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Altro che 4-2-4, altro che gioco basato prevalentemente sugli esterni, altro che squadra super offensiva che rischia in difesa, altro che due mediani lasciati soli contro il centrocampo avversario, con quattro giocatori che stanno là davanti a guardare, altro che allenatore integralista di un unico modulo. Niente di tutto questo. 

Il più grande spettacolo dopo il Big Bang ieri è stato Antonio Conte, che contro il Milan ha schierato cinque uomini a centrocampo e Vucinic (uno che non è neanche una prima punta) davanti a fare sia da finalizzatore della manovra bianconera che da sponda per gli inserimenti dei centrocampisti. Poco gioco sulle fasce e tanti inserimenti in verticale per vie centrali: così il centrocampo del Milan (in inferiorità numerica) è stato schiantato. E il gol che ha sbloccato il risultato, dopo tanti tentativi, è stato proprio il frutto di questo tipo di gioco: doppio scambio in verticale Vidal-Vucinic-Marchisio, uno schema che la Juve ha provato per tutta la partita. Niente di casuale dunque: tutto studiato, tutto pensato, tutto programmato in allenamento e messo in pratica in partita. 
 
Oltre a questo capolavoro tattico, Conte ieri ha dimostrato ancora una volta di non guardare in faccia a nessuno: se Bonucci va bene in allenamento gioca, a prescindere dal fatto che la stampa sportiva lo abbia quasi unanimemente, nelle ultime settimane, ritenuto un giocatore ormai accantonato dal tecnico salentino, in attesa dell'arrivo di Rhodolfo a gennaio; se Elia a Catania dimostra di non essere ancora pronto per il calcio italiano, con il Milan non gioca, a prescindere dal fatto di essere stato uno dei fiori all'occhiello del mercato bianconero; se Del Piero a fine stagione probabilmente lascerà la Juve non importa: se per questa partita non viene considerato utile alla causa non gioca, nonostante questo possa essere stato con tutta probabilità l'ultimo Juve-Milan nel quale avrebbe potuto lasciare il segno.
 
PS.: Questa giornata di campionato, oltre a una grande Juve, ci lascia in eredità anche il ritorno della vecchia Inter, tanto cara ai tifosi juventini. E' tornata, finalmente, quell'Inter che pensa che siano gli arbitri a decidere i campionati, e non il fatto di giocare con Ibrahimovic al posto di Martins, o Eto'o al posto di Recoba, tanto per fare due tra i tanti esempi che si potrebbero fare. E' tornata, finalmente, quell'Inter che grida al complotto, che dietro un errore arbitrale vede già il conto da pagare per la vicenda dello scudetto 2006. E' tornata, finalmente, l'Inter che piange. Musica per le nostre orecchie.