Forse non tutti se ne sono accorti. La Juve per sostituire Gigi Buffon non ha chiamato un solo portiere, ma due. Il primo ce l’aveva già ed è Wojciech Szczesny. L’altro, Mattia Perin, è arrivato in questi giorni dal Genoa.

Molti, trascurando le modalità di impiego tra Buffon e Szczesny, si sono chiesti perché mai Perin, nel pieno della maturità, titolare indiscusso, poco sotto le 150 presenze in serie A e capitano della sua squadra, abbia accettato di fare la riserva al polacco.

La risposta è molto semplice: perché non sarà la sua riserva. Piuttosto un elemento che ne contenderà il posto con il lavoro quotidiano, le prestazioni che gli saranno riservate e la sua naturale esplosività.
Il ruolo del portiere alla Juve sta cambiando in maniera più rapida che altrove. Come tutte le grandi squadre che mirino a vincere più competizioni, la Juve ha bisogno di due numeri 1. Il punto non è solo metterli in competizione tra loro, ma avere una doppia affidabilità senza che i risultati ne soffrano.

Prima spiegazione. Nell’ultima stagione alla Juventus, Buffon è stato impiegato 34 volte: 21 in campionato, 3 in Coppa Italia e 9 in Champions League. Szczesny, invece, per 21 volte: 17 in serie A, 2 in Coppa Italia e 2 in Champions League. Come dicono i numeri del sempre ottimo Massimo Fiandrino, la differenza c’è, ma non è né considerevole, né sostanziale.

Seconda spiegazione: giocando più spesso con i piedi, la difesa alta e, conseguentemente, con il rischio di incorrere in un’infrazione che porti all’espulsione per gioco scorretto o fallo di mano volontario, il portiere può essere espulso più spesso che in passato. Affidarsi ad un panchinaro a volte può compromettere una partita, altre volte un’intera stagione.

Terza spiegazione: alla Juve, da almeno un paio di stagioni, è stato cancellato il confine tra titolari e riserve. Nel senso che i titolari sono più o meno una ventina e si alternano, in base allo stato di forma e alle necessità dell’allenatore. Non si spiegherebbero in altro modo le panchine riservate a Dybala, Mandzukic e Higuain (quest’ultimo addirittura nella finale di Coppa Italia) a beneficio di compagni più adatti o più in palla. Questa metodologia ora vale anche per il portiere. Una volta, forse per giustificare le scelte, si diceva che il titolare, per stare tranquillo, non dovesse essere insidiato da nessuno. Adesso è vero il contrario: chi resiste alla concorrenza va avanti, chi la patisce finisce in panchina. E’ il calcio degli anni 2000 e nessuno può farci niente.

Quarta spiegazione. Allegri, la società e i compagni di squadra sanno già che il primo sarà Szczesny, ma hanno imparato che le regole di ingaggio sono cambiate. Se il polacco, nella stagione scorsa, ha giocato ben 21 partite, avendo davanti Buffon, è prevedibile che Perin ne faccia almeno altrettante senza più Buffon. E’ strano, invece, che chi sta cercando un portiere di sicuro rendimento, abbia trascurato l’ex capitano del Genoa. Mi riferisco al nuovo Napoli di Ancelotti che, salutato Reina, si dibatte tra Leno (costa caro) e Sirigu (il meglio l’ha dato). 

Non conosco le ragioni della bocciatura (ammesso sia tale) a Perin. So, peraltro, che oltre ad essere più bravo e più giovane di Sirigu, costava relativamente poco (dodici milioni) in ragione della sua situazione contrattuale (era all’ultimo anno). In ogni caso, meglio un Perin motivatissimo e desideroso di giocare in Champions, che una latitanza nelle scelte pericolosa da procrastinare. Magari al Napoli alla fine arriverà Bravo (ma un ingaggio pesante), però il portiere - grande o piccola che sia la squadra - non si può mai sbagliare.

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