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Primo: comunque vada, sarà un successo e lo diciamo prima del fischio d'inizio di Kiev, così non ci sono dubbi. Basti pensare a quale cumulo di macerie fosse ridotta esattamente due anni fa la Nazionale 4 volte campione del mondo, una volta campione europea e olimpica.
 
Sudafrica, 24 giugno 2010, Slovacchia-Italia 2-3: azzurri campioni del mondo uscenti e rispediti a casa fra il pubblico ludibrio e il comprensibile delirio slovacco esteso a Nuova Zelanda e Paraguay; azzurri per la prima volta in cent'anni di storia, incapaci di vincere almeno una partita della fase finale di un mondiale. E per i tardi di memoria, giova ricordare anche la Confederations Cup 2009, con la storica vittoria dell'Egitto e la tremenda lezione rimediata dal Brasile.
 
Secondo: Prandelli ha già compiuto la missione che gli era stata affidata dalla Federcalcio il 1° luglio 2010. La Figc lo chiamò al posto di Lippi, dopo avere ignobilmente fatto fuori Donadoni due anni prima, quando il ct bergamasco fu eliminato soltanto ai rigori nei quarti dalla Spagna che avrebbe vinto il titolo europeo e poi il mondiale. Abete chiese a Cesare di ricostruire l'Italia, di portarla alla fase finale degli Europei 2012, considerati la tappa intermedia verso il vero obiettivo: i mondiali i Brasile 2014. Prandelli, non soltanto ha rifatto la Nazionale pur in presenza di un'impressionante penuria di campioni indigeni eschiacciato dall'esterofilia dei club: le ha ridato un gioco e un'anima e l'ha portata fra le prime otto d'Europa. Al punto che, sia pure a denti stretti, il Times l'ha definito "uno dei più rispettati tecnici del mondo" nell'inserto speciale dedicato "al più importante match dell'Inghilterra degli ultimi sei anni".
 
Terzo: è vero che i miracoli sono riusciti duemila anni fa soltanto a un Signore il quale aveva cose ben più importanti del calcio di cui occuparsi. Ma, considerate tutte le difficoltà che ha dovuto superare in questi due anni, al cinquantaquattrenne ex atalantino ed ex juventino, è riuscito un mezzo prodigio. La Lega di A l'haboicottato: nessuno stage, solo 3 amichevoli in 8 mesi, solo 5 giorni di allenamento a ranghi completi prima del test con la Russia: roba da prendere gli scienziati di Via Rosellini e lì murarli, con Berettae i presidenti neghittosi, per almeno tre mesi. La Federcalcio, al solito, ha brillato per ignavia. Anzichè ruggire per tutelare la Nazionale di fronte all'egoismo delle società, Abete ha belato. Poi, la sua organizzazione ha combinato il pastrocchio indagati: Criscito a casa e Bonucci all'Europeo quando avrebbe dovuto o portare o sbarcare entrambi. Come se non bastasse, a ruota sono arrivati gli sconquassi dell'inchiesta sul calcioscommesse, le uscite spericolate di Buffon su giudici, fughe di notizie e tabaccherie, il trappolone mediatico teso a Cassano sui gay (ma chi la gestisce la comunicazione in Figc?) e il centounesimo caso Balotelli contornato da analisi socio-psico-pedagogiche su Mario e la sua vita che, se fossimo nell'interessato, faremmo ingoiare agli sprovveduti autori.
 
Quarto: l'Inghilterra italianizzata da Capello e lasciata assolutamente intatta da Foxy Hodgson è sicuramente un osso duro. Ma non è né la Spagna né la Germania. Roy è un marpione che ci conosce bene e non soltanto per via della lontana quanto infelice esperienza interista: in mente ha anche il Chelsea campione d'Europa by Di Matteo. I puristi d'Oltremanica inorridiscono quando glielo ricordi, ma tant'è: se a Kiev vedrete una squadra catenacciara e attendista, state sicuri che non sarà l'Italia.
 
D'altronde, Hodgson sa di non avere una squadra di fenomeni e si adegua: 4-4-2 rigido, con Johnson e Cole che spingono sulle fasce; Terry e Lescott coppia centrale lenta, ma randellante. A centrocampo, i compiti sono così divisi: Milner e Young maratoneti sulle fasce con Speedy Walcott primo cambio; Gerrard, unico, autentico registadi valore mondiale, Parker al suo fianco con obbligo di sostenerne le iniziative. In attacco, una partita fa è tornato Rooney che la cura Capello ha ulteriormente rafforzato nel ruolo di vero fenomeno.La sua spalla è Wellbeck. La riserva di Rooney è Carroll, quello che una volta si chiamava centravanti di sfondamento: nelle due gare giocate al posto di Rooney ha fatto il suo dovere e ha segnato un bellissimo gol di testa, la sua specialità.
 
Quinto: l'Italia di Prandelli è una squadra che sa giocare al calcio. Ha sbagliato soltanto il secondo tempo con la Croazia, ha sofferto maledettamente nella prima mezz'ora con gli irlandesi, ma anche la Spagna non sempre ha incantato. Adesso, gli azzurri sono capaci di tutto. Anche se purtroppo non c'è Chiellini, ma la coppia Barzagli-Bonucci è affidabile; ad Abate e a Balzaretti si richiede di ripetere il secondo tempo con gli irlandesi. Cesare ripropone il 4-3-1-2, medita di rimpiazzare con Diamanti il tartarughesco e acciaccato Thiago Motta, rilancia Balotelli titolare con Cassano. A centrocampo Pirlo, Marchisio e De Rossi sono una garanzia assoluta e se Pirlo brilla, gli inglesi restano al buio.
 
Sesto: last but non least, il Fattore Balotelli. Questa è la sua partita. Per i motivi, italiani e inglesi, che conosciamo bene. I tabloid hanno cercato di rovinargli la vigilia propinando la solita spazzatura, le rivelazioni a pagamento di presunte ex fidanzate mentre in Italia è bastata un'imprevista rotondità dell'ex compagna perchè qualcuno parlasse di incipiente paternità di SuperMario. Coloritamente smentita dalla stessa mancata signora Balotelli ("Poichè non ci frequentiamo da tempo, ci sarebbe voluto l'intervento dello Spirito Santo"). Amen. Finalmente si gioca. Se l'ex interista ci regala un'altra prodezza come quella che ha fulminato Given, Trapattoni e l'Irlanda, siamo pronti a sciropparci qualunque overdose gossipara. Per ora, ci basta sapere che gli inglesi hanno paura di lui.
 
Occhio alle provocazioni, Mario. E, se segni ad Hart, vogliamo vederti esultare come esulteremo tutti noi. Smile. Sorridi. Quest'Italia è fatta apposta per te.
 
 
Xavier Jacobelli
 
Direttore Editoriale www.calciomercato.com