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Chi ha un defibrillatore sottocutaneo non può ottenere l'idoneità sportiva in Italia. Ma, se questo dovesse essere rimosso, il discorso cambia. Ecco la speranza di rivedere Christian Eriksen giocare con l'Inter. Il 29enne centrocampista danese ha avuto un arresto cardiaco in campo durante Danimarca-Finlandia dello scorso 12 giugno agli Europei, ha rischiato la vita e poi è stato operato al cuore. 

Riccardo Cappato, direttore del centro di elettrofisiologia clinica e aritmologia del gruppo Multimedica di Milano, spiega al Corriere dello Sport: "Nel caso di Eriksen le ipotesi sono svariate. Mancano elementi della sua storia clinica e di quanto appurato dagli specialisti dell'ospedale danese. Non abbiamo nemmeno informazioni sulla defibrillazione in campo. Di certo la crisi cardiogena è stata grave. Un blocco del cuore da fibrillazione conseguente ad aritmia grave, imprevista e improvvisa. Cause possibili? Molte. Una potrebbe essere preesistente mai individuata e stabile, tipo la cardiomiopatia congenita o la sindrome di Brugada, oppure una miocardite infiammatoria da causa grave (per lo più da virus, come quello del Covid, che non sembra riguardare il cuore ma che poi all'improvviso innesca l'aritmia), o un disturbo elettrolitico. La causa infiammatoria, se si riesce a diagnosticare, è per esempio una causa reversibile, che potrebbe consentire a Eriksen di arrivare a togliere il defibrillatore e quindi tornare a giocare a calcio in Italia". 
Franco Cecchi (università di Firenze, specialista in malattie cardiovascolari e cardiomiopatie, fondatore e presidente dell'associazione di pazienti con cardiomiopatia Aicarm) gli fa eco sempre al Corriere dello Sport: "Una miocardite subclinica di origine infiammatoria? I medici dell'ospedale danese dovrebbero aver scoperto se questa è la possibile causa. Possibile una miocardite infiammatoria, per esempio da mononucleosi o da citomegalovirus o da un virus che lo ha infettato in modo asintomatico anche mesi prima. O a causa di una vecchia presenza virale che si è riaccesa. Avere queste informazioni ci permetterebbe di sapere se ha avuto una passata infezione, se è rimasta latente un'infiammazione che può portare a una miocardite e a un’improvvisa crisi del ritmo. Allora si cura la causa dell’infiammazione e quando si è sicuri che è 'spenta' si potrebbe anche togliere il defibrillatore, se questo ostacola il via libera al ritorno in campo. Quando è arrivato all'Inter è stato sottoposto a tutti gli screening cardiovascolari. E in Italia siamo severissimi in questo campo. Era tutto a posto, così come negli screening inglesi fino al 2019. Ora si possono fare solo supposizioni perché non conosciamo i risultati degli esami fatti in ospedale a Copenaghen. Purtroppo, non c'è coordinamento tra federazioni e tra società calcistiche. Si potesse avere la storia clinica di Eriksen, e non solo quella cardiaca, si potrebbe realmente fare una previsione precisa".