Si può leggere da diversi punti di vista la prima conferenza stampa da juventino tenuta ieri da Cristiano Ronaldo. Le interpretazioni principali si sono appuntate sui contenuti, e hanno scandagliato le frasi di circostanza pronunciate dal portoghese durante una sessione di domande abbastanza veloce e asettica. Ma più opportuno è analizzare i significati di sfondo, e l'orizzonte in cui si è collocata questa cerimonia comunicativa. E se la si mette su questo piano, ecco che l'evento di ieri assume un significato dirompente: una demo della Superlega del calcio europeo che verrà.

In apparenza c'erano soltanto tutti gli ingredienti di un appuntamento comunicativo di scala globale, come altri ve ne sono stati nel passato recente: la superstar del calcio mondiale che tenta la nuova e ultima grande sfida della sua carriera, il club dell'élite mondiale che prova a fare salto definitivo verso il livello più alto, le videocamere e i giornalisti provenienti da tutto il mondo. Ma in questo caso c'è stata qualcosa di più. In ballo c'è un matrimonio d'interesse fra due brand. Con l'obiettivo di alzare l'asticella di una sfida la cui posta in palio è altissima, e lanciare ai competitor un messaggio di strapotere. E in ultima analisi, la massima dimostrazione di strapotere è quella di salutare la compagnia e andarsene.

Questo è il vero messaggio giunto dalla conferenza stampa di ieri: nei loro ambiti tradizionali (una squadra di calcio per il giocatore, una federazione nazionale e una lega per il club), sia CR7 che la Juventus non hanno colleghi, né pari, né compagni di viaggio. Vanno entrambi in solitudine, per realizzare interessi di parte. Interessi che possono piacere o no, ma sono comunque legittimi. In questo senso, è il caso di puntualizzare quale sia il senso del rapporto fra Cristiano Ronaldo e la Juventus, e quale quello fra la Juventus e il calcio italiano.

Si deve cominciare da Cristiano Ronaldo, per dire che non sarà mai un calciatore della Juventus. Così come da tempo non era più un calciatore del Real Madrid. E lo stesso si può dire di Messi, che da tempo ha smesso di essere un calciatore del Barcellona, o di Neymar che nemmeno per un attimo è stato un calciatore del Paris Saint-Germain. Tutti i soggetti nominati, infatti, sono ormai ben più che calciatori. Vanno considerati come aziende individuali di portata globale, macchine di Sport & Entertainment Business che producono immagine e comunicazione da sé, e toccano fatturati annui da società di calcio di livello medio-alto. Per costoro, il club di riferimento è soltanto un elemento condizionale che permette loro di dispiegare la straordinaria capacità mediatica. Le società calcistiche che li ingaggiano lo sanno bene, e con questa condizione vengono a patti. C'è una convenienza reciproca, e ciò legittima accordi eccezionali fatti con calciatori eccezionali. Si crea così una partnership spuria fra i due soggetti, il club e la star del calcio globale, nella quale il club negozia con la star una sorta d'accordo di “skills leasing”. Cioè, la star mette a disposizione, per il periodo di durata del contratto, il proprio capitale di abilità e talenti. Un capitale fatto non soltanto di elevate capacità nella prestazione sportiva, ma anche di doti comunicative, presenza estetica, attrattività in termini di comunicazione e marketing, peso mediatico. Tutte abilità che appartengono al singolo e lo mettono su un piano di parità e di estrema forza contrattuale nel confronto col club.

Si è detto dunque che, nel senso spiegato sopra, Cristiano Ronaldo non sarà un calciatore della Juventus. E allo stesso modo si può dire che, dopo l'evento comunicativo del 16 luglio 2018, la Juventus abbia smesso di essere un club del calcio italiano. La svolta era già nei fatti, attendeva soltanto un colpo d'acceleratore che la sancisse. Stiamo parlando del club che ha vinto gli ultimi 7 campionati, il solo in Italia capace di competere in modo costante coi massimi club europei sia sul campo che fuori, ormai proiettato verso una dimensione altra. Anche i rivali più accesi non possono fare a meno di riconoscere che il club bianconero abbia lavorato egregiamente per arrivare alla dimensione odierna. E la dimensione odierna è quella che richiede l'ultimo upgrade: portare la propria egemonia oltre lo spazio nazionale, affermarla sul piano internazionale. E negoziare alla pari con le altre big del calcio europeo le regole del prossimo campo da gioco, rispetto al quale i campionati nazionali si ridurranno al rango di leghe minori. In questa prospettiva, acquisire Cristiano Ronaldo era una mossa indispensabile, pur con tutti i rischi che essa può comportare. Andava fatta. E andava fatta l'alleanza con Jorge Mendes, il grande tessitore della Superlega che verrà.

Infine, riguardo al fatto che la presenza di Cristiano Ronaldo possa giovare alla visibilità del calcio italiano, sarebbe il caso di non farsi soverchie illusioni. Cristiano Ronaldo gioverà alla visibilità della Juventus. E il pubblico globale seguirà le partite della Juventus per vedere Cristiano Ronaldo. L'avversario di giornata sarà un elemento di scena. E ritenere che la presenza di CR7 nella nostra Serie A possa elevare l'appetibilità di Sassuolo-Frosinone per i mercati televisivi globali, è da ingenui.

P.S. Per quanto mi riguarda, considero una iattura la prospettiva della Superlega europea. Ma questo è un articolo di analisi, e negli articoli di analisi gli orientamenti personali vanno messi fra parentesi.

@Pippoevai