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Quando c'è viene spesso criticato, ma quando è assente il vuoto che lascia è incolmabile per questa Juve. Stiamo parlando di Leonardo Bonucci, che a nostro modo di vedere rappresenta l'assenza più importante fra le tante che hanno colpito la squadra di Andrea Pirlo a cavallo fra le sconfitte di Napoli e di Oporto. Leo è bianco o nero, è divisivo, o lo si ama (come tanti tifosi della Juve, come quasi tutti gli allenatori che ha avuto o che lo hanno desiderato, come Guardiola) o lo si 'odia' (come non pochi tifosi della Juve, o come gli avversari). 

QUANDO C'E'... - Quando Bonucci c'è, lo si giudica per alcune imprecisioni difensive, per qualche svarione, dimenticandosi di tutto il lavoro che svolge, sia in fase difensiva che in quella di impostazione. E scordando che anche in questa stagione così altalenante la Juve ha ancora la difesa meno battuta della Serie A, con Bonucci difensore più presente dopo Danilo. 

QUANDO NON C'E'... - Ma è allorché il numero 19 manca, che ci si accorge davvero del valore che i campioni d'Italia perdono non avendolo in campo. E' stato spesso così in questo ultimo decennio, ma oggi vale ancora di più. Perché un conto era perdere ogni tanto le qualità di Bonucci in impostazione avendo in campo Pirlo, Marchisio, Pogba, Vidal, Pjanic e Khedira. Un altro conto è non averlo oggi, con un centrocampo nel quale ci sono gravissime lacune dal punto di vista della prima impostazione dell'azione, del possesso palla, della regia dal basso, della verticalizzazione nel breve e nel lungo (eccezion fatta per Arthur, ma solo sul gioco corto, perché sul lungo anche il brasiliano è deficitario). 

In questa Juve Bonucci è difensore e 'centrocampista' allo stesso tempo. E quando manca lo si vede subito, fin dal primo minuto di una partita, vero Bentancur?