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Andata e ritorno. E' dalla gara persa contro il Sassuolo al Mapei Stadium che la Juventus è profondamente cambiata. Nelle convinzioni, soprattutto. Sconfitta per una prodezza balistica di Sansone su calcio di punizione (Sansone ha svelato di essersi ispirato al modo di calciare di Baggio), la Juventus è cambiata. C'è stata la cena a casa di Agnelli, c'è stato “il patto dello spogliatoio“. Da allora la Juventus ha sempre vinto, pareggiando la sola gara di Bologna. Ha blindato la difesa con sole 6 reti subite, ha sprangato la porta di Buffon, ormai a caccia dei record di Zoff e Rossi. Ma soprattutto dal dodicesimo posto è arrivata in vetta alla classifica, addirittura distanziando il Napoli di tre lunghezze. E' una Juventus che ha ritrovato convinzione. La gara persa a Reggio Emilia, è stata la linea di confine: da allora Madama si è ritrovata. Non bellissima ma pratica. Non gioca per lo spettacolo, la Juventus, ma gioca giusto. Il pareggio col Bayern e la gara del Meazza contro l'Inter in Coppa Italia, sono alle spalle. Il Sassuolo, in vista della trasferta a Monaco di Baviera, è l'avversario peggiore che in questo momento della stagione potesse capitare ad Allegri. Il Sassuolo gioca bene, e in classifica è ancora in corsa per un posto in Europa League. Quindi la Juventus non potrà speculare sul risultato come ha fatto nella trasferta di Bergamo. Dovrà, la Juve spingere sull'acceleratore, prendersi qualche rischio e vincere. Perché una vittoria della Juve, venerdì, metterebbe pressione al Napoli. Che sulla carta ha una trasferta facile a Palermo. Ma solo sulla carta: la situazione sembra essere sfuggita di mano a Zamparini. Troppe parole, troppa foga del presidente dei rosanero. Il caos allenatori dura da troppo tempo. E allora non è escluso che - ormai in zona retrocessione - il Palermo sfoderi con il Napoli la gara della vita. Un pareggio al Barbera, spedirebbe (in caso di vittoria della Juve) la banda di Sarri a cinque punti di distacco. Con non ipotizzabili – al momento - ripercussioni. 

OCCHIO A DI FRANCESCO - Io reputo che la gara allo Stadium sarà per la Juventus difficile. Il Sassuolo, oltre alle ambizioni del club, ha un allenatore, ormai in orbita Milan. A fine stagione il divorzio tra Sinisa e il Diavolo appare inevitabile. E il prescelto a succedergli, sarebbe proprio Di Francesco. Ragione di più - per l'allenatore dei neroverdi - di fare bene. Ha già fatto il suo con le grandi, all'andata. Ma una impresa allo Stadium peserebbe in positivo nel suo curriculum. Di Francesco fa giocare la sua  squadra con il tridente in attacco dove giocatori come Berardi, Defrel e Sansone sanno come far gol. Non so con quale modulo si schiererà la Juventus. So peraltro che Chiellini non rientrerà. Quindi o tocca a Rugani (soluzione che personalmente attuerei) oppure Allegri opterà per la difesa a quattro. Basilare sarà per la Juventus recuperare al meglio i Pereyra, i Lemina, gli Asamoah. Avere più scelte a centrocampo consentirà ad Allegri le giuste rotazioni.

IL “CASO“ BERARDI - Di Francesco ha dichiarato di temere soprattutto Zaza. Uno che non gioca tantissimo, ma che ogni volta che è stato chiamato in causa, ha risposto a suon di gol. Magari Zaza, potrà spiegare a fine gara a Berardi cosa significhi indossare la maglia della Juventus. Su Berardi si sta montando un “caso“ dopo le parole di Squinzi: “Lo venderemo a chi offre di più“. Caso “allargato“ anche per quanto hanno scritto i colleghi che abitualmente si occupano di Milan. Secondo le gazzette, Berlusconi vorrebbe da Squinzi (tifoso dichiarato del Milan) sia Di Francesco che Berardi. Il quale - stando ai boatos - fin da piccolo tifa Inter. Come stanno veramente le cose? Secondo le mie informazioni, la Juventus, con il Sassuolo ha messo in piedi una architettura finanziaria. Protagonisti del “giro“ Zaza e Berardi. La Juventus a luglio ha ceduto la sua metà di Berardi. Contemporaneamente ha acquistato la seconda metà di Zaza. Ma nell'operazione che ha portato ad una plusvalenza iscritta a bilancio, la Juve con un atto privato ha concordato con Squinzi anche il prezzo da versare a giugno per Berardi: 18 milioni (25 nel 2017).  Dunque, perché Squinzi se ne è uscito con quelle parole? Per portare il discorso sul calcio, evitando di dire una sillaba, sul suo successore alla guida di Confindustria. Con la Juventus, Squinzi, ha intessuto varie operazioni (da Sensi a Rogerio, a Trotta, a forse persino, nella prossima sessione di mercato, Lapadula). Non credo non voglia onorare un impegno con una società con la quale fa ottimi affari. E altri (Lo Celso, Matheus, Ganz?) che in futuro potrebbe fare. Squinzi dovrebbe rompere con la Juventus  non onorando un patto sottoscritto tra gentiluomini. Mi sembra improbabile. A meno che non sia il giocatore a non volere il trasferimento a Torino. In quel caso la Juventus non forzerà la situazione. Il procuratore di Berardi conosce la grande stima che Agnelli e Marotta hanno per il giocatore. La Juve ha già fatto la sua proposta economica. Allegri ha garantito di voler puntare sul talento calabrese. Ergo, per il momento solo fumo. E notizie lasciate in libertà.  Ogni giorno Allegri viene scaricato su questa  o quella grande società europea. Idem per Pogba ormai “venduto” almeno una trentina di volte. E poi ci sono Bonucci, i Rugani, gli Alex Sandro, tentati da questa o quella società. Dybala è oggetto del desiderio di almeno cinque grandi club continentali . E-  ci mettono - le gazzette - la mano sul fuoco – Cuadrado tornerà al Chelsea, abbracciando Conte, mentre Morata sarà “recomprato“ a 30 milioni di euro da un Real che sarà rifondato. 
CACCIA ALLA JUVE: CON OGNI MEZZO - Pensate sia tutto ? No. Se non sono le vicende personali di Andrea Agnelli (sbattuto in copertina da  giornali che offrono al pubblico solo pettegolezzi), sono le indiscrezioni di qualche Insider sulla presunta rottura tra Andrea e il cugino Elkann.  Da qui alla fine della stagione, aspettatevi di tutto. Da qualche settimana, da quando Madama è tornata nella stanza dei bottoni, il “fuoco“ nemico si è intensificato. Una Juve vincente certifica il fallimento di tutte le altre. La caccia alla Juventus si è ufficialmente aperta il giorno del sorpasso sul Napoli. E nulla sarà lasciato di intentato pur di destabilizzare l'ambiente. Mi spiace dirlo. Ma lo riscontro ogni giorno. Una velata accusa, un sospetto, una frase buttata là, quasi per caso: tutto fa brodo. 

LE SENTENZE DI SACCHI - Ultima, l'intervista rilasciata da Arrigo Sarri, nella quale paragona la Juventus al Rosemborg. Ora, a  parte la similitudine assurda tra campionato italiano e quello norvegese, il buon Arrigo sostiene un monte di altre cose, davvero singolari. Meglio per lui gli allenatori come Sousa (fuori ai sedicesimi di finale in Europa League ) come Sarri (idem) come Di Francesco e Giampaolo (zero tituli). Allegri no: e non solo per la ruggine di vecchia data che esiste tra Sacchi ed Allegri. Allenatore, quello bianconero, che “sa solo vincere“. E hai detto poco, Arrigo. Mica tutti hanno avuto la fortuna di avere contemporaneamente in squadra i tre olandesi, assieme a Maldini, Baresi, Ancelotti, Donadoni, vale a dire i migliori al mondo in quelle stagioni. E anche con quei magnifici Sette, se non era per il tuo celebre c...lo (invenzione di Gene Gnocchi, sfegatato milanista) molte cose sarebbero andate diversamente. Vogliamo parlare di nebbia? Non quella di Milano, quella slava : densissima. La mia impressione è la seguente: a un bravo allenatore, non corrisponde necessariamente un bravo opinionista. Stavolta Sacchi è stato intervistato. Ma il succo della questione è sempre quello: la Juve sa solo vincere.  A Torino dove vincere  “è l'unica cosa che conta“  si accontentano. Certo non fa le diagonali, la Juve, non “scala“ a fisarmonica, certo nessuno in difesa alza il braccio ad ogni azione per sollecitare un fuorigioco. E certo, alla Juve non c'è un Van Basten: quello che Arrigo pretendeva, Berlusconi vendesse: VAN BASTEN. Sarà bene che alla Juve facciano come i compagni di Ulisse, quando incrociarono in mare le sirene: si tappino, davanti alla strategia della disinformazione, con la cera le orecchie e vadano avanti per la loro strada. La Juventus in una settimana ha la possibilità di dare una svolta, forse decisiva, alla sua stagione. Farlo, sarebbe un segnale in Italia e in Europa.