Testa alta. Andiamo avanti. È più o meno questo il discorso che Cesare Prandelli ha rivolto alla Nazionale ieri notte nello spogliatoio del Letzigrund di Zurigo, dopo il pesante ko con la Russia. E prima che Giorgio Napolitano annunciasse la sua presenza a Danzica il 10 giugno per Italia-Spagna. Non è solo per non sfigurare di fronte all'illustre tifoso che Prandelli vuole correre ai ripari. Per farlo si ricorrerà alla Vecchia Signora, alle sue formule, al suo anno d'oro. Ma per ufficializzare anche alla squadra la rivoluzione tattica in stile Juve - una vera e propria rinuncia a due anni di progetti - il commissario tecnico azzurro si è preso ancora un pò di tempo. 
 
NAPOLITANO - Il campanello d'allarme è scattato, forte e chiaro. Mancano solo otto giorni, appena cinque di allenamento, al tremendo appuntamento con la Spagna. E Prandelli riazzera tutto. Ci sarà anche il presidente della Repubblica, il 10 giugno a Danzica. "È previsto che io ci vada", ha annunciato il Capo dello Stato in occasione della Festa della Repubblica, aggiungendo una battuta: "Al momento è previsto che ci vada la squadra dell'Italia, se non ci va ripenserò la decisione". "Dico grazie al Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. Non vediamo l'ora di abbracciarlo", ha subito risposto Prandelli, chiudendo così di fatto la 'querellè nata dopo che il ct aveva evocato la possibilità di non andare a Euro 2012. Insomma, un motivo in più per evitare figuracce. 
 
ALLARME - Certo, i numeri non confortano. Tre sconfitte di seguito, e un ko con la Spagna farebbe il record azzurro in negativo. Zero gol fatti nelle ultime tre sfide. E poi il tris subito dalla difesa, indice di un'inattesa fragilità. Giocoforza, Prandelli è stato costretto così a rinnegare due anni di lavoro, azzerare tutto e ripartire da capo. Per andare sul sicuro. Il cambio di rotta, se da fuori appare come un gesto disperato (mai Prandelli, nella sua carriera di allenatore, aveva adottato la difesa a tre), è per il ct l'unica via possibile. L'amarissimo paradosso è che la batosta subita ha fatto una sorta di favore a Prandelli: "D'ora in poi - è la convinzione espressa da dentro il Club Italia - nessun giocatore penserà a polemiche, scandali, giudici, avvisi, indagini. Statene certi, dentro il ritiro si penserà solo al calcio". Ecco quanto sono preoccupati, tutti gli azzurri. Sul volo di ritorno da Zurigo, davvero poca voglia di scherzare e sorridere. 
 
CLIMA - Ben altro clima rispetto al viaggio d'andata, quando pure la comitiva era stata raggiunta dalle notizie della nuova bufera su Buffon. Il rammarico oggi è per le occasioni mancate. Di stage, e soprattutto di amichevoli. Sarebbe servita, al ct, quella con il Lussemburgo, per tornare a rodare il meccanismo del centrocampo a quattro, tutto possesso palla e posizioni intercambiabili. Era il marchio di fabbrica del rinnovamento di Prandelli. Si è sfaldato per la scarsa condizione di forma di giocatori come Montolivo, per le poche occasioni di riprovare un modulo inusuale in campionato. Per questo, Prandelli riteneva il 'morbido' Lussemburgo sparring partner perfetto per tornare a rodare la macchina azzurra, in attesa del vero esame con la Russia. E invece è subito arrivata la batosta. Dunque, i pochi giorni di allenamento che restano serviranno a testare il grado di forma di Chiellini, recuperato per il 10 dall'infortunio muscolare. Maggio farà quel che fa ancora oggi, ma senza obblighi di copertura, visti i tre centrali Juve alle spalle. A sinistra Giaccherini. Fuori invece Montolivo. Sperando che Cassano ritrovi un pò di brillantezza, e Balotelli il gol oltre che la voglia. A Zurigo SuperMario è stato uno delle poche note positive; a parte il fallo da ammonizione e un paio di accenni di reazione quando la partita stava per sfuggire di mano. Segno che i timori di Prandelli sulla sua tenuta caratteriale non sono ancora del tutto sconfitti. 
 
ERRORI - D'altra parte, questo resta l'argomento su cui lavorare, al ct che di tempo per recuperare non ne ha: alla squadra, ieri notte, ha sottolineato gli errori di concentrazione. Poi, l'appuntamento per il discorso definitivo è per lunedì, alla ripresa. Resta da vedere se la rivoluzione tattica non affievolirà la fiducia finora totale della squadra nel suo condottiero. Qualcosa di simile a quel che capitò alla Nazionale prima di Sudafrica 2010, quando Lippi cambiò troppo spesso direzione e la squadra si sentì all'improvviso sperduta. Ma c'è la Spagna e l'Italia non si ritrova più. Far finta di nulla è impossibile.