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La Coppa torna in Italia, finalmente. 53 anni dopo gli Azzurri si laureano Campioni d'Europa, nel modo più bello. Vincere in finale contro l'Inghilterra a Wembley rimarrà una delle pagine di storia più fulgide per il calcio italiano, soprattutto in ottica retorica "it's coming home". Nel Vecchio Continente, quando si parla di pallone, bisogna togliersi il cappello dinnanzi al Tricolore, la vera casa del calcio. E questo vale per tutti: francesi battuti nel 2006 come i tedeschi, nel fortino di Dortmund; la vendetta contro gli spagnoli, l'ennesima vittoria contro il Belgio e il "ratto di Wembley". Non si salva nessuno.

Il Rinascimento azzurro vede però tre protagonisti assoluti. I primi due assolutamente inattesi. Leonardo Bonucci e Giorgio Chiellini sono tra i più felici per l'impresa, ma anche coloro che se la stanno gustando maggiormente: una vendetta servita fredda, dedicata a chi li ha sempre definiti difensori da Serie A, incapaci di affermarsi in un contesto internazionale. La firma in calce all'epica serata di Wembley, e in generale in tutto il torneo, è la loro: Bonucci ha realizzato il gol del pari, come Materazzi nel 2006. Chiellini ha letteralmente annullato Harry Kane, dopo averlo fatto con Lukaku. Chapeau.

Tutti dobbiamo delle scuse ai due juventini. Chiunque, osservando il campionato della coppia azzurra, aveva temuto il peggio: "Non possono più giocare quei due lì al centro della difesa, sono cotti e anziani". Niente di più falso: l'orgoglio e una condizione fisica straripante hanno reso "Sandra e Raimondo", il duo che si conosce meglio di marito e moglie, i veri migliori giocatori di questo Europeo. Con buona pace di chi li dava per finiti, me compreso.E poi Gigio Donnarumma, il portiere più forte del mondo: assoluto e imbattibile para-rigori, sin dal lontano 2016, quando neutralizzò il primo penalty della carriera, parandolo guarda caso a Belotti, autore del primo errore azzurro di domenica sera.
Anche se il vero Pallone d'Oro di Euro 2020 ha le sembianze di Roberto Mancini. Più che un ct, un eroe: arrivato sulle macerie di Ventura e del post-Svezia, con scelte non sempre convenzionali, tipo la chiamata di Zaniolo che ancora non aveva debuttato in Serie A, ha saputo ricostruire una squadra definita "invincibile" dai chiassosi vicini francesi. Mai una vittoria azzurra è dipesa più dallo staff che dai calciatori come in questo caso. E ora? Niente lacrime, il Rinascimento azzurro è appena iniziato. Ci vediamo al Mondiale in Qatar, tra un anno e mezzo. ​Magari con uno Zaniolo in più, da 9. 

@AleDigio89