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Premessa: i recenti risultati di Juventus (seppellita dall’Atletico Madrid) e Roma (debordante contro lo Shakhtar) non c’entrano nulla con il discorso che voglio fare. La mia è un’opinione che avevo prima di quelle amichevoli servite, al massimo, come conferma.

La tesi è la seguente: la Roma che esce dal mercato è più forte e funzionale di quanto non lo sia la Juventus. Alla società bianconera non basterà comprare altri calciatori (Kostic e Depay gli ultimi della lista) se non prende almeno un paio di centrocampisti di valore e, soprattutto, se Allegri non comincia a pensare ad una organizzazione di gioco che sia meno approssimativa dell’attuale.

Non parlo, ovviamente, solo della fase difensiva che, con un po’ di pazienza, potrebbe andare a posto da sola se pensiamo all’esperienza di Bonucci e alla duttilità di Bremer. Il problema, casomai, resta Alex Sandro, praticamente irrecuperabile. Tuttavia il nodo si potrebbe sciogliere dirottando Danilo a sinistra e abbassando Cuadrado a destra. De Sciglio e Pellegrini non sono sostituti all’altezza, però la retroguardia titolare sarebbe, a mio giudizio, competitiva.

Al contrario, a centrocampo, c’è un buco grande e grosso. E’ quello del centrale. Locatelli non lo è e, secondo me, non può diventarlo. Zakaria, Miretti, Fagioli, Rabiot (se resta), McKennie e Pogba (quando guariranno) sono tutte mezz’ali, come Locatelli. Perciò in mezzo non ce n’è uno (Arthur non lo vorrei nemmeno nominare) che dia i tempi di gioco come in tutte le squadre mature. Si dice che possa arrivare Paredes ma, a parte le non molte partite giocate l’anno scorso con il Paris Saint Germain, siamo davvero sicuri che, da solo, basti e non ci sia bisogno di un’alternativa almeno di pari statura?
Ma le dolenti note vengono anche dall’attacco: Vlahovic è fuori forma, ma da quando, a gennaio, è arrivato a Torino non ha più segnato come faceva con la Fiorentina. Allegri pensa che uno dei modi per aiutarlo sia fare tanti cross con Di Maria e Kostic (naturalmente in attesa di Chiesa), però io non sono d’accordo. Servono anche schemi offensivi che finora non sono stati attuati. Vlahovic, oltre che andare in profondità, deve anche venire incontro al portatore di palla, scambiare corto per fare andare gli esterni. Di Maria, in questo senso, può segnare tanti gol, visto che sotto porta ha una tecnica implacabile. Ma con un Vlahovic in queste condizioni (è appesantito e non si è allenato abbastanza?) tutto diventa complicato.

La Roma, invece, riluce. Perché Mourinho, di cui quasi tutti hanno lodato solo l’aspetto motivazionale, si sta dimostrando un allenatore creativo e coraggioso. Intanto, fin dall’anno scorso, ha corretto il sistema di gioco (difesa a 3, centrocampo a 4, due trequartisti e una punta). Poi ha in animo di far coesistere tutti i suoi strepitosi calciatori: da Pellegrini, che nella sua versatilità sa fare anche la mezz’ala/mediano, a Zaniolo. Da Dybala a Wijnaldum. Senza contare Matic, grande equilibratore di centrocampo, nonostante i ritmi un po’ compassati. Infine c’è Spinazzola che, una volta recuperato completamente, sarà una delle energie naturali della Roma.

A livello di gioco, già l’anno scorso, non c’era paragone tra Juventus e Roma: è sempre stata meglio la Roma, nonostante le due ingiuste sconfitte di campionato. Ora, con il prossimo arrivo di Belotti, la squadra giallorossa non avrà solo una grande punta (Abraham), ma anche una degnissima alternativa (Belotti). Già il mercato, quindi, basterebbe per dire che la Roma è più forte della Juventus. Se a questo aggiungiamo il genio di Mourinho, voglioso di dimostrare che il suo calcio non è solo psicologia e adesione alla causa, forse dobbiamo mettere la Roma tra le possibili pretendenti allo scudetto. Non è una suggestione, ma - come direbbe Lotito - una solida realtà.