto Gabigol. Corsa, resistenza, disposizione al sacrificio, voglia di imparare, duttilità tattica. Fuori, sin da subito, il brasiliano, pienamente dentro al progetto, invece, l'argentino. Che potrà incontrare difficoltà di ambientamento, come capita spesso ai giovani stranieri (difficilmente agli argentini), ma la base di partenza è da giocatore vero. E pronto. Quello che non era Gabigol. 

@AngeTaglieri88