Il barrio de La Paternal di Buenos Aires, uno dei pochi luoghi a non essere ancora stato travolto dalla speculazione edilizia ormai fuori controllo, è famoso principalmente per tre cose: il profumo di asado che la domenica avvolge le villette di questa zona residenziale, il fútbol e l'Argentinos Juniors.

L'Argentinos è una sorta di religione, appartenenza allo stato puro: pur essendo caduto in disgrazia dopo i fasti degli anni '80, il club rimane uno dei più tifati dell'intera Baires e trova ne La Paternal la massima espressione del proprio tifo. L'Argentinos è famoso per essere uno dei vivai più floridi dell'intero continente sudamericano: oltre a Diego Armando Maradona, che si trova raffigurato sotto forma di murales su ogni muro del quartiere, qui sono sono cresciuti giocatori del calibro di Esteban Cambiasso, Fernando Redondo e Juan Roman Riquelme, tutti a loro modo tra i massimi esponenti del calcio argentino.
 
Ultimamente il semillero, il settore giovanile, ha ricominciato a produrre talenti in grande quantità. A finire sotto osservazione, contrariamente alle previsioni, non sono però le geometrie di Alexis Mac Allister né le reti di Damián Batallini: il gioiellino del Bicho più seguito al momento si chiama Nicolás González. González piace a tante squadre, soprattutto italiane: per portarlo nel nostro campionato pare che l'Inter sia disposta a mettere sul piatto otto milioni di euro, in una trattativa che potrebbe essere portata avanti grazie a un club di “appoggio”, aggirando così la regola sugli extracomunitari.
 
La sua storia parte da Escobar, otto ore da Buenos Aires, dove il talento di casa Bicho è nato e cresciuto fino all'età di otto anni. Il calcio era già entrato nella sua vita quando José, il fratello maggiore che giocava in una piccola realtà di quartiere, il Parque Chas, durante un torneo conosce un osservatore dell'Argentinos Juniors e ne approfitta per procurare un provino a Nicolás. Così il classe '98 parte per la capitale da bambino, seguito da tutta la famiglia: la sua ascesa è rapida e si capisce sin da subito che il suo percorso sarebbe stato importante, tanto che appena adolescente, River Plate e Platense provano a portarlo via al Bicho.
 
Un tentativo vano, come confiderà lo stesso Gonzáles in una bella intervista al Clarín: "Avrei avuto molte occasioni per andarmene, ma questa è la mia casa, il posto che mi ha cresciuto e che ha dato un futuro alla mia famiglia: ho un grande rapporto con tutti e anche quando partirò so che rimarrò legato all'Argentinos". Il rapporto di empatia con l'ambiente che si è sviluppato negli anni è una sorta di valore aggiunto: i giovani talenti del club sentono la maglia come pochi altri, vivendo in simbiosi con un contesto appassionato, talvolta anche in maniera ossessiva: "Prima della partita contro il Chacarita un gruppo di tifosi è venuto al campo per discutere con noi sul fatto che quella partita andava vinta – ha raccontato González – io mi sono spaventato per i toni forti, ma quando siamo scesi in campo ho capito che volevano solo spronarci.
E abbiamo vinto".
 
González nasce mezzala sinistra, ruolo che ha ricoperto fino a quando giocava nell'Octava dell'Argentinos. Chi lo conosce bene lo descrive come un volante molto incisivo in fase di rifinitura, che una volta arrivato sotto la gestione del Bocha Batista – grande gloria del club – ha scoperto di avere delle discrete doti offensive: "Batista mi ha avvicinato alla porta accellerando la mia crescita – ha detto González – e questo mi ha aiutato molto una volta arrivato in prima squadra"
 
Heinze, altro allenatore fondamentale per la sua crescita, lo ha lanciato nella mischia schierandolo largo a destra, per sfruttare le sue doti tecniche e il suo sinistro che ricorda un po' quello di Paulo Dybala, venendo ripagato con il gol promozione segnato al Gimnasia Jujuy nel dicembre scorso. Il momento più bello della carriera, come dichiarerà lo stesso González a FourFourTwo, rivista britannica che lo ha inserito tra i cinquanta under 20 da seguire nel 2018: "Essere in quella classifica mi gratifica, ma se ci fosse stato uno dei miei compagni non sarebbe cambiato nulla". L'Argentinos, in fondo, è una cosa sola.