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Va bene che di fronte c'era 'soltanto' il Lech Poznan e che la Juventus aveva sempre vinto nei quattro precedenti contro le squadre polacche. Va bene che Luigi Del Neri era obbligato a fare un po' di turnover per permettere agli stakanovisti di riposare dopo un mese zeppo di impegni. Però mandare in campo cinque uomini nuovi tutti d'un colpo (sei, se si conta Iaquinta: unica scelta obbligata!) è rischioso. Difatti la squadra è andata in tilt. E la prima mezzora ne è la riprova. All'esordio in Europa League bisognava assolutamente vincere. Sarebbe stato un toccasana. Soprattutto per dare fiducia ad un ambiente che, dopo una sconfitta e un pareggio in campionato, veleggia ad un solo punto in fondo alla classifica. Ed invece il tecnico ha sbagliato, mettendo troppa carne al fuoco, e la Juventus s'è incendiata, creando buchi ovunque.

A leggere la formazione iniziale, sembrava la classica sgambata di fine stagione in coppa Italia. Di quelle in cui fai giocare praticamente i ragazzi della Primavera: 'tanto non è importante'. Manninger tra i pali, Grygera al posto di Motta, Legrottaglie al fianco di Chiellini, Sissoko al fianco di Melo, Lanzafame al posto di Pepe e Iaquinta al fianco di Del Piero. Sei giocatori su 11, più del 50%, giocava insieme per la prima volta dall'inizio delle competizioni ufficiali. I due colossi di centrocampo (Melo e Sissoko) avevano giocato insieme soltanto nel ritorno dei playoff contro lo Sturm Graz. Lanzafame non giocava titolare dal 19 agosto, mentre Manninger e Legrottaglie hanno esordito ieri sera. Ottima tempistica! Ovvio che la squadra vada in tilt. Se poi ci aggiungiamo il disastroso De Ceglie sempre là sulla sinistra, il danno è completo. Grygera avrebbe dovuto giocare sin dal primo minuto a sinistra, cosa che poi è successa con l'inserimento di Motta.

Ora i tifosi rischiano di disamorarsi di nuovo. Ieri sera gli spalti erano mezzi vuoti e, dopo la scorsa stagione, gli ultras hanno la pelle delicata a causa delle ustioni passate. Mentre i giocatori rischiano di ripiombare nel tunnel della paura che li ha accompagnati da novembre del 2009 a giugno di quest'anno. Si rischia di mandare tutto a rotoli. E in questo caso, secondo noi, anche Del Neri ha contribuito all'harakiri globale. Inutile ricordare che la Juve ha preso 7 gol in tre partite e che la difesa continua ad essere un colabrodo. La confusione sul terzo gol è la fotografia dello stato mentale biaconero in questo periodo: Chiellini e Manninger a momenti si scontrano e Rudnevs si trova solo in mezzo all'area, quasi incredulo. L'unica cosa da salvare di ieri sera è la reazione.

Recuperare un doppio svantaggio e ribaltare la situazione non è da tutti, sebbene di fronte ci fosse soltanto il Lech Poznan. Se ci fosse stata una qualsiasi altra squadra, con un blasone leggermente più elevato, sarebbe andata a finire peggio. Vogliamo credere che questo risultato sia frutto della confusione dettata dalle scelte di Del Neri e dal fatto che forse - e ribadiamo forse - la Juve ha preso sotto gamba gli avversari. Perché non vogliamo deprimerci e pensare che i bianconeri siano gli stessi dell'anno scorso. Speriamo non sia così.