Archiviata con una vittoria convincente sulla Lazio l’insidiosa trasferta all’Olimpico dell’ultimo turno, la Juventus di Antonio Conte può concentrarsi, con relativa tranquillità, sul prossimo impegno che la vedrà opposta al Milan di Massimiliano Allegri.

La classifica del campionato italiano parla chiaro e mette in luce una superiorità dei bianconeri disarmante al cospetto delle avversarie. Il dominio della Juve in Italia è stato, quest’anno, addirittura maggiore di quanto si potesse ipotizzare in estate. Eppure, a dispetto dei dati statistici, la Juventus non sembra annoverare in rosa giocatori in grado da soli di spostare gli equilibri di un campionato.

A ben vedere, infatti, il parco attaccanti dei bianconeri con Vucinic, Giovinco, Quagliarella e Matri non sembra essere superiore del trio napoletano Cavani, Pandev, Insigne supportato da Hamsik, né al reparto offensivo rossonero con El Shaarawy, Balotelli (arrivato a gennaio dopo la cessione di Pato), Pazzini, Bojan, Robinho, Niang. Anche i reparti d’attacco di Roma e Inter (prima dell’infortunio di Milito), non sembrano essere potenzialmente molto inferiori rispetto a quello bianconero. Ma allora ci si domanda, come ha fatto la Juventus ad ottenere e mostrare ogni domenica in campo un dominio così netto rispetto alle contendenti?

Molti addetti ai lavori hanno evidenziato come punto di forza dei bianconeri la solidità difensiva. Questo dato è sicuramente incontrovertibile, ma curioso, se si pensa che Buffon, Bonucci e Chiellini erano tutti a disposizione di Delneri prima dell’avvento di Conte ed anche lo stesso Barzagli, giunse alla corte dell’ex tecnico juventino a partire dal gennaio del 2011. Per la cronaca, con Delneri in panchina la Juventus chiuse la stagione al settimo posto in classifica mettendo spesso in evidenza una fragilità difensiva disarmante.

Cosa rende quindi la Juventus di queste ultime due stagioni nettamente superiore rispetto alle sue contendenti? La risposta a questo interrogativo si ottiene leggendo i nomi dei componenti dell’organico bianconero deputati ad operare a metà campo.

Sulle fasce Lichtsteiner, spostato da Conte, qualche metro più avanti rispetto alla scorsa stagione, in virtù del cambio di modulo, copre la fascia destra meglio di chiunque altro in Italia abbinando ad una spinta costante anche una forza caratteriale ed un acume tattico di notevole consistenza. Sulla fascia sinistra Asamoah, dal ritorno dalla Coppa d’Africa, ha accusato un calo di rendimento, ma prima di dicembre aveva mostrato di essere un valore aggiunto nella rosa bianconera. A parte gli esterni, però, il motore, il cuore pulsante, il valore aggiunto di questa Juventus  è rappresentato dalla linea a tre di centrocampo che vede da due anni Pirlo, assistito da Vidal e Marchisio, operare con dei sincronismi perfetti sia nella fase di proposizione dell’azione offensiva sia nella fase di contenimento.

Come se non bastassero, il regista della Nazionale, l’incontrista cileno ed il campioncino cresciuto in casa (Marchisio) a rendere devastante la forza bianconera a metà campo, è arrivato a completare il reparto Paul Pogba, talento francese cristallino, giovanissimo ma con personalità da veterano. Conte, che prima di diventare un allenatore è stato anche un ottimo centrocampista, si è reso conto della ricchezza che ha tra le mani allenando questi talenti ed ha trovato anche il modo per farli esprimere al meglio tutti insieme senza dover ricorrere al turnover.

La forza della Juve, è, quindi, senza dubbio, da ricercarsi nella linea di centrocampo, che da una parte, con una copertura capillare degli spazi ha restituito una grande solidità difensiva ad un reparto composto dagli stessi uomini che erano sembrati in difficoltà nelle stagioni precedenti all’arrivo di Conte e dall’altra, grazie all’attitudine di Vidal, Marchisio, Pirlo e Pogba a trovare la porta non ha risentito dell’assenza in attacco del tanto decantato top player.

Ovviamente la qualità dell’organico bianconero in mezzo al campo è stata valorizzata al meglio da un tecnico come Antonio Conte, che, tra lo scetticismo generale, ha creduto, prima, nella possibilità che Pirlo, Marchisio e Vidal potessero coesistere nello stesso reparto e poi è riuscito ad inserire, in pianta stabile, sempre nella zona nevralgica del campo, un Pogba che ha mostrato un talento tale da meritare un posto da titolare nella squadra che si avvia a riconfermarsi Campione d’Italia.