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Juve da sogno: Suarez o Van Persie

Juve da sogno: Suarez o Van Persie

I campioni d'Italia pensano al futuro, il sogno sul mercato è Van Persie.
Agnelli: "Costruiremo una Juve competitiva su tutti i fronti".
Conte è il primo da tenersi: presto dovrebbe infatti rinnovare il contratto fino al 2016.
Ci si aggiungerà facce da Champions: da Suarez (Liverpool) il più praticabile, a Van Persie (Arsenal) già avvicinato nonostante un salario da nababbo: i sogni, a volte, costano.

Fatta l’impresa, lo scudetto da strepitosa outsider, la Juve vuol tornare a essere impresa, nel senso di fabbrica di successi. Compreso l’export, cioè la Champions League. «La Juventus esiste per vincere - dice Andrea Agnelli - e, come presidente, non posso che ipotizzarle un futuro vincente. Per questo lavoriamo sette giorni su sette». L’eldorado è arrivato inaspettato, anticipando anche l’ottimismo, ma ormai il sentiero è tracciato: «Abbiamo un piano quadriennale - spiega il presidente bianconero - e il nostro è un percorso delineato». E lo scudetto appena vinto non sarà un tappeto di allori sul quali appisolarsi: «Il nostro obiettivo resta quello di costruire una squadra competitiva e costante nel tempo, che arrivi a giocarsi la vittoria nei mesi di marzo e di aprile, in ogni competizione. E quando ti va bene, porti a casa qualcosa».

Agnelli parla davanti a circa trecento persone, all’Università del Dialogo del Sermig, il servizio missionario giovani di Torino. Molti ragazzi, che gli fanno domande sulla sua vita, sul lavoro, sul futuro. E sulla Juve, ovviamente. «Siamo partiti con certe aspettative - ricorda perché si arrivava da due settimi posti, e quindi siamo partiti consapevoli dei nostri mezzi e della nostra competitività. Oggi siamo imbattuti, con la miglior difesa e campioni d’Italia, al di là delle aspettative: perché abbiamo scelto persone giuste». Non vuol essere altro che un nuovo inizio: «Tutto questo non ci deve far perdere di vista il nostro percorso: costruire una squadra competitiva e costante nel tempo», ripete. Poi però il pallone è una fabbrica un po’ particolare: «Ho la fortuna, abbiamo la fortuna, di lavorare con i sogni della gente - continua Agnelli - perché il calcio deve dare felicità. Ero a casa, non a Trieste l’altra sera, e vedevo in televisione le immagini di festa in tutta Italia: piazza San Carlo a Torino, davanti al Duomo a Milano, a Roma. Abbiamo invaso le città: è stato bello aver ridato il sorriso a tanta gente». Parla di loro, ma pure di se stesso, perché in principio fu il tifoso. Come ora. E come le tribù bianconere ora in festa, in questi anni è stato costretto a essere un piccolo sognatore di grande resistenza. «Ragazzi, vincere è bellissimo, ma magari non andrà sempre così», sorride. Basterà provarci, però: «Se puoi sognarlo, puoi farlo», diceva Walt Disney.

E per farlo devi scegliere bene a chi affidare la matita: «Le persone fanno la differenza - aggiunge Agnelli - come pure il rapporto tra loro». Solo così, da due settimi posti può sbucare uno scudetto, roba da cartoon. «Per me questo titolo rappresenta l’orgoglio ritrovato del popolo della Juve, il primo obiettivo che mi ero prefissato. Ma è stata un’impresa complessa, un percorso lungo. Quando sono arrivato, due anni fa, ho trovato una situazione difficile e bisognava cercare le persone che potessero dare professionalità, stimoli». Riavviare l’azienda, quasi: «Prendiamo il ricambio dei giocatori. L’esempio che mi piace ricordare è nel 1996, quando vincemmo la Champions, c’erano sette titolari che arrivavano dal ’94: ora restano solo cinque giocatori di due anni fa. È stato un percorso tortuoso». Risalito per grandi meriti di Conte: «L’allenatore che abbiamo scelto ha trasmesso un livello di aggressività e di convinzione, per raggiungere un obiettivo insperato all’inizio dell’anno: un primo sogno che si è realizzato».

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