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«Come se fosse il Milan». Più che uno slogan, Antonio Conte ha trasformato il messaggio di allerta alla truppa bianconera in un mantra. Ripetuto in modo incessante ed insistente nello spogliatoio di Vinovo in questi giorni pre-Chievo e soprattutto nei pochi allenamenti a disposizione col gruppo completo. Perché la partita di domani a Verona (campo che Conte in tre tentativi da tecnico non ha mai violato) vale più di un test di maturità per la capolista Juve. La necessità di un successo per mantenere il primo posto non si unisce soltanto alla capacità di saper riattaccare la spina dopo la lunga sosta, ma soprattutto alla prova di forza contro una «piccola». Dopo i mezzi passi falsi con Bologna in casa e Catania in trasferta, un doppio 1-1 che ha frenato la fuga in campionato di Pirlo e compagni, la Juve deve dimostrare a se stessa e agli avversari che è capace di conquistare i tre punti sempre e contro chiunque. Specialmente con chi ha meno qualità, storia e fascino. Perché se contro i rossoneri campioni d'Italia la partita si era preparata da sola, ora il tecnico juventino teme quei pericolosi cali d'attenzione che nelle scorse stagioni sono costati punti e figuracce. «Il mister ci ha martellato in questi giorni - conferma Leonardo Bonucci, rientrato dopo le partite con l'Italia - perché pensava che avessimo le pile scariche dopo gli impegni con le nazionali. E quindi ha dato subito una bella botta di adrenalina».

Alla Conte, ovviamente, con urla, incitamenti e allenamenti intensi dove nulla è stato lasciato al caso. Le lezioni del recente passato sono ben stampate nella testa della nuova Juve. I due settimi posti consecutivi sono figli dei troppi pareggi e delle tante sconfitte incassate contro club di provincia in lotta per salvarsi. Squadre che una volta non avevano scampo contro i bianconeri e che nelle ultime due stagioni hanno saputo mandare in tilt i bianconeri di Ferrara, Zaccheroni e Del Neri. La storia dei flop contro Parma, Lecce, Bologna o Bari è tanto fresca quanto impietosa, al punto che Conte l'ha studiata e presa ad esempio per cambiare registro. E il punto di svolta passa proprio dal Chievo, che a Verona non aveva mai vinto contro la Juve (5 sconfitte ed un pari) e nelle ultime due sfide al «Bentegodi» ha invertito la tendenza conquistando un successo ed un pareggio. L'1-1 di una stagione fa segnò l'inizio del tracollo bianconero: era l'ultima partita del 2010 e l'incantesimo si ruppe proprio quando si iniziò a parlare di scudetto dopo l'1-2 di San Siro al Milan di fine ottobre seguito da 4 vittorie e 3 pareggi. «Lo scorso anno ci siamo fermati lì - ammette Bonucci a Juve Channel - e adesso dobbiamo vincere per avere maggiore fiducia e autostima».

La «sindrome da provinciali» ha colpito duro nell'ultimo campionato. Il Chievo ha imposto due pareggi alla Juve (4 punti persi), mentre con le tre retrocesse (Samp, Bari e Brescia) i bianconeri hanno conquistato in tutto 9 punti su 18 (con 2 vittorie e 3 pari) e contro le due neopromosse salve (Cesena e Lecce) sono stati smarriti 5 punti sui 12 disponibili. Al bilancio si devono anche aggiungere i 6 punti persi col Parma, i 5 col Bologna e i 2 col Catania. Totale: 31 punti lasciati per strada sui 54 potenziali: limitando della metà le perdite contro le piccole, la Juve si sarebbe qualificata al terzo posto e in Champions. Ora quel malloppo, Conte non lo vuole più regalare.