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Il Torino ha acquistato Josip Brekalo nell'ultimo giorno di calciomercato. Il 23enne nazionale croato si era reso protagonista di un discusso episodio al Wolfsburg tre anni fa, quando il capitano Guilavogui indossò una fascia arcobaleno come simbolo di tolleranza verso gli omosessuali: "Vogliamo dimostrare che nel nostro stadio sono tutti ben accetti. Non ci importa il colore della pelle o il sesso dei tifosi, non ci importa di chi siano innamorati o se abbiano handicap fisici. Il calcio è di tutti, per questo l'intera squadra condivide l'iniziativa del club". 

Invece Brekalo sui social mise il like ad alcuni commenti grevi e nazistoidi, prima giustificandosi con un presunto malfunzionamento del suo telefono cellulare per poi spiegare alla rivista tedesca Kicker: "Non posso appoggiare questa campagna perché va contro le mie convinzioni di cristiano. Ho ricevuto un'educazione religiosa incentrata sul rispetto di certi valori. Se qualcuno vuole vivere in maniera diversa non è un problema mio, fatti suoi, io non li giudico. Però non mi va di indossare un simbolo che difenda l'impostazione di vita di altre persone e gusti sessuali che non condivido. Per cui non indosserò quella fascia". 
Marco Arlati, della segreteria nazionale Arcigay con delega allo sport, ha dichiarato a Tuttosport: "In ottobre vorremmo rilanciare il progetto 'Italia in campo contro l'omofobia', che dall'aprile del 2019 aveva raccolto crescenti adesioni e apprezzamenti e poi si è un po' impantanato per via del Covid. L'arrivo in Serie A di Brekalo è la migliore occasione per ricominciare a promuovere il rispetto per la diversità anche nel calcio, dove l'argomento rimane per certi versi tabù, specie in Italia, malgrado gli innegabili passi avanti fatti. Gli altri sport sono un po' più avanti, vedi il caso di Paola Egonu o l'outing della nostra arciera lesbica Lucilla Boari medagliata a Tokyo. Sarebbe bellissimo che il Torino aderisse con il suo giocatore, al quale proporremo di mettere uno dei braccialetti già indossati da grandi campioni. Siamo pronti a incontrare lui, i tecnici e i dirigenti al campo Filadelfia, allo stadio, ovunque. Non credo che Brekalo sia omofobo o che intendesse appoggiare posizioni estremiste: semplicemente, la sua formazione cattolica non è stata improntata all'insegna della conoscenza e dell'accoglienza delle diversità. Ma certe posizioni si scontrano con la realtà dei fatti di oggi, a partire dallo sport veicolo dei diritti civili - vedi gli Europei di calcio e le Olimpiadi - e va contro il Libro Bianco sullo Sport dell'Ue dove si cancella l'idea che gli atleti non debbano affrontare argomenti estranei alla loro disciplina agonistica. Brekalo oggi non è ancora un punto di riferimento, ma potrebbe diventarlo e di conseguenza lo diventerebbe il suo messaggio. Anche se non ha mai intrapreso iniziative visibili - a differenza di club come la Juventus, il Cagliari, il Bari, la Sampdoria con la denuncia di  Ekdal ("Molti calciatori omosessuali vivono ancora con la paura di essere insultati o scherniti") - il Torino è sempre stato attento a certe tematiche. Ricordo che una volta una sua squadra di ragazze venne ritirata dal campo in seguito a insulti femminofobici. Io il cambiamento in atto lo vedo. Ricordo con piacere uno splendido intervento di Marchisio al Pride Sport di Milano in merito all’urgenza di rompere il muro di omertà sull’argomento".