La notizia è ormai nota e bisogna anche aggiungerci una data ufficiale. La Juventus entrerà nel listino principale di Borsa Italiana, il FTSE MIB, il 27 dicembre, un regalo di Natale per il suo management. Di questo approdo, per certi versi inaspettato perché è la prima società del pallone a compiere un passo così importante si è molto parlato, ma proviamo ad aggiungere qualche spunto di riflessione, compreso l’effetto “Ronaldo” che invece quasi nessuno ha trattato.

Perché è importante questo passaggio?
E’ importante soprattutto a livello di immagine per il club.
La Juventus è già quotata in Borsa da diversi anni (come Roma e Lazio), ma con l’ingresso nel gotha delle 40 aziende italiane più liquide e capitalizzate aumenterà la sua esposizione anche nei confronti delle grandi banche d’affari internazionali. Quelle che di calcio se ne fregano molto poco, ma di affari e opportunità di investimento molto di più. Per esempio i grandi operatori finanziari che lavorano sui prodotti ETF a replica dell’indice o sui derivati dovranno necessariamente comprare e vendere anche il titolo Juventus. Che dovrebbe pesare lo 0,3% del FTSE MIB, il titolo più piccolo di tutti, ma inizierà a entrare nei portafogli dei grandi broker, quelli che muovono il mercato. La società di Andrea Agnelli, dal punto di vista borsistico, è probabile che d’ora in poi si avvii ad essere monitorata e considerata più sotto l’aspetto finanziario, patrimoniale, reddituale piuttosto che da quello sportivo. Arginando una vecchia e comune diatriba secondo cui i titoli del calcio sono troppo influenzati dall’andamento dei risultati sul campo e per questo sono sconsigliabili o evitati dagli operatori professionali. Insomma, dal punto di vista d’immagine questo salto è certamente pieno di significato per la dirigenza bianconera.

Quello che è necessario sottolineare è anche l’Effetto Ronaldo, che evidentemente non si scatena solo coi gol sul campo. Perché, a guardare bene i numeri, il più grande assist ad Andrea Agnelli & Co per lo sbarco sul FTSE MIB l’ha fatto proprio CR7 e, col senno di poi, probabilmente è stata una mossa pianificata a Torino anche in questo senso.
Il titolo si è guadagnato infatti la Champions League delle società quotate italiane grazie  al monitoraggio di due fattori:
- l’andamento della capitalizzazione dal 29 ottobre al 26 novembre
- volume degli scambi dal 28 maggio al 26 novembre

Non bisogna essere un trader professionista per osservare questo grafico e rendersi conto che l’esponenziale crescita del titolo in Borsa inizia il 3-4 luglio scorso quando sui giornali inizia a diffondersi la voce di una trattativa vera e tangibile, da quel momento in poi è una crescita vertiginosa che porta la società a sfondare un miliardo di euro di capitalizzazione. La salita dei prezzi si rafforza a fine agosto e settembre con l’arrivo di Ronaldo e le prime vittorie in campionato e Champions, per poi ripiegare in maniera visibile, ma attestandosi comunque su una valorizzazione societaria ben più alta rispetto anche solo a inizio luglio. Oggi la società vale circa 1,2 miliardi e questi livelli di capitalizzazione circa sono stati quelli monitorati tra ottobre e novembre da Borsa italiana.




Discorso di più lungo periodo quello del volume degli scambi, ovvero i milioni di euro di titolo Juventus scambiati in ogni giornata di contrattazioni. Qui Borsa Italiana ha valutato il periodo dal 28 maggio al 26 novembre e l’effetto Ronaldo è ancora più dirompente rispetto al solo andamento della capitalizzazione. Nell’era A.R (Ante Ronaldo) in ogni giornata di contrattazione venivano scambiati 2-3 milioni di euro di titoli Juventus, a volte di più, altre volte anche meno. Dal 4 luglio in poi l’impennata: si toccano i 13 milioni di euro, poi 39 il giorno successivo e addirittura quello dopo ancora passano di mano 60 milioni di euro di titoli. E’ chiaro che la Borsa e gli investitori stavano cavalcando la notizia più inaspettata e clamorosa che si potesse immaginare, poi diventata ufficiale con un comunicato il 10 luglio.


Il picco si tocca il 20 settembre con 182 milioni di euro (il 18% del capitale) passato di mano e una chiusura del titolo oltre -5% segno evidente che, dopo il rally, sono arrivate le prevedibili prese di profitto. Ma la corsa portava un nome e un cognome precisi: Cristiano Ronaldo dos Santos Aveiro.


Del fatto che con l’approdo nel FTSE MIB la Juventus diventi una società nell’élite finanziaria se ne ha subito traccia. Negli scorsi giorni il broker Banca Imi ha rilasciato uno studio intitolato “Ronaldomics” in cui sottolinea come il cinque volte Pallone d’Oro consentirà al club di triplicare la vendita di magliette entro il 2022 e di strappare migliori contratti agli sponsor. In questo modo Agnelli e il management avranno la possibilità di stringere lo spread di ricavi che oggi li separa dai grandi e una volta irraggiungibili club più prestigiosi: Man. United, Barcellona, Real, Bayern etc.
Proprio per queste ragioni Banca Imi ha alzato il giudizio sul titolo da hold a buy. Tradotto: oggi consiglia di comprarlo, mentre prima suggeriva di tenerlo in portafoglio.
Dopodichè ha anche raddoppiato il prezzo obiettivo del titolo portandolo da 70 centesimi di euro fino a un potenziale di 1,4 euro. Il doppio. Nel giorno in cui questo report è stato rilasciato il titolo è arrivato a guadagnare il 9%.

Ultima nota di scrupolo, forse di opportunità: il presidente di Banca Imi, manager di grande spessore, standing universalmente riconosciuto e lunga militanza a Piazza Affari, si chiama Gaetano Miccichè.
Il presidente della Lega di Serie A, da ormai quasi un anno, si chiama anch’esso Gaetano Micchichè.

Che Banca Imi rilasci dei giudizi sul titolo Juventus, consigliando il “buy” sul titolo o raddoppiandone il prezzo obiettivo è cosa assolutamente normale. L’hanno fatto altri e con l’ingresso nel listino principale queste revisioni di prezzo e giudizio diventeranno ancora più frequenti.
La promozione del titolo degli scorsi giorni da parte degli analisti della banca d’affari milanese non sarà certamente un elemento che possa anche solo lontanamente minare, scalfire o mettere in dubbio l’integrità morale e professionale del bi-presidente Miccichè.

Proprio per questo, nell’era dei sospetti quasi gratuiti, ci permettiamo sommessamente di consigliare una pronta risoluzione di questo potenziale equivoco agli occhi dei tifosi del calcio.