312
22 maggio 2010 - 22 maggio 2020. Sono già passati dieci anni dalla finale di Champions League vinta dall'Inter contro il Bayern Monaco allo stadio Santiago Bernabeu di Madrid. La capitale spagnola ha la stessa lettera iniziale della città (Milano), del presidente (Moratti), dell'allenatore (Mourinho), del bomber (Milito) e dell'uomo-spogliatoio (Materazzi) di quella squadra entrata nella storia diventando campione d'Italia, d'Europa e del mondo. Da allora nessun club italiano è più riuscito a vincere un trofeo internazionale: il digiuno più lungo di sempre. 

CLICCA SULLA GALLERY PER VEDERE COME L'INTER E I CALCIATORI DI ALLORA CELEBRANO IL DECIMO ANNIVERSARIO DEL TRIPLETE
Il Triplete è arrivato all'apice dell'era Massimo Moratti, riuscito a far rivivere i fasti della Grande Inter costruita negli Anni Sessanta da suo padre Angelo. All'ex presidente viene attribuito l'errore di aver confermato quasi in blocco la rosa del 2010, invece di cedere qualche pezzo pregiato un po' avanti con l'età e reinvestire sul mercato per ringiovanirla. Il ragionamento è condivisibile col senno di poi, ma non tiene conto di un dato di fatto: Moratti è sempre stato un presidente-papà e, anche se potesse tornare indietro nel tempo, rifarebbe le stesse scelte di riconoscenza verso gli eroi del Triplete. 

Dopo la triste parentesi Thohir, ora l'Inter è in mano alla famiglia Zhang. Sin dal primo giorno i cinesi hanno promesso ai tifosi che Suning riporterà il club nerazzurro ai vertici del calcio mondiale. La strada intrapresa è quella giusta e il processo di crescita è già iniziato, come dimostrano i risultati migliorati sia sul campo, sia nel fatturato. La gestione è passata da famigliare ad aziendale, ma per raccogliere i frutti di questo lavoro serve ancora un po' di tempo. In fondo nel 2010 tanti interisti avranno pregato: "Dio del calcio regalaci questo Triplete, poi possiamo anche non vincere più niente per dieci anni".