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Juve-Inter è la prova del nove per Allegri: ecco come ingabbiare il perfetto Inzaghi

Juve-Inter è la prova del nove per Allegri: ecco come ingabbiare il perfetto Inzaghi

  • Luca Bedogni
    Luca Bedogni
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Juventus-Inter sarà la prova del nove soprattutto per i bianconeri. Rispetto allo scorso anno, infatti, il miglioramento dell’Inter è visibile, quello della Juve invisibile. E con invisibile non intendo dire inesistente, è solo più difficile da indicare. La squadra di Allegri, alla dodicesima, tecnicamente non è la miglior difesa del torneo, ma dà la sensazione di esserlo. È per questo che si è costruita una narrazione di Juve-Inter come il miglior attacco contro la miglior difesa. In realtà l’Inter è anche la miglior difesa al momento (solo 6 gol subiti contro i 7 della Juventus). E se si guarda il confronto con lo scorso anno, delle due è l’Inter la più migliorata. Di questi tempi aveva già subito 17 gol, ora meno della metà. Numeri alla mano, invece, la Juve di oggi è piuttosto simile a quella di allora (nelle prime dodici del 2022 aveva segnato 17 gol, subendone 7, oggi sono 19 e ancora 7). Insomma bisogna indagare l’invisibile per capire dove sta la cifra di un ipotetico ‘ritorno di Allegri’. Mentre l’Inter ha sistemato visibilmente la sua fase difensiva e migliorato la produzione offensiva, la Juve sembra sul pezzo pur non avendo spostato di una virgola i suoi numeri. È dunque un’illusione che crollerà contro la prima in classifica? O questo fattore invisibile metterà a tappeto (dopo il Milan di Pioli) anche l’Inter di Inzaghi? La Juventus sembra aver riabbracciato quella virtù che consiste nel conferire un valore maggiore agli eventi di una partita rispetto all’avversario di turno. Segna circa uguale, ma sono gol che contano di più, gol a cui viene attribuita una funzione più netta da parte della squadra, che li riconosce come eventi decisivi ma anche rari e difficili, e per questo preziosi, quindi da non sperperare. È una componente caratteriale più che tattica, “invisibile agli occhi” appunto.

FIORE-JUVE: LA SUPERDIFESA - La Juventus ha già superato la prova di Italiano, quando al Franchi la Fiorentina provava e riprovava a perforare la super-difesa di Allegri, accerchiandola invano. Un esercizio di stile, rispetto a ciò che attende i bianconeri nel Derby d’Italia, dove la qualità dei pericoli sarà di gran lunga maggiore.



INTER-ROMA: UNA POSSIBILE ANALOGIA - L’Inter potrebbe già aver giocato una sorta di prefigurazione di questo derby soprattutto nella partita contro la Roma, che, come si presume giocherà la Juve, ha passato buona parte del tempo chiusa nella propria metà campo, in attesa della ripartenza giusta. Tuttavia, come ha ricordato Galeone in un’ intervista recente, schierarsi troppo bassi contro quest’Inter è comunque un problema. Inzaghi ha dalla sua moltissimi tiratori, da Dimarco a Calhanoglu, da Barella a Mkhitaryan, senza parlare di Lautaro. Tutta gente che fa tremare i polsi ai portieri, i pali alle porte.



LE OCCASIONI CHE VUOLE EVITARE ALLEGRI - Ma se la Roma ha perso quella partita contro l’Inter, non è stato per un tiro da fuori, bensì per una di quelle palle tra difesa e portiere che Allegri vuole evitare come la morte, specialmente contro un attacco veloce come quello di cui dispone Inzaghi da quando è arrivato Thuram. Contro Mou, è bastato un cambio di gioco per il solito Dimarco e un cross basso dei suoi: se gli lasci quello spazio lì, Thuram è troppo veloce. Forse anche per uno come Bremer. Meglio non concederglielo, punto.



L’INTER NON MANCA DI NULLA - Tuttavia l’Inter non manca di nulla. Fa impressione il numero di soluzioni che può trovare quando attacca. In ripartenza è semplicemente la migliore, le sue transizioni sono belle e articolate oltre che estremamente efficaci. Una complessità verticale unica nel panorama italiano. E poi c’è il fraseggio garantito dal terzetto di centrocampo, che diventa utilissimo quando la squadra avversaria ripiega nella propria metà campo vuoi perché costretta dalla costruzione logica dei nerazzurri o per scelta strategica. Guardate ad esempio l’azione del rigore contro l’Atalanta. Non c’è solo la grande giocata di Calhanoglu, c’è un dispositivo tattico preciso che buca la Dea.



Darmian, il braccetto di destra, si appoggia a Mkhitaryan e scatta lungo la fascia, seguito da Lookman. A sua volta l’armeno si appoggia a Calhanoglu, che di prima fa la magia. Ma la chiave è lo spazio-target del movimento di Darmian. Gasperini difende col riferimento all’uomo? Sì. Dunque se il centravanti attrae il braccetto di sinistra (Kolasinac) e Dumfries fissa l’ampiezza attraendo a sé il quinto (Ruggeri), allora tra i due giocatori della Dea menzionati si genera uno spazio che diventa il target di una possibile invasione. Di chi? In questo caso, addirittura, osserviamo un taglio ‘da esterno’ del braccetto Darmian. Tutto molto bello, tutto molto visibile.



 

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