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Sara Gama, capitano della Juventus e dell'Italia femminile, si racconta a SportWeek, settimanale de la Gazzetta dello Sport: "Il look? Onestamente, non seguo le mode. Capisco gli stilisti quando dicono che facciamo tutti parte di un sistema, ma sostanzialmente ripeto che non seguo le mode. Credo di avere un mio stile e mi organizzo con le cose che amo". 

SUL POST MONDIALE - "L'ho vissuto serenamente. Gli altri avevano l'entusiasmo di chi ha scoperto qualcosa, a noi toccava restare sveglie senza illudersi. L'impatto è stato potente, ma noi eravamo in questa specie di bolla. Però piano piano abbiamo capito, dai racconti degli amici e dei parenti. Ci siamo rese del tutto conto di quello che era successo forse quando siamo tornate in Italia. E' stato un impatto mediatico importante, non bisogna sprecarlo". 

SULLA JUVE - "Se hai uno scudetto cucito sulla maglia sei favorito. Di anno in anno però altri club crescono. Due anni fa era stata una corsa a due con la Fiorentina, la stagione passata è finita con tre squadre in 5 punti e ora il numero delle rivali è aumentato. E' frutto del lavoro che è stato fatto negli ultimi tempo: sarà un campionato equilibrato". 

I SEGRETI PER ARRIVARE AL TOP - "La passione è la base assoluta. Servono ovviamente talento, ma anche costanza e tenacia. Un atleta deve avere disciplina, imporsi sacrifici. Tutto questo succede se hai passione, come in ogni sport. Atleta che ammiro? No, seguo le colleghe e oggi ce ne sono tante che portano in alto il nome dello sport italiano".
SULLA FAMA - "Già in questi due anni, giocando nella Juve, io e le mie compagne abbiamo avuto un altro impatto mediatico. Ci siamo abituate piano piano a certe situazioni. Comunque quello che è successo col Mondiale è entusiasmo, non pressione. Ci sono più persone che ci seguono, dopo una vita di nicchia esser riconosciuti per il lavoro che fai è piacevole. Certo, porta più impegni, ma il fuoco si è accesso e sta a noi continuare a buttare legna in questo fuoco. La vita per l'atleta non cambia con la fama, deve stare sempre lì ad allenarsi". 

PASSIONE PER LA STORIA - "Me l'hanno trasmessa i miei zii, e in fondo sono nato in un posto dove la storia si respira nell'aria. Mi piace leggere anche le biografie. Alessandro Magno è uno dei miei personaggi preferiti". 

SUL DOPO - "Difficile da stabilire per sempre. Al momento mi piace il campo delle politiche sportive, penso che si possa incidere enormemente in questo momento. Sono consigliere federale e quindi adesso questo è il mio campo. Se una cosa non va bene, bisogna cercare di cambiarla e io credo di avere qualità per fare un certo percorso. Con la Juve sto cercando di informarmi: ci sono tante figure operative nel calcio, per esempio il ruolo di direttore sportivo lo conosco meno e voglio imparare. Magari però un giorno mi troverete mille miglia lontano dal pallone. Tengo aperte tutte le vie".