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Due falli di mano, due rigori che avvicinano ulteriormente il nono scudetto di fila, primo dell'era Sarri. Ma anche un mese o poco meno alla ripresa della Champions. E tanti punti interrogativi che rimangono sulla tenuta, il rendimento, di questa Juve. Perché dopo il blackout con il Milan è arrivata la lezione impartita dall'Atalanta: se quando i risultati non arrivano bisogna tenersi le prestazioni (sempre che ci siano), quando il risultato è l'unico aspetto positivo non si può affogare i problemi dietro un rigore al 90'. E la banda Gasperini li ha messi tutti a nudo, soprattutto a centrocampo. Dove c'è un Rodrigo Bentancur che è sempre più costretto a giocare per tutti, a tappare ogni falla, ad assumersi ogni responsabilità in fase di costruzione del gioco: l'errore di frustrazione che ha poi portato al gol dell'1-2 è una conseguenza del lavoro extra che l'uruguaiano è costretto a fare in ogni circostanza, partita dopo partita. Perché Bentancur a parte, non c'è un solo altro centrocampista in grado di fornire certezze. Reparto da rifare sul mercato, ma prima bisogna trovare delle soluzioni, il problema c'è e la fuga in campionato per assenza di rivali non può mascherarli.

PJANIC – Il caso dei casi, Miralem Pjanic. In picchiata di rendimento prima del lockdown, poi ceduto entro il 30 giugno per chiudere in tempi utili le plusvalenze fondamentali per il bilancio, il bosniaco è apparso più o meno consapevolmente già fuori dalla Juve. In ritardo di condizione, svagato, tagliato fuori in fase di costruzione se non per il compitino. Un fastidio muscolare lo ha tenuto in panchina contro l'Atalanta, ma per essere realmente utile dovrebbe scattare qualcosa che fin qui non si è visto.

RABIOT – In crescita di condizione, il gol contro il Milan ha coronato la miglior prestazione stagionale a livello individuale, ma contro l'Atalanta è tornato quello di sempre: a rincorrere più che a correre, tante celte sbagliate, il tipico profilo di chi rischia di restare un “mezzo giocatore”. Ha ancora tempo per dimostrare di essere quel top player di cui Paratici parlava già ai tempi del Psg, ma che fin qui non si è praticamente mai visto.

RAMSEY – Un mistero, autentico. C'è e poi non c'è. Un passo avanti e tre indietro. Ha qualità, ha talento, ha esperienza. Ma perché dopo un anno intero non abbia nemmeno un'ora nelle gambe, qualcuno lo dovrebbe spiegare. O forse lo doveva prevedere.

MATUIDI – Finito in panchina per qualche partita, è tornato con l'Atalanta, portando corsa e poco più. Ha esperienza, ha carattere, ma giocando con questo 4-4-2 spurio forse non c'è più bisogno proprio di lui per coprire le spalle a Cristiano Ronaldo. 

KHEDIRA – Si è detto e scritto tanto, pure troppo. Sfortunato, sfortunatissimo. Ma se non ci sei mai, evidentemente un ingaggio del genere è tempo che venga spostato su altri obiettivi.