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  • Inter, Milan e il sindaco Sala: il grande bluff su San Siro

    Inter, Milan e il sindaco Sala: il grande bluff su San Siro

    • Gianni Visnadi
    Mentre Inter e Milan non parlano in via ufficiale, ma si affidano a sussurri di corridoio che aleggiano l’intenzione di costruire altrove il nuovo stadio se i tempi dovessero ulteriormente allungarsi, il sindaco Sala non perde occasione per lanciare l’allarme: cosa accadrebbe del Meazza, se le due squadre emigrassero nell’hinterland?

    Un allarme che rimbalza da mesi sulla città, ma che non spaventa quasi nessuno, perché tutti sanno che se Milano avrà un nuovo stadio, se davvero ne ha bisogno, lo avrà solo sull’area dove sorge quello attuale, perché altrove non può esistere la ragione che spinge due club di calcio a trasformarsi in società immobiliari. Il grande albergo, lo shopping center, il centro uffici avrebbero il valore voluto e stimato solo se edificati in zona San Siro, area già ora di pregio, destinata a rivalutarsi molto grazie al nuovo progetto. Non certo a Sesto San Giovanni o a San Donato, con l’ovvio rispetto dovuto ai due operosi comuni alle porte della metropoli.

    Servisse solo terreno incolto ed edificabile per uno stadio, ce ne sarebbe in abbondanza anche in una regione altamente cementificata come la provincia di Milano. Ed è qui che si scopre il bluff. Perché a Inter e Milan non basta fare uno stadio più bello e più comodo e più fruibile, serve allargare il proprio business fuori dal calcio per dare un boost ai rispettivi bilanci e per conseguenza diventare anche oggetto di attenzione per eventuali compratori. Non si scordi che dietro il presidente Scaroni c’è fondo di investimento destinato prima o poi a vendere il Milan e che gli Zhang sono già arrivati a un passo dal cedere l'Inter (col progetto stadio già varato, l’operazione si sarebbe già conclusa).

    Giuseppe Sala un giorno dice di volere passare palla ai cittadini, col referendum consultivo, e il giorno dopo cambia idea, dicendo che la decisone è solo sua. Ha aspettato di essere rieletto per scongelare la questione stadio dopo un anno di silenzio, ma la stessa Milano che l’ha votato gli si è in parte rivoltata contro, opponendosi in nome della storia, ma non solo. Perché lo stadio Meazza è patrimonio anche economico della città, mentre il il nuovo stadio sarebbe di Milano solo geograficamente.
     

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