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La partita contro il Ludogorets non doveva creare problemi ma poteva essere utile per capire alcune cose in vista dello sprint finale di stagione. Di cose infatti ne abbiamo capite molte. Prima di tutto il pensiero di Conte. L’Europa League si affronta con le “riserve”. Iniziamo con il dire che finalmente l’Inter ha una rosa abbastanza profonda per permettersi di fare il tipo di turnover che l’allenatore vuole. Le riserve dell’Inter sono abbastanza competitive per provare a raggiungere le fasi finali della seconda competizione europea. Certo, se i ritmi salgono, se al posto dei bulgari incontri tedeschi o inglesi per gente poco abituata a giocare o con tanti chilometri di carriera nelle gambe potrebbe diventare molto impegnativo. Insomma non ci facciamo illusioni, se la affrontiamo così e prima delle semifinali incontriamo squadre di corsa e di esperienza arrivare alla finale diventerà per l’Inter molto improbabile. 

La seconda cosa che abbiamo capito è che Eriksen è un giocatore di un livello superiore. Non che non lo si sapesse ma negli ultimi giorni il gioco al massacro nei confronti del danese è stato tanto pesante quanto ridicolo. Eriksen aveva i suoi problemi a Londra. Tutti sapevano che se ne sarebbe andato, giocava poco e una volta arrivato a Milano ha dovuto inserirsi in un gruppo già molto “allenato” e affiatato da 7 mesi. "Ma lui doveva entrare e fare la differenza perchè 10 anni fa Sneijder lo ha fatto!". Ma dai, siete seri? Sneijder è arrivato ad agosto e giocava in una squadra già vincente che faceva sentire i nuovi arrivati campioni. Qui non si vince da 9 anni e oggi è tutto in perenne evoluzione. Insomma la situazione è molto molto diversa e pretendere che un giocatore, per quanto top, arrivi e al 30% giochi 90 minuti e faccia la differenza è quantomeno utopistico. Ma comunque il danese trotterellando ha segnato, preso una traversa con un tiro da fermo da far girare la testa, ha sfornato assist e ottime geometrie. Ci sarà da divertirsi. 
E poi c’è Lukaku. Entra e decide. Lui è fondamentale per il gioco di Conte, senza Romelu si deve stravolgere tutto il concetto di squadra e non è mai facile farlo. Romelu è un trascinatore, e soprattutto dà tranquillità alla squadra. Palla a lui vuol dire palla in cassaforte, squadra che sale e possibilità di attaccare lo spazio. Il gol di Eriksen arriva da un suo assist spalle alla porta, il contropiede di solito parte con una sua sponda. Ma l’attaccante deve fare gol direte voi: giusto, siamo già a 22 “and counting” direbbero gli inglesi che si occupano di statistiche. Qualcuno a metà anno al posto che ricredersi su di lui dopo averlo giudicato “scarso” mi disse che era buono ma che non è uno che fa vincere, che avrebbe raggiunto magari 20 gol ma che non sarebbero serviti. Boh, può essere, però intanto i 20 gli abbiamo superati e magari si viaggerà verso i 30. Forza Inter sempre!