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Celebriamo l’Ajax perché è giusto: una squadra forte e bella, giovane ed entusiasmante, che ai più anziani di noi ha fatto tornare in mente addirittura lo squadrone di Cruyff, a chi è appena più giovane il gruppo di ragazzi che tolse al Milan di Capello la Champions nel ’95. Esagerazioni, è chiaro, ma la ventata di freschezza che questi ragazzi hanno portato in Europa è straordinaria. 

Abbiamo però la sensazione che qualcuno abbia perso il contatto con la realtà e che, celebrando l’Ajax, abbia dimenticato cos’è la Juve, chi la compone, quali campioni ha, quanto li ha pagati, quali fossero le sue ambizioni. Stiamo parlando di una squadra che, con Allegri, in Champions non aveva mai sbagliato: due finali perse contro avversarie fenomenali, due eliminazioni discusse e discutibili. Si aveva la sensazione che mancasse pochissimo per prendersi questo trofeo. La società non ha aggiunto pochissimo e nemmeno poco, ma tanto, tantissimo: uno dei due giocatori più forti al mondo, Ronaldo, e - perché non si sentisse solo - anche Cancelo, Emre Can, la riedizione di Bonucci. Basta? 

Se in agosto ci avessero detto che la Juve sarebbe uscita nei quarti di Champions, non ci avremmo creduto. Nessuno di noi. Se ci avessero sussurrato che sarebbe stata eliminata addirittura dall’Ajax, ci saremmo messi a ridere. Invece è successo, e non al termine di una battaglia epocale: gli olandesini hanno travolto i campionissimi

Nell’eliminazione diretta, la Juve ha azzeccato una partita su quattro: quella di ritorno con l’Atletico. Troppo poco, davvero. Chi oggi pensa di potersela cavare dicendo che beh, in fondo è giusto riconoscere i meriti degli avversari, ci sta prendendo in giro. 

La Juve in Champions ha fallito in modo inatteso, eclatante, clamoroso. Ripartire non sarà facile. Anche perché nel 2020 quel fenomeno di Ronaldo avrà un anno in più e rafforzare questa squadra, renderla migliore di così, sarà quasi impossibile. 

@steagresti