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Il motore al centro. Sulla falsa riga dell'esperienza alla Lazio, in contrasto con l'esperienza di Conte. La nuova Inter inizia a prendere forma e lo fa a immagine e somiglianza del suo nuovo tecnico. L'imminente addio di Achraf Hakimi, per il quale continua la trattativa con il Psg, avvia la rivoluzione nerazzurra in fascia. Con il marocchino se ne vanno anche 7 gol e 8 assist. Se ne va, più in generale, una straordinaria fonte di pericolo, una freccia laterale capace di creare occasioni e superiorità in zona-gol. L'Inter, da quelle parti, è pronta a premiare Matteo Darmian e non toglie gli occhi da Alessandro Florenzi, ma sa che un altro Hakimi non lo troverà. 
Discorsi simili per la fascia opposta: il futuro di Ivan Perisic è ancora un rebus, e in attesa di novità in entrata - con il nome di Emerson Palmieri sempre in pole - Marotta si è cautelato con la conferma di Ashley Young, pronto al rinnovo per un'altra stagione. La svolta, dunque, è evidente: spazio a calciatori più difensivi e di posizione, che non disdegnano comunque la possibilità di offendere. Caratteristiche e situazioni che ricalcano, con le differenze del caso, gli ultimi anni di casa Lazio, dove sulla fascia si sono alternati Basta, Lulice Fares, oltre al più offensivo Lazzari. Fosforo ed energie sono così da ricercare in mezzo al campo: la corsa di Barella, abbinata agli inserimenti in area di rigore, acquisterà ulteriore importanza; l'intelligenza tattica e la classe di Eriksen saranno fondamentali per unire i reparti. Il motore al centro, dicevamo, per ricreare in nerazzurro quella mediana di muscoli e talento che, grazie a Luis Alberto e Milinkovic Savic, ha fatto volare la Lazio di Inzaghi. Che lì ha costruito le sue fortune e i numeri non mentono: negli ultimi tre anni, lo spagnolo ha portato alla causa 22 gol e 27 assist, il serbo 23 reti e 22 passaggi vincenti. Simone, ora, è pronto a partire. Anzi, a ripartire dal centro